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Le truffe dell'extravergine in un fumetto
Così il New York Times "sfotte" l'Italia

Primo Piano del 28 gennaio 2014 | 10:58

Il New York Times schernisce l'Italia attraverso un fumetto interattivo, che rappresenta, in 15 immagini, la produzione di olio extravergine spacciato per italiano, ma proveniente in realtà da Spagna, Marocco e Tunisia. Si sostiene che il 69% delle bottiglie di extravergine, spedite in tutto il mondo, anche negli Usa, siano manipolate


Le truffe dell’extravergine in Italia diventano fumetti sul New York Times, dove si deridono gli inganni del falso made in Italy, che stanno provocando il “suicidio” del prodotto simbolo della dieta mediterranea. L’autore dell’infografica interattiva, dal titolo “Extra Virgin Suicide”, ovvero “Il suicidio dell’extravergine”, è Nicholas Blechman, art director del New York Times Book Review.

Blechman ha utilizzato come fonte il blog Truth in Olive Oil gestito da Tom Mueller, autore del libro “Extraverginità”, e attraverso 15 disegni completi di un breve testo, fa apparire la produzione nazionale di extravergine come un covo di truffatori, protetti dal potere politico, che importano olio dall’estero da adulterare e miscelare con quello nostrano per poi spacciarlo come made in Italy, in barba anche alle forze dell’ordine.
 


Secondo il prestigioso giornale internazionale la maggioranza dell’olio di oliva venduto come italiano proviene in realtà da Paesi come Spagna, Marocco e Tunisia che esportano in Italia dove arrivano anche olio di soia ed altri oli di bassa qualità che vengono etichettati e contrabbandati come extravergini di oliva.

La serie di vignette spiega che l’Italia è il principale importatore mondiale di olio e che nelle raffinerie italiane l’olio di oliva è miscelato con oli meno costosi e dopo l’aggiunta di beta-carotene per mascherare il sapore e di clorofilla per dare colore, viene imbottigliato ed etichettato come extravergine made in Italy.

Le bottiglie sono spedite in tutto il mondo ed anche in Paesi come gli Stati Uniti, dove si dice che il 69% delle bottiglie vendute si ritiene manipolato. Nonostante in Italia esista uno speciale corpo dei Carabinieri addestrato per scovare truffe alimentari, gli industriali sono raramente perseguiti, anche perché molti possono contare su legami con potenti rappresentanti del mondo politico. Il risultato di tutte queste frodi sono i bassi prezzi dell’olio di oliva italiano che si sta di fatto suicidando, come conclude laconicamente il New York Times.

I numeri parlano chiaro: l’Italia è il secondo produttore mondiale di olio di oliva dopo la Spagna con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari di terreno ma è anche il principale importatore mondiale. Il fatturato del settore è stimato in 2 miliardi di euro con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative. Le esportazioni italiane di olio di oliva nel 2013 sono state pari a oltre 1,2 miliardi di euro e gli Usa.



Il racconto del New York Times riporta una realtà, purtroppo già nota e denunciata, di numerose frodi e contraffazioni, come quella scoperta recentemente dalla Guardia di Finanza in Toscana che ha portato al sequestro di 8 milioni di bottiglie di olio di oliva destinato al mercato, con una origine e qualità diverse da quelle presentate.

A fronte di questi fenomeni sotto il pressing della Coldiretti è stata approvata nel febbraio 2013 la cosiddetta legge “salva olio” che contiene misure di repressione e contrasto alle frodi e di valorizzazione del vero made in Italy. Ancora oggi la legge non risulta pienamente applicata per l’inerzia della pubblica amministrazione e per l’azione delle lobby industriali denunciate dallo stesso New York Times, a livello nazionale e comunitario.

Ora in Parlamento c’è la possibilità, in occasione della discussione in corso sulla legge comunitaria, di approvare uno specifico emendamento diretto ad risponderer alle osservazioni dell’Unione europea ed a rendere operativa la norma, ripristinando tra l’altro il tappo antirabbocco a tutela del vero extravergine italiano anche nella ristorazione. L’Italia ha dunque l’occasione di ricostruire una credibilità internazionale e di salvaguardare il mercato di una primaria realtà economica, occupazionale ed ambientale contro il rischio di quello che il New York Times ha chiamato il suicidio del made in Italy.

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COMMENTI

05/02/2014 12:19:42
1) Si fa presto a giudicare........
E' vero che non si può generalizzare e fare di tutta l'erba un fascio ma secondo questo "autorevole studio" ne hanno di che sfotterci ,purtroppo la vicenda va'a discapito di chi nel proprio lavoro ci crede e lo fa'seriamente come il sottoscritto che produce olio per se. Quindi secondo me l'olio inviato per rimostranza al New York Times è inutile, sarebbe più utile ed efficace inviarlo all'organizzazione che nel 2010 ha analizzato decretandone la mistificazione alcuni oli italiani. Guardate il rapporto. http://olivecenter.ucdavis.edu/research/files/oliveoilfinal071410updated.pdf
Paolo Macchi


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