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Più pesce e meno carne
L’acquacoltura tutela l’ecosistema

Pubblicato il 17 maggio 2018 | 14:55

Sostituire una piccola quantità di carne consumata in favore del pesce per preservare un'area due volte più grande dell'India. È quanto afferma un nuovo studio di ricercatori norvegesi e americani.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 la popolazione mondiale avrà raggiunto quasi i 10 miliardi di persone. Questo richiederà un aumento del 70% della produzione di cibo. Uno studio pubblicato questo mese sulla rivista scientifica Pnas ha rilevato che se le persone sostituissero una piccola parte del loro consumo di carne con il pesce, saremmo in grado di ridurre in modo significativo l’uso del suolo e garantire una produzione più sostenibile di alimenti a base di proteine.

(Più pesce e meno carne L’acquacoltura tutela l’ecosistema)

Il pesce e altri animali acquatici sono in grado di convertire il mangime in biomassa per il consumo umano. Mentre una mucca richiede circa 8 kg di mangime per ottenere 1 kg di biomassa, la maggior parte dei pesci d'allevamento ha bisogno di circa 1,2 kg per fare lo stesso. Questa efficienza si traduce in un numero significativamente inferiore di terreni coltivabili necessari per la produzione di mangime per i pesci.

«L'espansione dell'agricoltura in tutto il mondo - afferma Claire Runge, ricercatrice presso l'Università di Tromsø - The Arctic University of Norway - sta portando all'estinzione di specie e alla drammatica perdita di ecosistemi. Questo non potrà che aumentare nel futuro. L'acquacoltura offre un modo per ridurre in parte l’impatto sui nostri paesaggi naturali, luoghi e fauna selvatici». Runge lavora a stretto contatto con i colleghi del Centro Nazionale per l'Analisi e la Sintesi Ecologica (Nceas), in California.

A livello nazionale, gli scienziati hanno scoperto che i Paesi ricchi di biodiversità, come il Brasile, potrebbero avere notevoli risparmi sull'uso del suolo nel 2050 grazie all'acquacoltura. Senza considerare i terreni destinati al pascolo, una transizione globale verso una maggiore acquacoltura potrebbe ridurre la quantità di terra destinata al foraggio in Brasile in media del 25%, pari a una riduzione di oltre 11 milioni di ettari, e tale numero aumenta 12 volte se si considera il pascolo.

La Norvegia è ed è sempre stata un'economia basata sul mare. Pesce e prodotti ittici ne sono stati i mezzi di sostentamento per secoli e oggi la Norvegia è il secondo maggiore esportatore di prodotti ittici al mondo. «Gli oceani coprono oltre i due terzi della superficie terrestre - afferma Renate Larsen, ceo del Norwegian Seafood Council - eppure oggi producono solo il 2% del cibo mondiale. Per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite è necessario aumentare il contributo degli oceani alla produzione alimentare. L'acquacoltura sostenibile è la chiave per risolvere questa sfida. Il know-how norvegese e l'imprenditorialità possono essere parte integrante della soluzione».

(Più pesce e meno carne L’acquacoltura tutela l’ecosistema)

Fortunatamente, ci stiamo muovendo verso la giusta direzione: il pesce sta trovando sempre più la sua strada verso le tavole di tutto il mondo - il cittadino medio globale ora mangia più di 20 kg di prodotti ittici ogni anno. È interessante notare che metà di questi prodotti ittici proviene già dall'acquacoltura.

«L'acquacoltura - afferma Larsen - è il sistema di produzione alimentare in più rapida crescita al mondo e il salmone norvegese d'allevamento rappresenta oggi uno dei migliori prodotti ittici di qualità del mondo. Il rigoroso sistema di gestione delle risorse della Norvegia garantisce una convergenza dei bisogni economici e sociali con la conservazione delle nostre preziose risorse naturali. La costante attenzione allo sviluppo dei metodi più sostenibili e tecnologicamente avanzati per l'acquacoltura ci fornisce le migliori opportunità per soddisfare il crescente bisogno di cibo nel mondo senza danneggiare l'ambiente».

Lo sviluppo dell'acquacoltura commerciale in Norvegia è iniziato intorno al 1970, e da allora l'acquacoltura si è evoluta in un’importante industria nelle aree costiere. L'allevamento del salmone atlantico è decisamente l'attività più importante, rappresentando oltre il 90% della produzione totale dell’acquacoltura norvegese.

Una recente ricerca condotta dagli autori dello studio ha scoperto che l'acquacoltura marina richiede pochissimo spazio per produrre una grandissima quantità di cibo. Grazie a nuove tecnologie, regolamentazioni e metodi di allevamento all'avanguardia, l'acquacoltura sta facendo enormi passi avanti per essere una delle industrie alimentari più rispettose dell'ambiente.

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