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Non ci sono solo le sagre...pensiamo anche agli oratori

17/11/2009
Commento alla notizia: Ora i ristoratori alzano la testa Anche da Bergamo 'no” alle sagre

Sulla scia di quanto scritto dalla collega di Bergamo, vorrei lanciare un altro sassolino nello stagno di questo marasma: e cosa possiamo dire, invece, degli Oratori?!? Ora, posso capire tante cose, posso prendere atto che abbiano bisogno di fondi per il restauro della Chiesa, per l'affresco del XVI secolo, per qualsiasi attività benefica che organizzano... quindi chiudiamo pure un occhio sull'organizzazione delle feste in occasione del Santo Patrono, chiudiamone pure un'altro sui fast-food improvvisati per le partite di calcio, calcetto, calcio a cinque, pallavolo, la gara podistica e l'Olimpiade in generale...
Ma che da mesi il fine settimana organizzano feste, festini, pranzi, aperitivi, rinfreschi ... comincia ad essere un po' eccessivo, non abbiamo più occhi!!!
Se poi, di fronte a tanta sfrontatezza, anche l'ASL (perchè ricordiamo che i locali cucina NON sono a norma, perchè se il parroco ha bisogno di liquidi per restaurare il famigerato affresco o il campanile di turno, di sicuro non investe in impiantistiche di cucina a norma delle leggi vigenti, e tantomeno si preoccupa di cosa sia l'autocontrollo HACCP) ci da contro in quanto "Ma si tratta di Chiesa"...
Io posso capire tutte le loro buone motivazioni, ma il fatto che si tratti di un istituto ecclesiastico, non impedisce al nostro buon stafilococco aureo o alla salmonella di creare problemi (a meno che il Grande Capo dall'alto dei cieli supervisioni il tutto....). Mi auguro che si arrivi presto a una regolamentazione anche di questo fenomeno che, a parte i rischi effettivi a livello sanitario sta creando anche un fenomeno di "sommerso" notevole.. e come direbbe Totò "... e io pago!"

Silvia Tomasoni
Ristoratrice
Trattoria Chiesuola
Risposta:

Cara Silvia

lei ha messo un po' il dito nella piaga. Forse come San Tommaso conosce già la verità, ma certamente quello che lei illustra è un caso su cui troppo spesso si è sorvolato e si continua a sorvolare.

Personalmente appartengo alla generazione che è cresciuta in oratorio dobe il massimo della somministrazione potevano essere delle bibite, dei panini o delle caramelle. In nome di una comprensibile socializzazione (magari per compensare con la presenza nelle sale parrocchiali il vuoto della Chiesa) da anni si è dato il via ad una serie di iniziative che di fatto finiscono sempre con le gambe sotto il tavolo.

Per carità, se lo fanno gli Alpini, le squadre di pallavolo o i collezionisti di figurine perchè non dovrebbe essere permesso di farlo ad una Parrocchia che, più di tutti, ha di sicuro finalità sociali alte e nobili ?

L'unica risposta che ci sentiamo di dare a tutti è che in un mondo sempre più complesso come il nostro, dove vengono depenalizzati i reati di falso in bilancio dei potenti e un ristoratore rischia magari di dover chiudere il locale perchè quel giono la cucina è stata pulita dalla suocera e non dal personale addetto malato, qualcosa di sicuro non funziona. Ma non funziona perchè le norme non sono uguali per tutti.

Siamo inflessibili coi deboli e proni coi potenti. Che siano politici, grandi manager o ecclesiastici poco importa.

Si tratta di un problema di etica e di moralità che ci piacerebbe però fosse risolto a priori di Parroci. Magari invitando dei ristoratori a cucinare per loro in occasione delle feste del Patrono, oppure mettendo in regola le loro mense. Ma dove questo non si dovesse vedere, l'unica soluzione è quella che vale anche per le tante sagre tarocche che riempiono l'Italia: segnalare i fatti alle Assl ed ai Carabinieri. E in caso di mancato intervento denunciare le istituzioni per omesso controllo. Se ci fossero molti episodi qualcosa potrebbe cambiare. Anche con benefici della salute dei parrocchiani ...

a.l.

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