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di Giovanni Romito
di Giovanni Romito

Che ci stampiamo di buono stasera?
La tecnologia 3D arriverà in cucina

Primo Piano del 17 luglio 2017 | 12:07

I ricercatori garantiscono che la stampante da cucina 3D sarà pronta a breve per essere commercializzata e dovrà solo trovare i giusti canali di business. Interessanti le implicazioni dal punto di vista medico, grazie all’utilizzo dosato alla perfezione di ingredienti ed elementi curativi all’interno di ogni tipo di pietanza


Immaginate un futuro in cui la stampante, invece di segnalarvi che sta per finire la cartuccia del ciano e del magenta, vi assilla con segnali sonori per dirvi che si stanno esaurendo le cartucce dell’olio e quella del sale. Vi starete chiedendo se con il grosso caldo non avete messo nella stampante la boccetta dell’olio al posto del toner, no! Niente di tutto questo. Semplicemente state “stampando” il cibo in 3D. Vorrei lanciarmi in una profezia da grande esperto, di quelle che fanno i filosofi e i sociologi che poi non ci azzeccano mai, infatti spero di non azzeccarci nemmeno io: tra qualche decennio la parola “cucinare” sarà sostituita dalla parola “stampare”. I nostri posteri in procinto della serata diranno frasi tipo: “che ci stampiamo di buono stasera?”, oppure “se passi da casa ti stampo due spaghetti al volo”, oppure ancora “stasera stampo qualcosa a sorpresa per te”. Uno scenario tutt’altro che impossibile, se continuerà ad avere tanto successo l’applicazione della stampa 3D in cucina.

Che ci stampiamo di buono stasera? La tecnologia 3D arriverà in cucina

Si tratta dell’unica vera e plausibile rivoluzione digitale in cucina, grazie all’utilizzo di stampanti 3D che riproducono il cibo in base alle indicazioni date in fase di stampa. Il cibo potrebbe essere digitale? È l’idea di base di un gruppo di ingegneri della prestigiosa Columbia University. Il team di studiosi sta elaborando un progetto a stretto braccio con degli chef professionisti, con l’obiettivo di mettere a punto una macchina per la stampa di cibo in 3D che possa essere posizionata sul mercato consumer. Per comprendere l’immensa portata innovativa di una simile tecnologia, utilizzata su larga scala, basti pensare alla prospettiva temporale in cui i cibi saranno altamente personalizzati per forma, gusto, ingredienti, al punto che ognuno potrà stamparsi in casa il proprio formato di pasta, la propria torta e il proprio sformato di carne.

Ulteriori implicazioni di grande importanza possono verificarsi sotto l’aspetto medico, grazie all’utilizzo dosato alla perfezione di ingredienti ed elementi curativi all’interno di ogni tipo di pietanza. le directories di stampa del cibo potrebbero addirittura essere direttamente settate dai medici e dai nutrizionisti, presso la casa dei propri clienti. Per esempio le persone con allergie alimentari specifiche potrebbero essere i futuri utenti della stampante alimentare 3D.

Recentemente è stata pubblicata un’intervista a Hod Lipson, professore di Ingegneria robotica della Columbia University, responsabile del progetto di ricerca per la stampa del cibo in 3D. Lipson afferma che in cucina ci comportiamo ancora come degli uomini primitivi, utilizzando una fiamma aperta e strumenti dalle forme arcaiche. Auspicando che la tecnologia di stampa 3D dei cibi si diffonda presto nelle case, lo stesso ammette che da parte delle generazioni più “âgée” vi potrebbe essere una qualche sorta di ritrosia, ma riconosce tuttavia che molte nuove generazioni si mostrerebbero del tutto aperte a questa innovazione, che consentirebbe loro di risparmiare tempo e soldi.

Altra prospettiva evolutiva che potrebbe derivare dalla stampa in 3D è quella della scelta dei cibi, che con l’utilizzo delle cartucce ingrediente può espandersi fino a prodotti elaborati, che spesso richiedono un grande dispendio economico e di tempo.

Viene infine profilata la possibilità di condividere ricette e piatti e renderli addirittura virali, come se fossero contenuti audio/video. Pensate che per la stampante 3D da cucina la ricetta è un’informazione che può viaggiare sulla rete. Immaginate un futuro dove le ricette possono essere condivise a distanza e riprodotte e poi ancora condivise, con l’effetto virale tipico dei social. Uno scenario sicuramente stimolante e divertente sotto l’aspetto sociale e ricreativo. Ci prefiguriamo uno chef campano che “stampa” a distanza uno spaghettino a scarpariello (per chi non conosce la ricetta si consiglia di stampare... ehm... cucinarla e mangiarla al più presto), mandandolo in produzione direttamente in una casa di New York: chilometro zero da migliaia di chilometri.

Ad ogni modo i ricercatori garantiscono che la stampante da cucina 3D sarà pronta a breve per essere commercializzata e dovrà solo trovare i giusti canali di business. Dal canto mio mi aspetto anche lo scanner 3D da cucina, che porterei volentieri con me nei migliori ristoranti per scansionare e portarmi a casa piatti che solo i grandi chef riescono e fare bene.

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