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“Cpic”, la nuova certificazione per la vera Cucina italiana nel mondo

Pubblicato il 13 giugno 2011 | 10:55

Academia Barilla e il network Gvci (Gruppo virtuale cuochi italiani all’estero) hanno presentato a Parma, nel cuore della “Food valley” italiana, il nuovo programma di certificazione dell’autentica Cucina italiana nel mondo, che valorizzi i prodotti made in Italy e la professionalità dei cuochi


Dal 'Made in Italy” al 'Certified in Italy”, per difendere la qualità della nostra cultura enogastronomica. è stato ufficialmente presentato il 9 giugno scorso, presso la sede di Academia Barilla a Parma, il primo programma di 'Certification of proficiency in italian Cuisine” (Cpic), nato per preservare l'autentica Cucina italiana nel mondo, attestando le conoscenze e le abilità degli chef residenti all'estero e garantendo ai consumatori il piacere di una vera gastronomia tricolore. A promuovere l'innovativo attestato di qualificazione professionale è Academia Barilla, da tempo impegnata, nel cuore stesso della 'Food valley” italiana, a sostenere l'arte della gastronomia del nostro Paese nel mondo. Una realtà autorevole e qualificata che si avvale della collaborazione di un prestigioso network di professionisti del settore come Itchefs-Gvci (Gruppo virtuale cuochi italiani all'estero), che raccoglie oltre 1.500 cuochi, giornalisti e ristoratori uniti per tenere alto il buon nome dell'Italia a tavola in 70 Paesi stranieri.

Da sinistra: Rosario Scarpato (Itchefs-Gvci managing editor), Luigi Passano, Pietro Rongoni, Cesare Casella, Yoshi Yamada, Domenico Crolla, Angela Hartnett, Mario Caramella (presidente Itchefs-Gvci), Paolo Monti e Gianluigi Zenti (direttore di Academia Barilla). In primo piano, inginocchiati: Giulio Vierci, Donato De Santis e Mark Ladner
Nella foto, da sinistra: Rosario Scarpato (Itchefs-Gvci managing editor), Luigi Passano, Pietro Rongoni, Cesare Casella, Yoshi Yamada, Domenico Crolla, Angela Hartnett, Mario Caramella (presidente Itchefs-Gvci), Paolo Monti e Gianluigi Zenti (direttore di Academia Barilla). In primo piano, inginocchiati: Giulio Vierci, Donato De Santis e Mark Ladner

Secondo stime recenti, nel mondo ci sono almeno 70mila ristoranti o food service outlet italiani, o sedicenti tali. Si calcola che questa rete abbia oltre 800mila addetti, di cui 'solo” poco più di un terzo di origine italiana. Data l'indubbia funzione educativa e di orientamento che svolgono nei confronti del pubblico, cuochi e professionisti della ristorazione sono determinanti non solo per qualificare la cucina italiana all'estero, ma anche per il mercato dei nostri prodotti agroalimentari, spesso posti in concorrenza con semplici contraffazioni.
 In questo contesto, la qualificazione delle specifiche figure professionali diventa un'esigenza improrogabile. è fondamentale che i professionisti della ristorazione acquisiscano una buona conoscenza della Cucina italiana autentica e di qualità e ricevano un adeguato riconoscimento se
seguono i parametri della nostra gastronomia e sanno comunicare, attraverso la metafora alimentare, la cultura del nostro Paese all'estero.

La certificazione professionale Cpic è stata pensata da Academia Barilla proprio in risposta a queste esigenze e sarà riservata a professionisti stranieri già in possesso di adeguati titoli e di documentata esperienza che supereranno una prova d'esame teorico-pratica. Oggi in Academia Barilla, il programma di lancio del progetto è stato aperto da una tavola rotonda sul futuro della cucina italiana nel mondo, con la partecipazione di giornalisti enogastronomici residenti all'estero, tra cui Michael Wilson, de La Cucina italiana Us e Susan Jung dell'Hong Kong South China Morning Post. Nel pomeriggio, i celebri chef Yoshi Yamada, da Londra e Paul Bartolotta, da Las Vegas, hanno raccontato il loro amore per la nostra tradizione enogastronomica durante la preparazione di una ricetta personale, interloquendo con gli altri chef intervenuti da diversi Paesi nel mondo.
Tutti i partecipanti hanno particolarmente sottolineato l'importanza della formazione, non soltanto diretta alle tecniche ma anche alla conoscenza dei prodotti e degli ingredienti.

