Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e ospitalità
lunedì 18 dicembre 2017 | aggiornato alle 23:23 | 51843 articoli in archivio


Nelle mitiche Langhe sempre lo stesso menu

26/11/2009
Caro Direttore,
lo scorso fine settimana ho compiuto con la mia famiglia il solito rituale pellegrinaggio in Langa, e mi sono terribilmente annoiato... Chi se ne frega dirà qualcuno, ma l'esperienza, ancorché noiosa è stata professionalmente molto utile. In due giorni, il tempo di due pranzi e una cena ho certamente bevuto molto bene ma, in un'area di 20 km quadrati e in tre ristoranti (non stellati ma adeguatamente chiocciolati e incensati da Slow Food...) ho mangiato le stesse identiche cose e alla fine avevo quella sensazione che ti prende su un'isoletta greca quando nelle taverne mangi sempre lo stesso menu. Carne cruda, peperoni e topinambur con le acciughe, ravioli del plin e tajarin, costa al Barolo, formaggi delle valli, dolci alle nocciole, tutto si ripeteva buono ma assolutamente identico a se stesso...
Così ho pensato a noi poveri ristoratori di città e alle nostre fatiche per accontentare una clientela esigente e rompiballe e anche a quei colleghi che in zone meno mitiche del nostro paese cercano di fare quadrare il cerchio inventandosi sempre qualcosa di nuovo... Senza invidia i colleghi langaroli mi sono sembrati davvero fortunati. Lei cosa ne pensa?

Paolo Manfredi
Cuoco
Osteria I Valtellina - Milano
Risposta:

Caro Paolo, penso che i colleghi delle Langhe (dove pure ci sono spesso novità) sono fortunati perchè chi va nei loro locali ci va per mangiare quelle cose. Sarebbe davvero sconcertante se un giapponese o uno spagnolo (ammesso che lo facciano a casa loro) chiedessero a quei tavoli piatti della cucina molecolare. O come se andando in qualche trattoria toscana ci potesse essere anche solo il dubbio se ci si aspetta una ribollita vera o un intruglio gelatinoso in cubetti su un letto di strisce di papaia...
Da tempo "Italia a Tavola" sostiene che la vera ricchezza del nostro turismo (a fianco dei patrimoni storico-artistico e ambientale) sono le Cucine italiane tradizionali e la varietà della nostra offerta di materie prime di qualità: solo valorizzando al massimo queste realtà possiamo fare un servizio al Made in Italy e garantire successo alla nostra ristorazione, contando fra l'altro su ambasciatori di primo piano come i cuochi italiani nel mondo (la nostra 21a regione come dicono giustamente gli amici del Gruppo virtuale cuochi italiani) che promuovono l'Italia e la sua offerta culinaria.
Credo che quanta più carne battuta al coltello si propone nelle Langhe, quanto più vincerà il modello italiano a discapito delle cucine che scimmiottano i molecolari o gli orientali. Per carità, servono anche quei ristoranti (alcuni dei quali sono di valore), ma se vogliamo vincere la sfida internazionale combattiamo con le nostre armi migliori, non con quelle spuntate che vengono da altri Paesi.

a.l.  

Clicca qui per accedere all'archivio
Edizioni Contatto Srl - via Piatti 51, 24030 Mozzo (Bg) - P.IVA 02990040160 - Mail & Credits - Sitemap - Policy - © ® - Registrazione Tribunale di Bergamo n. 8 del 25/02/2009 - Roc n. 10548
Edizioni Contatto Srl
via Piatti 51, 24030 Mozzo (Bg)
P.IVA 02990040160
Mail & Credits - Sitemap - Policy - © ®
Registrazione Tribunale di Bergamo n. 8 del 25/02/2009 - Roc n. 10548