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Era già tutto scritto, dopo quello dei bar i ristoranti devono pagare lo scotto degli agriturismi

08/12/2009
Commento alla notizia: Agriturismi come ristoranti Ma pagheranno meno tasse

e ti pareva!!! Sta accadendo ciò che da tempo era ben più che evidente, piano piano (ma neppure troppo) si "ufficializza" sempre più la figura di agriturismi et similia (ivi comprese pro-loco e quant'altro) ad erodere completamente la già esigua fetta di mercato di coloro che...sino a prova contaria....sarebbero stati gli unici e soli legalmente autorizzati a svolgere attività di ristorazione: i ristoranti! Ve lo ricordate a metà anni '80 quando i primi bar iniziarono a far concorrenza ai ristoranti propinando di tutto e di più senza le benchè minime regolamentazioni? Io ricordo bene cosa risposero i locali responsabili FIPE al nostro gruppo di ristoratori (ufficialmente rappresentati in seno FIPE) alle nostre rimostranze: che anche i bar erano di fatto soci FIPE e quindi che non dovevamo batter ciglio! E così fu,..con la conseguenza che un buon 50% del mercato si spostò in mano al settore bar.
Ci raccontarono anche che le ragioni erano che "il mercato" richiedeva questo tipo di proposta e che i ristoranti non furono in grado di rispondervi... Ora siamo alla stessa situazione,... con una variante: che agriturismi, le associazioni che li rappresentano ... non fanno parte della stessa parrocchia,... e quindi qualcuno tenta di dimostrare un certo scalpore alla situazione. Ma se mai ancora ci fosse qualche collega ristoratore od osservatore a cui non è chiaro, come sempre si tratta di fumo e nulla più!
Gli agriturismi e la loro attività di ristorazione è ormai così radicata e rappresenta un mercato economico così importante che nessuno si sognerebbe mai di intaccare... anzi... le tendenze sono esattamente opposte!!!! Quindi... chi finge di stupirsi del drammatico calo della ristorazione sopratutto a gestione familiare e di provincia... od è in malafede, oppure gli manca qualche dato per leggere la realtà delle cose.
Dal mio canto, ho deciso la chiusura della mia attività (dopo 24 anni in buona crescita qualitativa ed anche quantitativa di clientela,...ma drammaticamente stritolata dai costi di gestione, tra cui segnalo una tassa rifiuti di 61,00€ ogni sacco dei rifiuti conferito!!!) Quindi... in conclusione... fate come me,... non stupitevi di tutto ciò,... ma stupitevi di chi si STUPISCE!!!

Valerio Angelino C.
Ristoratore, Chef consulente
il ristorante che non c'è
Risposta:

Caro Valerio Angelino

purtroppo non c'è molto di cui stupirsi, ma solo amareggiarsi. Purtroppo i buoi, come si dice, sono scappati e chiudere le porte della stalla non serve a nulla. Gli agriturismi (parlo di quelli seri) non sono nè più che meno che dei ristoranti. In alcuni casi anche di buon livello, soprattutto là dove l'attenzione al territoro e alle tipicità è al massimo. Proprio per questo dovrebbero emergere per qello che sono ed essere quiparati, a livello normativo (hccp, tracciabilità. ecc.) e a livello fiscale alla ristorazione. Si deve poi arrivare a costituire un nuovo comparto diverso e separato da quello dei bar. Somministrare alimenti (visti anche i problemi crescenti di allegie e intolleranze) richiede nuove fome di organzizazione e più specializzazione. La Fipe ha sbagliato a suo tempo a mettere in un unico calderone bar, biscoteche e ristoranti. Senza nulla togliere alla professionalità di ciascuno, stare in cucina non è uguale a stare dietro ad un bancone. Ma stare in cucina in una trattoria, in un ristorante di lusso o un ristorante è oggi molto più simile di quanto ci si immagini. E non a caso in molti agritruismo lavorano cuochi professionisti.

Molto meglio riorganizzare tutto e dare norme, regole e imposizione fiscale uguali per tutti. Se poi si vogliono mantenere le esenzoni per gli agriturismi, abbassiamo a quel livello quelle dei ristaranti che rispettano almeno un minimo di attenzione al territorio. Meglio unirsi che farsi la guerra se si fa lo stesso lavoro...

a.l.

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