Sviluppare conoscenza e passione per i prodotti italiani di qualità è il primo passo per far comprendere il valore della gastronomia italiana da un lato e ispirare creatività in cucina dall'altro. Questa direzione può essere intrapresa valorizzando il patrimonio della cucina regionale italiana; un percorso che Academia Barilla ha sostenuto fin dalla sua fondazione.
A fine pomeriggio Gianluigi Zenti, direttore di Academia Barilla, ha presentato la CPIC e ha conferito il titolo di 'Italian Culinary Master Chef” ad honorem agli chef Mario Caramella,Cesare Casella, Domenico Crolla, Donato De Santis, Angela Hartnett, Arima Kuniaki, Mark Ladner, Paolo Monti, Pietro Rongoni, Giulio Vierci, Yoshi Yamada. Tutti professionisti che si sono particolarmente distinti nell'aver dato un contributo all'introduzione, diffusione e salvaguardia della
cucina italiana nei Paesi esteri in cui risiedono.
 La giornata si è conclusa con una cena di gala, organizzata nel suggestivo spazio della Biblioteca gastronomica di Academia Barilla.

Academia Barilla è il primo centro internazionale dedicato alla diffusione della cultura gastronomica italiana in grado di offrire formazione, servizi e prodotti rigorosamente selezionati. Nata nel 2004, gli obiettivi di Academia Barilla sono difendere e tutelare i prodotti alimentari italiani dalle contraffazioni e dagli usi impropri di denominazioni e marchi originali, attraverso la distribuzione di una serie di specialità a elevato standard qualitativo, promuovere e diffondere la conoscenza dei prodotti e della cucina italiana nel mondo con eventi particolari in collaborazione con istituzioni e testimonial di prestigio, e sviluppare e sostenere la gastronomia italiana tramite investimenti nel settore della ristorazione e la creazione di servizi speciali per gli operatori. All'avanguardia per dotazioni e materiali utilizzati, Academia Barilla ospita una vasta gamma di corsi di formazione, sia per professionisti che per appassionati, ed esperienze con cuochi di fama internazionale che portano tutta la loro esperienza culinaria e creatività. Tra le proposte di Academia Barilla anche 'food tour” per vivere il meglio della cultura e della gastronomia del nostro Paese e, tra i servizi alle imprese, 'team building gastronomici” basati sulla
metafora della cucina come laboratorio di sfida, apprendimento e divertimento.



Itchefs-Gvci è un network di cuochi, ristoratori e culinary professional che lavorano in 70 Paesi. Si è sviluppato intorno al Forum internet fondato nel 2000 dallo chef Mario Caramella, oggi patron del Ristorante Forlino a Singapore, e da Rosario Scarpato,giornalista enogastronomico che vive e lavora tra Melbourne e Buenos Aires, direttore del sito www.itchefs-gvci.com. Fanno capo al network anche grandi eventi come l'International day of italian Cuisines, giunto alla 5ª edizione, l'Italian Cuisine world summit di Hong Kong e gli Italian Cuisine worldwide awards di New York.

Gli chef ambasciatori della cucina italiana nel mondo insigniti da Academia Barilla del titolo di 'Italian Culinary Master chef” ad honorem sono:
  • MARIO CARAMELLA, chef patron del 'Forlino”, Singapore e presidente del Forum Gvci. Con oltre 30 anni di esperienza a capo di numerosi ristoranti italiani premiati in Asia, quali il leggendario Mistral e Grissini in Hong Kong, Mario è stato il precursore della cucina italiana genuina e di qualità in Asia. Il suo stile di cucina unisce sapori e ingredienti classici italiani con presentazioni e tecniche culinarie contemporanee e di classe.

