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Primo Piano del 22/06/2010 16.13.00
Cavalieri per la Cucina italiana
Scibilia: No ai club esclusivi
Matteo Scibilia, consulente del ministro dei Beni culturali, ha scritto una lettera aperta per contestare l’ennesimo tentativo dei grandi cuochi di creare una sorta di club stellato della ristorazione invece di unirsi anche con i piccoli ristoratori non stellati in nome della Cucina italiana
Il 6 maggio 2010, undici cuochi italiani si sono riuniti alle Calandre per fondare ufficialmente i Cavalieri della Cucina italiana: Massimiliano Alajmo, Heinz Beck, Massimo Bottura, Moreno Cedroni, Enrico Cerea, Gennaro Esposito, Norbert Niederkofler, Giancarlo Perbellini, Niko Romito, Ciccio Sultano e Mauro Uliassi. Matteo Scibilia, consulente del ministro dei Beni culturali e chef patron dell’Osteria della Buona Condotta di Ornago (Mi) ha deciso di scrivere una lettera aperta per contestare l’ennesimo tentativo dei nostri grandi cuochi di creare una sorta di club stellato della ristorazione italiana invece di unirsi anche con i piccoli ristoratori non stellati in nome della Cucina italiana.



Da sinistra: Massimiliano Alajmo, Heinz Beck, Massimo Bottura, Moreno Cedroni, Enrico Cerea, Gennaro Esposito, Norbert Niederkofler, Giancarlo Perbellini, Niko Romito, Ciccio Sultano e Mauro Uliassi


Dopo qualche giorno di riflessione e dopo aver letto con un pizzico di meraviglia, che 11 grandi chef italiani hanno fondato un gruppo chiamandosi i Cavalieri della Cucina italiana ho deciso di scrivere, riflettendo ad alta voce.

Cavalieri, quasi a indicare le battaglie, o forse uomini senza paura, che difendono le crociate, ma anche una idea che ho sottoposto al ministro Sandro Bondi, con cui collaboro per la salvaguardia della cultura della nostra Cucina, di istituire un Cavalierato per i nostri migliori cuochi, anche con lo spirito di premiare la nostra più fedele tradizione.

Quello che mi meraviglia e mi sorprende è l’ennesimo tentativo dei nostri grandi cuochi di creare una sorta di club stellato della ristorazione italiana, lodevole intenzione, ma non ci sono già Le Soste e i Jre (Jeunes Restaurateurs D'Europe)?

Sembra quasi che ci sia un desiderio di dover e voler dimostrare che in fondo sono i migliori; sembra quasi che abbiano il desiderio di fare qualcosa al di fuori della grande famiglia della ristorazione; sembra quasi che non abbiano la volontà di confrontarsi e dialogare con gli altri.

Noi comuni ristoratori e cuochi che non andiamo sui palchi o in televisione a fare la star, noi comuni ristoratori che paghiamo nei congressi per assistere ai loro show, noi comuni ristoratori che compriamo i loro libri per scopiazzare le loro ricette, noi comuni cuochi che non firmiamo libri, cibi, bevande, patatine, ravioli, scatolette, noi comuni ristoratori che fatichiamo a fare solo i cuochi e ristoratori abbiamo colleghi, e scusate l’ardire, che da tempo ci dicono, con voi non c’entriamo niente. Infatti le prime 4 associazioni nazionali raccolgono appena 400 ristoranti, non sarebbe il caso invece di costruire una casa più grande? Forse potremmo contare di più.

Non si riesce a capire che i grandi nomi devono trainare il settore, sarebbe come se nelle passerelle della moda sfilassero solo i grandi delle firme, o se in una squadra dopo una vittoria premiassero solo chi ha fatto goal, se non mi sbaglio premiano tutta la squadra. Ecco a noi manca la squadra, che non può essere rappresentata solo da chi fa goal (tradotto solo da chi ha stelle Michelin). 

In Italia la nostra categoria si è sempre contraddistinta per l’isolazionismo atavico, ma qualcosa è cambiato negli ultimi tempi. Piuttosto che nuove sigle, non era il caso che proprio i grandi tirassero le file dell’associazionismo esistente, che problema c’è a rappresentare, il Buon Ricordo, l’Orpi (Ordine ristoratori professionisti italiani), la Uir (Unione italiana ristoratori), i vari Consorzi nati da tempo, come quello delle Marche o quello recente Lombardo, o i gruppi spontanei dell’Emilia Romagna, o addirittura misurarsi per il rilancio di sigle storiche come la Fic (Federazione italiana cuochi) o l’Apci (Associazione professionale cuochi italiani). Abbiamo ringraziato pubblicamente a Bergamo Lino Stoppani per aver avuto il coraggio, riuscendo, di raccogliere decine e decine di cuochi nel tentativo, appunto di metterci assieme, e poi in sordina facciamo il contrario. Perché?

