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di Mariella Morosi
di Mariella Morosi

Birra, allarme aumento accise nel 2015
4mila posti di lavoro a rischio

Primo Piano del 30 ottobre 2014 | 14:23

L'intera filiera della birra riunita a Roma è concorde nell'affermare che l'aumento delle accise, previsto per il prossimo gennaio, causerebbe un brusco calo dei consumi e una perdita di migliaia di posti di lavoro. Preccupante la staticità dei consumi: nel 2013 si è registrato un aumento minimo pari allo 0,3% rispetto al 2012


Il peso delle accise e il previsto nuovo aumento di gennaio rischiano di mettere in ginocchio l’intera filiera della birra. Un forte appello al governo è stato rivolto dai rappresentanti di tutta filiera alla tavola rotonda svoltasi a Roma a Palazzo San Macuto sul tema “Ridurre la pressione fiscale per continuare a creare valore e occupazione”. Hanno accettato l'invito del presidente di Assobirra Alberto Frausin, Mario Guidi presidente di Confagricoltura, Mario Resca di Confimprese e Lino Enrico Stoppani della Fipe-Confcommercio.



Il giornalista Eugenio Accorsi ha moderato il dibattito sul tema dello stillicidio fiscale che sta gravemente danneggiando il comparto, specialmente alla luce dei nuovi aumenti annunciati per gennaio. Drammatici di dati esposti: calo delle vendite da luglio a settembre del 26%, perdita di 8mila posti di lavoro e altri 4mila a rischio.

«Abbiamo deciso di riunire in questa sede istituzionale - ha detto Frausin - i principali attori di un’eccellenza italiana, che vale 3,2 miliardi di euro, occupa 136mila addetti e conta più di 200mila imprese tra produttori, fornitori di materie prime e servizi nonché aziende della distribuzione e dell’ospitalità. Con accise tre o quattro volte inferiori, come avviene in altri Paesi europei come la Germania, saremmo in grado di creare 5mila posti di lavoro».

«Stimiamo - continua Frausin - che un posto in questo settore ne possa generare 24,5 nell’ospitalità (bar, ristoranti, alberghi), 1 nell’agricoltura, 1,3 nella supply chain (imballaggio, logistica, marketing) e 1,2 nella distribuzione. Non c’è nessun’altro prodotto al supermercato in cui si paga una tassazione del 40-45% su un euro di valore. La birra non è un lusso: la bevono tutti, i tre quarti della popolazione. È un prodotto di largo consumo che crea imprenditorialità ma il sistema fiscale ci fa implodere. E in un momento recessivo è devastante».

E non è vero che aumentando le tasse il governo incassi di più. «La domanda è elastica - ha detto Mario Resca - e se aumenta il prezzo il consumo diminuisce. Un esempio è quello della benzina che peri i continui rincari ha segnato un calo di vendite di oltre il 20%. Senza parlare poi del diretto collegamento tra pressione fiscale ed evasione».

Durissimo attacco contro la burocrazia, se lo Stato non è in grado di evolversi e di rendersi efficiente. «Aprire un’attività - ha detto Mario Resca - è una lotta all’arma bianca, con una governance che oggi è un grave stimolo alla crescita, nel quadro della grande economia mondiale. È un circolo negativo che crea frustrazione». Anche Confagricoltura è fortemente preoccupata per i previsti aumenti di gennaio dell’accisa che avrà come immediata conseguenza un nuovo calo dei consumi.

«La birra - ha detto Guidi - è un prodotto agricolo come il vino. Il problema non sono solo le ripercussioni sulla produzione industriale, sull’occupazione e sull’indotto, ma anche i riflessi sull’attività dei microbirrifici, molti dei quali rappresentano un’attività di impresa derivata e partecipata dagli stessi agricoltori. Senza considerare l’impatto negativo sul collocamento dell’orzo sia in termini di quantità che di prezzo. Sbagliato reprimere, di conseguenza, i consumi, sia dal punto di vista agricolo che dell’impresa».

da sinistra: Mario Resca, Mario Guidi, Alberto Frausin e Lino Enrico Stoppani
Nella foto, da sinistra: Mario Resca, Mario Guidi, Alberto Frausin e Lino Enrico Stoppani

Sulla necessità di introdurre un principio di strategia fiscale per sostenere anziché deprimere il settore si è espresso con forza Lino Enrico Stoppani della Fipe. «La birra con il caffè e il vino - ha detto - è una componente importante del nostro business. La pressione fiscale sui pubblici esercizi ha un effetto devastante con due conseguenze: l’aumento di prezzo e l’abbassamento della marginalità della nostra attività oltre al blocco degli investimenti che invece potrebbero avere un effetto moltiplicatore per far ripartire l’economia».

Unanime, in questo incontro che è stato definito “una buona azione di filiera”, è stato l’appello dei relatori al Governo per riportare la tassazione a livelli sopportabili da un settore che già da alcuni anni ha visto una staticità dei suoi consumi: nel 2013, 17.504 ettolitri, appena +0,3% rispetto al 2012 e consumo pro capite 29,2 litri annui contro il 29,3 dell’anno precedente. La tendenza inoltre è già quella dello spostamento del consumo fuori casa al domestico, ed è reale il rischio che il consumatore si sposti su bevande meno salutari. Effetti delle accise anche sull’export perché provocherebbe un grave svantaggio competitivo rispetto alle altre produzioni europee.

Assobirra è attiva da tempo nel promuovere campagne collettive di comunicazione sul bere responsabile e sul consumo del prodotto durante i pasti coerente con la dieta mediterranea come “A tavola con la birra”. Recentemente è partita la campagna “salva-birra” che ha raccolto 110mila firme proprio contro l’innalzamento delle tasse con il sostegno di grandi chef come Sadler, Uliassi, Bowerman e di personaggi dello spettacolo come Arbore. Intensa l’attività sui social network e sulle grandi manifestazioni, dal Vinitaly a Cibus.

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