  • CESARE CASELLA, chef patron di 'Salumeria Rosi”, New York. Cesare è stato chef del mitico ristorante Coco Pazzo e del Toscanaccio, ha portato al successo molti ristoranti italiani di New York, quali Beppe e il Maremma. Autore di libri, ospite di programmi televisivi, esperto conoscitore dei prodotti tipici italiani, Cesare è il decano degli Italian Studies (Italian Culinary Academy) presso l'International Culinary Institute di New York.

  • DOMENICO CROLLA, chef patron del 'Bella Napoli”, Glasgow. Nato a Glasgow in Scozia, Domenico ha imparato molto dal padre, Alfredo, immigrato italiano e uno dei pionieri della cucina italiana nella regione. Domenico, nella sua carriera, è stato promotore instancabile della cucina italiana nel Regno Unito. Il suo ristorante, Bella Napoli, è diventata la Mecca della pizza italiana di alta qualità. La sua maestria nel preparare la pizza è apprezzata anche a livello internazionale quando viene invitato a prendere parte in giurie di concorsi.

  • DONATO DE SANTIS, personalità televisiva, chef proprietario di 'Cucina Paradiso”, Buenos Aires. Nato a Milano e cresciuto in Puglia, Donato ha iniziato la sua attività all'Osteria del Teatro di Piacenza. Veterano della cucina italiana all'estero, ha lavorato per famosi ristoranti negli Stati Uniti ed è stato chef personale di Gianni Versace. Dal 2000 è in Argentina e in America Latina, dove è diventato uno Chef famoso e ospite di programmi televisivi. è il proprietario e l'anima di Cucina Paradiso di Buenos Aires, e ha pubblicato libri di successo che hanno vinto importanti premi internazionali.

  • ANGELA HARTNETT, chef patron del 'Murano”, Londra. Angela è una degli chef di maggior talento e successo della Gran Bretagna, e ha vinto numerosi premi, in particolare durante la collaborazione con Gordon Ramsay. Ha contribuito in modo significativo alla diffusione della cucina italiana di qualità in Inghilterra con il suo particolare stile di cucina, i suoi libri e il suo talento comunicativo (scrive anche su The Guardian e per Delicious Magazine). Con Ramsay ha aperto il ristorante Murano nel 2008, nel quartiere di Myfair, dove serve una cucina italiana moderna, riflesso delle radici familiari di Angela, che viene da Bardi, un paese in provincia di Parma. Dall'ottobre 2010 Angela è l'unica proprietaria del ristorante Muranostella Michelin.

  • ARIMA KUNIAKI, chef patron del 'Passo a Passo”, Tokyo. Chef Kuniaki Arima è il patron del ristorante Passo a Passo di Monzen Nakamachi, Tokyo, dal 2002. In quell'anno egli tornò in Giappone dopo aver trascorso 6 anni di apprendistato culinario in Italia a Bergamo, Firenze, Milano e Toscana, lavorando in ristoranti e ricercando la cucina delle massaie.Proprio dalle massaie lo chef ha imparato i segreti di una cucina autentica. Chef Arima ha una grande passione e al tempo stesso una conoscenza approfondita della cucina italiana, che prepara con ingredienti naturali e selezionati.

  • MARK LADNER, executive chef di 'Del Posto”, New York. Al Del Posto, che conduce insieme a Mario Batali, Jason Denton, and Joe and Lidia Bastianich, Mark cucina una speciale interpretazione della cucina regionale italiana classica, utilizzando prodotti naturali e locali.Del Posto ha ottenuto 4 stelle dal New York Times e una stella dalla prestigiosa Guida Michelin.
Ha lavorato con grandi Chef quali Todd English, Scott Bryan and Jean Georges Vongerichten e in grandi ristoranti italiani (Babbo, Lupa, Otto).

  • PAOLO MONTI, executive chef del 'Gaia”, Hong Kong. Paolo Monti è lo chef di Gaia, che conduce con uno stile di cucina italiana moderno e fresco. Nato a Roma, ha lavorato in alcuni dei più prestigiosi ristoranti romani, tra i quali Alberto Ciarla, il famoso ristorante di pesce, ed Eden Hotel (stella Michelin). Paolo ha inoltre fatto esperienza in numerosi famosi ristoranti di Los Angeles, in particolare come sous chef del leggendario Mauro Vincenti al famoso ristorante Rex, Louise's Trattoria e al Alto Palato Trattoria.

