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14 febbraio 2012 09:38
Rischio multe per le mense
Angem: Si modifichi il dl liberalizzazioni
L’associazione gestori mense aderente a Fipe-Confcommercio chiede un emendamento al dl sulle liberalizzazioni: nessuna multa per le imprese di ristorazione collettiva che dovessero trovarsi a pagare i fornitori di merci deperibili oltre i 30 giorni e quelli di altre forniture oltre i 60 giorni

Nessuna multa per le imprese di ristorazione collettiva (mense) che dovessero trovarsi a pagare i loro fornitori di merci deperibili oltre i 30 giorni e quelli di altre forniture oltre i 60 giorni. è quanto richiede l'Angem, l'associazione gestori mense aderente a Fipe-Confcommercio, con la soppressione di alcuni commi dell'articolo 62 del DL n. 1/2012.

Se non venisse apportata questa modifica in sede di conversione in legge del decreto sulle liberalizzazioni, i gestori delle mense potrebbero trovarsi nella posizione assurda di vedersi comminare una multa da un minimo di 500 a un massimo di 500mila euro se tardassero a saldare i loro fornitori, ma di dover subire senza battere ciglio i ritardi di pagamento da parte dei loro clienti che sono la pubblica amministrazione, ma anche privati.

«Mi domando e dico - chiosa Ilario Perotto, presidente Angem - come fa lo Stato a pensare di multare qualcuno che non riceve soldi in tempo proprio dalle strutture dello Stato. Siamo al paradosso dei paradossi».

L'ammontare dei crediti dei gestori mense è di 700 milioni euro e nel 30% dei casi il ritardo supera i 300 giorni. La mancanza di liquidità dovuta a questi ritardi costa alle imprese oltre trenta milioni di euro che sono gli interessi da riconoscere alle banche per i prestiti da richiedere pur di far fronte ai pagamenti del personale e dei fornitori.

Come se non bastasse, come risulta da una ricerca del centro studi Fipe riportata sotto il comunicato, il 75% dei gestori mense crede che la situazione dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione sarà destinata a peggiorare nel corso del 2012. Secondo Angem, la situazione è ancora più beffarda quando, come nel caso della Regione Lazio, la pubblica amministrazione subordina il pagamento di un servizio che è già andato oltre la scadenza regolare, alla rinuncia degli interessi (da un 5 a un 10%) dovuti per legge.


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