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Al cinema un film su Slow Food Storia di una rivoluzione gastronomica

Il film “Slow Food Story”, presentato in anteprima a Roma da Carlin Petrini, Azio Citi e il regista Stefano Sardo, narra una rivoluzione che sta cambiando il mondo dimostrando come il cibo non sia una merce ma un valore

 
07 maggio 2013 | 18:30

Al cinema un film su Slow Food Storia di una rivoluzione gastronomica

Il film “Slow Food Story”, presentato in anteprima a Roma da Carlin Petrini, Azio Citi e il regista Stefano Sardo, narra una rivoluzione che sta cambiando il mondo dimostrando come il cibo non sia una merce ma un valore

07 maggio 2013 | 18:30
 

ROMA - Quella di “Slow Food Story” è una rivoluzione che diventa film: una rivoluzione di idee di cui non si intravede la fine e che sta cambiando il mondo dimostrando come il cibo non sia una merce ma un valore. Nonostante la voluta banalità del titolo e la sua palese ironia, quest’opera lunga 73 minuti attraversa anni che hanno visto un gruppetto di amici di Bra (Cn), amanti del buon bere e del buon mangiare, fondare un po’ per gioco un’associazione gastronomica, Arci Gola, passando attraverso la politica degli anni della ribellione, fino alla sottoscrizione a Parigi di un Manifesto, insieme a un manipolo di gastronomi internazionali. Quel movimento di “Resistenza” all’incalzante fast food non poteva che chiamarsi con la sua chiocciolina “Slow Food”. Il resto è storia: la pubblicazione Osterie d’Italia che rilancia la piccola ristorazione di territorio, l’attenzione degli stranieri, il primo Salone del Gusto datato 1996, la Banca del Vino, Pollenzo e la rete di 2mila comunità del Cibo di Terra Madre.

Carlo Petrini (foto Indigo Film)

Senza mai lasciare Bra, che peraltro aveva accolto nei primi tempi tiepidamente la crescita di questo movimento di idee, Carlin Petrini (al secolo Carlo, ma lo chiamano tutti così) ha creato un movimento presente in 150 Paesi del mondo in nome del buon cibo: buono per chi ci si nutre, per chi lo coltiva e per l’ambiente. Cioè buono, pulito e giusto. Il film lega momenti che partono da una piccola storia di provincia con riunioni politiche, contestazioni, ragazzate, bevute, viaggi, scommesse vinte e perse: il tutto con un approccio divertito alla vita.

Il regista, Stefano Sardo, un giovane anch’esso di Bra, ha voluto raccontare questa storia per il grande schermo con taglio documentaristico: con spezzoni d’archivio, vecchie foto, interviste e anche animazioni, con chi ha condiviso la storia di Carlin e compagni che avevano capito prima degli altri che sul cibo si giocava una delle partite decisive del nostro tempo. Voce narrante, a legare fatti pubblici e privati, è nel film Azio Citi, il migliore amico di Petrini e cofondatore del movimento insieme a Giovanni Ravinale che non c’è più.

«Ho cercato di rendere il film poco ingessato, mosso, informale - ha detto il regista Stefano Sardo - per far capire come per essere seri non sia necessario essere seriosi». Proprio sull’ironia e sulla piacevolezza della visione della pellicola, con musiche dell’epoca e gioiose feste di giovani, si è soffermata l’attrice Lella Costa che ha condotto il dibattito dopo post-proiezione al cinema Quattro Fontane. Perché il cibo, nonostante le complessità delle sue tematiche, è anche piacere.

Per Carlin Petrini in questo momento di crisi c’è bisogno di nuovi paradigmi perché niente come il cibo denuncia i gravi problemi del mondo agricolo: il consumo dei suoli fertili, la carenza d’acqua, l’intermediazione, l’irrisoria remunerazione del lavoro dei contadini che sono ridotti appena 3% della forza lavoro, la metà con più di 60 anni. Per fortuna i segnali di un cambiamento cominciano ad essere percepiti, comincia ad essere messo in dubbio il produttivismo esasperato che distrugge l’ambiente, in un contesto internazionale in cui vige una forma di neocolonialismo in cui - ha denunciato Petrini - cinque multinazionali controllano l’80% delle sementi.

«Parlare di gastronomia - ha detto - significa fare anche queste considerazioni, altro che il circo mediatico dei vari master chef che impazzano alla tv e meritocrazia basata su stelle e cappelli. Anche da noi i grandi chef dovrebbero impegnarsi di più sui temi della produzione del cibo, come sta accadendo in America Latina dove i più famosi sono soggetti attivi nel mondo agricolo, aprendo scuole e formando giovani, come fa in Brasile Alex Atala che ha basato la sua preparazione sul riscatto dei sapori naturali. Anche gli Stati Uniti si stanno dimostrando all’avanguardia, dalla lotta all’obesità alla spinta verso la biodiversità. L’agricoltura sta diventando il momento fondante di quel Paese che fu dei Padri Pellegrini e che sta risanandosi con una rivoluzione silenziosa. Questo in Italia dovrebbe farci riflettere».

In effetti anche da noi molti chef sempre più orientati verso scelte basate sul buono-pulito-giusto. Uno tra tutti Massimo Bottura, che nel film sostiene come il cibo debba rivelare l’identità dei piccoli territori. Slow Food Story (Tucker Film e Indigo Film) - ha annunciato il produttore Nicola Giuliano - uscirà in alcune sale il 30 maggio, per ora nel Centro Nord. Questo film-documentario, dove a recitare non ci sono star, potrebbe essere poi trasmesso dalla televisione, si spera non in ore impossibili dato che è l’Auditel a comandare. «Ma chissà - ha aggiunto ironicamente Petrini - forse proprio per i temi affrontati potrebbe rivelarsi di altissima audience».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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