  • PIETRO RONGONI, chef patron di 'Aromi Italiani”, Mosca. A Mosca, chef Rongoni è sinonimo di cucina italiana tradizionale di qualità. Nato a Milano, Pietro ha trasmesso insegnamenti e segreti a una schiera di giovani chef di talento di talento che ha formato e che ora operano a Mosca e in tutta la Russia.

  • GIULIO VIERCI, chef patron de 'Il Genovese”, Sapporo. Giulio ha una lunga esperienza come insegnante di cucina, chef di hotel a 5 stelle e proprietario di ristorante. Vive e lavora a Sapporo, Giappone, dove è stato proprietario e Chef di Giulio's Wine Bar, e dove ha di recente aperto il ristorante Il Genovese. Nato in Liguria, fortemente attaccato alla sua terra di origine ma per natura aperto al mondo, dopo più di 10 anni in Giappone, dove cucina soltanto italiano, è anche diventato un esperto di cucina giapponese.

  • YOSHI YAMADA, executive chef del 'Tempo”, Londra. Lo chef giapponese Yoshi Yamada è sempre stato innamorato dell'Italia, dove ha passato 4 anni cucinando in famosi ristoranti napoletani (Don Alfonso, 2 stelle Michelin), in Sardegna e a Firenze. Ha così appreso i diversi stili culinari della cucina regionale italiana: Italia del Sud, Sardegna,
moderni piatti di pesce e cucina rustica toscana. Alcuni dei suoi piatti sono stati descritti come «apoteosi della deliziosa semplicità». In Giappone ha lavorato per L'Atelier de Robuchon e ha gestito il reparto pasticceria di un ristorante esclusivo di Tokyo. In Inghilterra ha lavorato al ristorante Gordon Ramsay di Chelsea, e al Mediterranean Corbin & King's a St Alban.


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COMMENTI

16/06/2011 12:12:00
1) Basta campanili!
Mi rendo conto che l'interesse a commentare è mancante. Ho appena raccontato qualche riflessione sull'iniziativa di Academia Barilla che si propone di aiutare a costituire un'immagine positiva di Made in Italy della Gastronomia, verificando che la strada è quella di fare riferimento ad una coorte di Chef italiani di successo nel mondo. Sono nominati ambasciatori di 'Italian Culinary Master Chef” ad honorem gli chef Mario Caramella, Cesare Casella, Domenico Crolla, Donato De Santis, Angela Hartnett, Arima Kuniaki, Mark Ladner, Paolo Monti, Pietro Rongoni, Giulio Vierci, Yoshi Yamada. Ciascuno in capitali mondiali di rilievo. E' una formula che promette di lavorare in squadra e costruire finalmente un'immagine da lungo attesa, con fallimenti di missione illustri. Se in Italia la squadra stenta a costruirsi minata dalle gelosie e la ritroviamo nell'enclave di Paolo Marchi e Identità Golose che la porta a Londra e New York a raccogliere applausi, ben venga il contributo dall'estero. Già aveva dato il più serio contributo al Risotto Giallo proponendolo in un piano di presentazioni di successo, al fianco di prodotto, cucina e... Stavo per scrivere "cultura", ma era abbastanza latente... Invece vantiamo Università, Scuole di Alta cucina, Nomi e Cognomi altosonanti... ma la cultura si fa e si propone senza improvvisare maestri e lezioni, ma organizzandola in un progetto strategico vincente che mi aspettavo fosse generabile con Milano EXPO. Al GIE a Parigi ieri qualcuno ha detto: datevi da fare a Milano, basta con nuove ide. Il tema di Milano EXPO è: Alimentare il Pianeta. Idee da dibattere e cultura per poterlo fare con il resto del mondo. BASTA CAMPANILI. Cerchiamo almeno in questa occasione di affrontare temi seri, siamo già in sette miliardi di bocche, non solo da sfamare, ma governate alla testa da cervelli che sanno anche pensare e riflettere, in grado di aiutare 7 miliardi a riconoscere che storia, formazione, creatività, tradizione possono rendere il cibo non solo contenitore di calorie ma anche contenitore di piacere e di comunione.



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