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La crisi della ristorazione non dipende dalla “concorrenza sleale” dell'agriturismo...

20/05/2010
Commento alla notizia: Basta disparità tra agriturismo e ristorante

Caro Direttore, leggo il suo ultimo editoriale dove tratta della disparità tra agriturismi e ristoranti. Mi pare ovvio che un buon giornalista, prima di parlare di determinati argomenti, debba verificare a fondo la realtà per non incorrere in spiacevoli errori che arrivano a compromettere la fiducia dei lettori. Immagino quindi che Lei si sia recato di persona nei posti che cita e che abbia verificato questo terrificante mondo fatto di persone finte che offrono agli avventori cibi finti, in finti fabbricati rurali e che vengono pagati con denari veri ma che sembrano finti. Lo sa che è stato molto sfortunato? Lo sa che invece sarebbe potuto capitare in qualcuna delle 20.000 aziende agrituristiche italiane che sono fatte di persone che nella stragrande maggioranza dei casi sono proprio degli agricoltori che devono trovare il modo di integrare un reddito agricolo che anno dopo anno si fa sempre più magro, a fronte di impegni di capitale e di tempo enormi? Lo sa che le normative che riguardano i controlli di sicurezza alimentare sono esattamente identici a quelli dei normali ristoranti mentre magari in certe feste di paese o di partito si sorvola allegramente sui particolari? Lo sa che da noi il personale va regolarmente assunto e pagato con contratti equiparati ad altri settori della ristorazione e del turismo? Lo sa che i famosi vantaggi fiscali sono talmente evidenti che molte aziende passano sempre di più ad un regime fiscale ordinario perché lo ritengono più favorevole?

Ma soprattutto lo sa che non è vero che ogni regione legifera per conto proprio, ma recepisce una legge quadro dello Stato Italiano che detta delle norme generali, demandando alle singole regioni di applicarle con le dovute integrazioni, date dal fatto che l'Italia, essendo lunga e stretta, ha peculiarità diverse da regione a regione? E se in qualche regione un tempo la ristorazione aveva caratteristiche diverse rispetto al resto dell'Italia, è grazie alla legge nazionale che queste si adegueranno a tutte le altre. è da tempo che si poteva somministrare cibo anche agli esterni, pur nel rispetto delle regole che, ci tengo a rimarcare, sono sempre esistite. Questa legge non ha frammentato ma ha unito. Cerchiamo di non fare di tutta l'erba un fascio, tanto per stare in tema agreste, ma rendiamoci conto che se vi sono effettivamente realtà come quelle da Lei citate, queste vanno verificate e punite, prima di tutto nell'interesse degli imprenditori agrituristici corretti, che sono la stragrande maggioranza, poi nei confronti della ristorazione tradizionale.

Vede, il punto focale è proprio questo, se la gente vuole sempre meno andare nei ristoranti classici, il motivo non va ricercato nella nostra cosiddetta 'concorrenza sleale” ma vi è qualcosa di più profondo che vale la pena di essere esaminato. Bisogna che ciascuno si faccia un esame di coscienza e pensi se negli anni passati si è forse esagerato in qualcosa e il cliente ha voluto cercare altrove. Poco tempo fa, ad un aspirante collega che mi domandava se aprire un agriturismo o un normale ristorante, non ho avuto dubbi; gli dissi «non pensarci neanche un minuto, apri un ristorante, almeno acquisti dove vuoi, fai la cucina che ti pare e nel posto che ti piace di più e soprattutto non devi fare due lavori». Purtroppo ci si dimentica dei vincoli ai quali dobbiamo sottostare ma ci si ricorda solo dei 'furbi”, che comunque esistono in tutte le attività, anche in quelle che Lei, caro Direttore conosce bene, visto che presumo che non frequenti solo ed esclusivamente agriturismi, come lei li definisce, 'tarocchi”.
Nonostante tutto, con simpatia...

Paolo Zoboli
Imprenditore agricolo e operatore agrituristico, presidente di Agriturist Reggio Emilia
Titolare de “La Razza”
Risposta:

Caro Paolo

se ho scritto certe cose, come sempre, è perchè credo di conoscere bene la sitazione. Lei parla, giustamente, degli agriturismi corretti ed in regola. Gli stessi che sostengo essere i pilastri e le bandiere della tradizione e della genuinità. Non casualmente partecipo ad esempio con entusiasmo da anni alla giuria del concorso nazionale della Cucina contadina che valorizza proprio gli agriturismi seri. Le assicuro però che a fianco di queste belle realtà ce ne sono troppe finte e tarocche, dove i controlli igienico sanitari, l'utilizzo delle materie prime del territorio o il rispetto delle normative fiscali e previdenziali sono una farsa. E ciò creando concorrenza sleale, non solo ai ristoranti, ma principalmente agli agriturismi seri. Per questo sono convinto che vada fatta una pulzia seria (come abbiamo sollecitato per le sagre ugualmente tarocche). Riguardo alla proposta di uniformare le normative per ristoranti e agriturismi mi sembra che lei stesso la indichi nei fatti e quindi non capisco dove stia il problema.

Mi spiace invece contraddirla sulle norme regionali: basta scorrere le varie leggi Regione per Regione per rendersi conto di come l'impostazione nazionale sia ormai solo un'idea lontana dalla realtà.

a.l.

 

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