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Aeroporti del Sud, estate di successi
Ma bisogna lavorare sui servizi

Pubblicato il 06 novembre 2017 | 10:46

È stata un’estate di numeri molto positivi quella degli scali aeroportuali del Mezzogiorno con incrementi da Napoli alla Sicilia fino a Cagliari. Proprio quest’ultimo ha evidenziato un balzo record del 42%.

Nei mesi estivi di quest’anno (giugno-settembre) il traffico aereo internazionale dello scalo di Napoli Capodichino ha raggiunto circa 2,7 milioni di passeggeri, con un incremento del 24% rispetto alla già ottima estate del 2016. Il sistema aeroportuale del Sud-est della Sicilia (Catania e Comiso) è cresciuto del 19%, arrivando a 1,6 milioni di passeggeri.

Ma non sono solo le due maggiori «porte» della Campania e della Sicilia a registrare un traffico internazionale in crescita. Gli aeroporti pugliesi (Bari e Brindisi), l’aeroporto di Olbia e quelli della Sicilia occidentale (Palermo e Trapani) si attestano intorno al milione di passeggeri internazionali e registrano incrementi annui rispettivamente del 17%, del 14% e del 12%. Da segnalare poi l’exploit dell’aeroporto di Cagliari, che ha registrato un balzo record del 42% con i 530mila passeggeri internazionali del periodo estivo.

(Aeroporti del Sud, estate di successi Ma bisogna lavorare sui servizi)

Dal 6 all’8 novembre si terrà a Londra il Wtm (World Travel Market), grande fiera mondiale del turismo. Quest’anno l’appuntamento londinese vede l’Italia in evidenza proprio grazie a un’estate record in termini di flussi nazionali e internazionali, che ha premiato anche il Sud del Paese. In attesa dei numeri consolidati su arrivi e presenze turistiche del 2017, ne danno ampia conferma proprio i dati relativi ai flussi di passeggeri del sistema aeroportuale.

Il trend degli ultimi anni è considerevole. Il sistema aeroportuale del Sud-est Sicilia, quello che è cresciuto di più, ha visto più che raddoppiare i passeggeri internazionali dal 2012 al 2017 (+114%). In base all’andamento dei primi 9 mesi di quest’anno si può stimare per il 2017 un incremento complessivo del traffico internazionale, rispetto al 2016, di 1 milione di passeggeri a Napoli Capodichino, di 500mila nel sistema aeroportuale del Sud-est Sicilia, di 300mila negli scali pugliesi (Bari e Brindisi) e di 200mila in quelli della Sicilia occidentale (Palermo e Trapani).

Questi dati dimostrano il crescente apprezzamento dei turisti stranieri per lo straordinario mix che il nostro Sud può offrire, tra mare, patrimonio storico-artistico, tradizioni culturali ed enogastronomiche. Ma dietro il boom c’è anche un contesto internazionale caratterizzato da instabilità geopolitica e rischio di terrorismo, fattori che hanno colpito il turismo di alcune importanti destinazioni concorrenti, come la Turchia e l’Egitto. Anche per questo sarebbe sbagliato adagiarsi sui numeri di una stagione straordinaria. Per la Sicilia, che si appresta a rinnovare il governo regionale, come per le altre aree a vocazione turistica del Sud, bisogna invece consolidare il successo agendo sui limiti di fondo che, non da oggi, penalizzano l’organizzazione territoriale.

Perché, varcata la soglia dell’aeroporto, spesso il turista che giunge al Sud si trova alle prese non solo con una grave carenza di moderne infrastrutture di collegamento, ma anche con un’offerta di servizi in cui non mancano le eccellenze, ma che risulta complessivamente frammentata, poco accessibile, scoordinata. Il risultato è una fruizione faticosa del territorio, che garantisce una scoperta solo parziale delle sue straordinarie risorse.

Proprio su questo fronte in Sicilia sta lavorando il Distretto Turistico degli Iblei, presente in questi giorni al Wtm di Londra. L’area iblea (Ragusa, Scicli, Modica) è protagonista di una fase di crescita dei flussi turistici rilevante. Dal 2014 al 2016 le presenze nel territorio ragusano (oltre 1,2 milioni) sono cresciute del 48% e il peso della clientela internazionale è passato dal 50% al 59%.

«Offrire al visitatore una visione complessiva e unitaria di ciò che il nostro territorio offre è la strada per fare un vero salto di qualità», ha detto Giovanni Occhipinti, presidente del Distretto, che al Wtm presenterà, negli spazi dell’Enit, il progetto della Carta di Valorizzazione del Territorio, realizzata in collaborazione con Censis e Asset, che mira a mettere in rete i diversi fattori di offerta oggi scollegati. L’obiettivo è di realizzare un sistema digitale di informazione e orientamento a disposizione del turista e di facile utilizzo (una semplice app scaricabile sullo smartphone), che metta insieme le informazioni su chiese, musei, spiagge, alberghi, ristoranti, servizi di utilità. In alcuni punti nevralgici del territorio ci saranno dei tavoli digitali che replicheranno la funzione del concierge in un albergo. È un esempio significativo di cosa si può fare “dal basso” per iniziare a fare finalmente sistema. Ma serve anche un supporto forte, a livello regionale e nazionale, per riallineare infrastrutture e organizzazione territoriale agli standard europei.

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