 Matteo Scibilia
 Consigliere del ministro dei Beni culturali

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     Commenti (4) - dì la tua
24/06/2010 16.07.00
Indispensabile avere un riferimento condiviso, non politicizzato ma associativo
4) Matteo, una volta c'era l'accademia italiana della cucina e i tentativi fallirono. Oggi. nel silenzio di enti e associazioni, ognuno propone il proprio gruppo. Se non ci si ritrova con un riferimento condiviso, non politicizzato ma associativo, al di sopra delle parti, è impossibile partecipare ai campionati del mondo per vincere. Manca la squadra, ma manca una Federazione senza marca politica, solo eticamente corretta. Non saprei da chi cominciare. Agorà è troppo debole per stimolare, Italia a Tavola potrebbe... sfidare il mondo?
Enzo Lo Scalzo
Agora Ambrosiana
Lo Scalzo Assoicates
24/06/2010 16.11.00
Difficile soppravvivere per i cuochi
3) Mi unisco volentieri al pensiero dello chef Matteo Scibilia, e rilancio una riflessione, forse qualcosa in più, perché i nostri "colleghi" stellati visto la loro immagine e possibilità di comunicazione non lanciano un gravoso allarme... Quanto e difficile per noi comuni cuochi, sopravvivere sopra la soglia della mediocrità, dello sbando giovanile, il riciclo dei giovani non esiste, dalla scuola escono fantasmi, se cerchi un capo partita ti arriva se va bene una persona in divisa autografata, e non sa da che parte si cominci una partita ecc.. ma devi dare numeri e risultati perché se lavori per un'azienda o per un privato non ristoratore razza in via di estinzione purtroppo, quello che contano e il colore della giacca e un "cuoco" quindi produttivo.... io stesso sono sempre incasinato, in questo momento ho 2 stagisti, un'apprendista, un commis volenteroso. e un capo partita di 33 anni. 33 anni capo partita, dovrebbe essere un mostro, invece non sa realmente da che cosa deriva la parola capo partita..... Ecco questo è il mio messaggio, grazie del tempo, GRAZIE A TUTTI I COLLEGHI E GRAZIE ALLO CHEF MATTEO SCIBILIA.
Ivan Bianco
chef di cucina
sporting club monza
24/06/2010 16.15.00
Siamo o no tutti uguali?
2) Carissimo Matteo, ho avuto modo di leggere la costituzione degli 11 cavalieri in occasione della cena del congresso Slow Food ad Abano Terme proprio alla Montecchia di Alaimo. Non ho incontrato la famiglia Alaimo ma c'erano tutti giovani chef di istituti alberghieri. Nei loro locali stellati chi fa brigata sono chef bravissimi come tutti noi! Siamo o non siamo tutti uguali. Sono stata un Jeunes restaurateurs d'Europe e sono stata emarginata al compimento dei miei 35 anni. I fondatori però ormai 50enni sono ancora lì. Parlo a nome di tutti i piccoli, grandi, eccellenti cuochi che devono avere la possibilità di essere conosciuti o premiati per i sacrifici che fanno. L'unico modo è di dare voce ai loro pensieri all'interno del Terra Madre che si svolgerò a Torino a ottobre: noi siamo una grande comunità del cibo che tutela il patrimonio alimentare e quindi tutela il futuro del nostro paese.
Gabriella Cinelli
Chef e proprietaria
Hotel ristorante Adriano
23/06/2010 10.11.00
Gli stellati dovrebbero essere traino per tutta la ristorazione
1) Bravo Matteo, ho avuto modo di ascoltarti e leggerti in numerose occasioni e questa è un'occasione per dimostrare la condivisione della tua considerazione a proposito dei numerosi club che impazzano in tutta Italia. Mi piacerebbe che gli "stellati" facessero da "traino" per tutta la ristorazione di qualità italiana; dovrebbero essere i portabandiera per la categoria che a mio avviso deve essere unica sotto i colori della Fic. Saluti
Mario Saligari
cuoco-proprietario
S.a.m.m. srl
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