La città di Sorrento, al pari di tante mete agognate da flussi turistici sia consolidati che emergenti, esprime i grandi numeri della ristorazione mediocre e poi, vivaddio, i piccoli numeri della ristorazione di alta qualità. Ne è testimonianza, ovviamente non unica, il locale storico ‘O Canonico 1898, della famiglia Terminiello.
Attigua al locale, la pizzeria Aurora, anch’essa della famiglia Terminiello. ‘O Canonico è in “piazza”. La piazza dei sorrentini e dei turisti: Piazza Torquato Tasso, che a Sorrento nacque.

Due i menù degustazione, l’uno di carne e l’altro di pesce e poi, attrattiva senza essere inutilmente vastissima, la carta, alla quale facciamo riferimento per cena che si rivelerà deliziosa esperienza.
Si parte con un antipasto che subito ci predispone benissimo: tocchetti di aragosta in crosta di paprika e sesamo, con crema di patate allo zafferano. Qui è trionfo di materia prima e di abilità della cucina nel mandare a tavola una sinfonia che è di colori, sorta di tavolozza, ancor prima che di sapori, e quali sapori!
Il primo ci piace altrettanto e vive di graziosa armonia tra mare ed orto, connotazione molto tipica della Penisola Sorrentina, ben prima che divenisse moda. Era la dieta di chi andava per mare: contadini di giorno e pescatori di notte. Trattasi di corde di chitarra al nero, con totano, asparagi e concassea di pomodoro all’insalata.
Parrà inusuale, ma nella scelta del primo effettuiamo commutazione e dal mare passiamo alla stalla: tagliata di manzo, insalata di rinforzo dello chef e salsa al roquefort. E bene ci colse! Probabilmente la dimostrazione migliore di cosa può significare, le basi tecniche possedendo, ad esse saper affiancare talentuosi guizzi creativi che mai eccedano.
I dolci ed i rosoli meritano discorso altro. Praticamente è un ricominciare. A tavola, allegra la confusione, intrecciate le voci, giungono tutti i dolci e tutti i rosoli. E quando non gliela si fa più, solo allora, si smette.
I dolci sono quelli della tradizione campana ed i rosoli sono fatti anche con frutta sulla via dell’oblio. Uno per tutti, di commovente bontà, il nespolino.
La prima parte della cena ha visto nei calici l’elegante Chardonnay in purezza fatto da Tasca d’Almerita, vendemmia 2010. La tagliata di manzo ha visto abbinamento con un sontuoso e potente Aglianico in purezza, l’Aglianico del Vulture La Firma, fatto da Cantine del Notaio, vendemmia 2004.
La carta dei vini è letteralmente un libro. Migliaia le etichette. Alle nostre scelte siamo addivenuti anche grazie al provvidenziale aiuto di Marco Terminiello, sommelier.
Il servizio è molto professionale ed attento. Il conto vira, vino escluso, poco sopra i 60 €, attestando il favorevole rapporto prezzo/qualità.