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Niente cellulare o scarpetta a tavola
Italiani ben educati, almeno nei propositi

Pubblicato il 26 febbraio 2018 | 19:26



Non si parla al cellulare, né con la bocca piena, vietato assaggiare dal piatto altrui o proporre un boccone con la propria posata. Meno grave “fare scarpetta”, prendere porzioni eccessive o non terminare la pietanza.

Da monsignor Della Casa ad eleganti signore dell’alta società, in molti hanno scritto libri sui corretti comportamenti, soprattutto a tavola. Nestlé ha su questo tema commissionato una ricerca che svela le più diffuse abitudini sbagliate, fotografando gli italiani particolarmente creativi nell’interpretare le leggi non scritte delle buone maniere.

Più che esserci allontanati dalle buone maniere a tavola, è più corretto dire allora che abbiamo allontanato dalla nostra memoria i fondamenti di un’alimentazione sana ed equilibrata che, spesso, si nascondono dietro a precise norme di educazione.

Ad esempio è considerato poco elegante avanzare cibo nel piatto. Stando ai risultati della ricerca Nestlé emerge che ben il 30% degli italiani non ritiene affatto che questo sia una dimostrazione di scortesia, se ne deduce che non solo non siamo educati come pensiamo, ma abbiamo un concreto problema con le porzioni, spesso spropositate rispetto alla reale necessità.

1 italiano su 3, infatti dichiara di non farsi problemi a prendere porzioni troppo grandi quando si è a cena con ospiti. Non solo, quindi, viene ignorato il principio fondamentale dell’alimentazione sana ed equilibrata che chiede porzioni in relazione allo stile di vita, ma viene dimenticato anche un galateo più contemporaneo che depreca gli eccessi a favore di un maggiore rispetto verso l'ambiente che non ama gli sprechi. Andrebbero dunque bandite le spaghettate alla Alberto Sordi o le grandi abbuffate che hanno reso celebre Ugo Tognazzi, capace di friggere cotiche di maiale alla fine di una delle sue pantagrueliche cene con amici.

«La comunità scientifica - commenta Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione Adi - è concorde nell’affermare che la sola vista dell’abbondanza di cibo nel piatto ne influenzi il desiderio di consumo, di conseguenza sarebbe meglio - sia per una questione di cortesia che per evitare inutili abbuffate - concedersi delle porzioni moderate e, anche per un rispetto dell’ospitalità altrui accettarne un bis solo dopo aver terminato quello che si ha nel piatto piuttosto che rischiare di lasciare del cibo avanzato o alzarsi da tavola con la pancia troppo piena».

(Niente cellulare o scarpetta a tavola Italiani ben educati, almeno nei propositi)

Anche la “scarpetta” finisce nella lista dei “don't do” ma ben il 30% degli italiani non ha intenzione di rinunciarvi. Dopo un buon piatto di pasta, ad esempio, raccogliere con del pane il condimento non fa che aggiungere ulteriori calorie ad un pasto già ampiamento completo. Fra i comportamenti sondati da Nestlé, inoltre, c’è il "controverso" uso del sale a tavola. Secondo il galateo, infatti, può essere considerato una dimostrazione che il cibo offerto non sia apprezzato. Ma anche qui il 45% del campione intervistato è convinto che aggiungere il sale a tavola non sia un problema. In questo caso vanno sottolineate le ragioni mediche.

«Ridurre gradualmente la quantità di sale che si consuma - continua Fatati - non è difficile. Il nostro palato si adatta facilmente, ed è quindi possibile rieducarlo a cibi meno salati. Entro pochi mesi, o addirittura settimane, questi stessi cibi appariranno saporiti al punto giusto, mentre sembreranno troppo salati quelli conditi nel modo precedente».

Ma gli italiani hanno le idee chiare sulle tre azioni più amate prima di sedersi a mangiare: lavarsi le mani per l’89%, augurare buon appetito per il 65% (ma non era stabilito che fosse maleducazione?) e bere un bicchiere d’acqua per il 34%.

«Concentrerei l’attenzione - commenta Giuseppe Fatati - soprattutto su questo ultimo punto. Non è vero che l’acqua vada bevuta al di fuori dei pasti. Al limite, se si eccede nella quantità si allungheranno di poco i tempi della digestione (per una diluizione dei succhi gastrici), ma un’adeguata quantità di acqua (non oltre i 600-700 ml) è utile per favorire i processi digestivi, perché migliora la consistenza degli alimenti ingeriti. L’acqua entra nella struttura di varie sostanze e agisce da solvente per la maggior parte dei nutrienti (minerali, vitamine idrosolubili, aminoacidi, glucosio, ecc.), svolgendo un ruolo essenziale nella digestione, nell’assorbimento, e nell’utilizzazione degli stessi nutrienti. L’acqua è anche il mezzo attraverso il quale l’organismo elimina le scorie metaboliche, ed è indispensabile per la regolazione della temperatura corporea».

Emblema riconosciuto delle buone maniere, per addirittura il 75% degli intervistati, è mangiare con la bocca chiusa, a cui seguirebbe l’abitudine di lasciare i cellulari lontani dalla tavola (64%) e spegnere la televisione durante il pranzo e la cena (46%). Giuseppe Fatati qui esprime dei dubbi: «Purtroppo, non è dato sapere se si tratta di buone intenzioni o se concretamente di propositi che vengono mantenuti. Verrebbe da pensare che gli ultimi due punti non siano molto in linea con la constatata cattiva abitudine alla "non-convivialità" che vede pasti sempre più rapidi, frugali e isolati piuttosto che i pasti rilassati e in compagnia che oltre a far bene alla salute fanno certamente bene all’umore!».

In definitiva non ce la caviamo poi così male. La ricerca di Nestlé ha evidenziato sì qualche pecca nella nostra educazione a tavola e di conseguenza la scarsa informazione su tematiche nutrizionali molto importanti, ma ha avuto il pregio di evidenziare le crepe di alcune regole fin qui inattaccabili. Siamo nel 2018 e sarebbe forse il caso che qualcuno riscrivesse un galateo 4.0 in grado di trasformare in regole di buona educazione le buone abitudini alimentari, la sana alimentazione e il rispetto dell’ambiente.

(Niente cellulare o scarpetta a tavola Italiani ben educati, almeno nei propositi)

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