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I valtellinesi hanno il diritto di tutelare i loro prodotti

12/12/2010
Commento alla notizia: Pizzoccheri e Igp, una polemica da ridere

Egr. direttore, mi rifaccio al suo articolo per esprimere i dubbi necessari a chi non conosce la materia a fondo e quindi si fa un'idea solo da quanto viene scritto o riportato Ebbene per quanto riguarda i pizzoccheri se il produttore Annoni mette pizzoccheri della Valtellina conferma che è un prodotto valtellinese e quindi chi si oppone a produrre fuori i pizzoccheri dalla Valtellina non mi sembra abbia grandi torti. Ci sarebbe anche la strada di impiantare , sicuri del proprio prodotto, una azienda in Valtellina terra sempre a detta degli esterni molto disponibile lavoratrice ed accogliente a nuovi insediamenti Inoltre si parla di farina , mi sembra alcuni anni fa in un convegno sul grano saraceno parteciparono 20/25 paesi del mondo con a capo la Cina quindi se si compra all'estero la materia prima non c‘è da rimenarla essendo i problemi dell'agricoltura Valtellinesi variegati . Uno è che la pessima abitudine dei Valtellinesi di voler qualche ricordo dei propri avi ha spezzettato le proprietà a semplici fazzoletti di terra (w il maso chiuso e complimenti a chi l'ha pensata in Trentino ) e l'agricoltura ha subito le conseguenze . Stiamo parlando di terreni agricoli in zona di montagna quindi senza appezzamenti da pianura padana ! Per quanto riguarda la bresaola ricordo solo alcuni punti; La bontà delle carni brasil/argentine è universalmente riconosciuta , il doversi confrontare con i costi , il fatto che del bovino per fare bresaola viene utilizzata la minima parte e che ci sono comunque produttori in loco che utilizzano carni bovine del loco L'unica VERA preoccupazione deve essere quella di voler ricevere sulle tavole un ottimo prodotto a costi corretti Poi per il bitto chiedo ai soloni di farmi capire perché il vanto dei produttori del bitto storico è di non averne abbastanza, di venderlo molto meglio a prezzi molto più alti e che viene universalmente apprezzato. Ora per chi ha fatto un pò di marketing , non marketting, come io dico di molti valtellinesi questo vanto è la quadratura del cerchio , Sembra che questo non va bene o ci sono altri problemi ? (insomma di Tafazzi è pieno l'aria) . Non ci si ricorda, ragionando come loro, che l'errore originale di accettare da parte dei produttori del bitto storico l'allargamento dell'area di produzione è palese ,ma era l'unica via !!!! ma che poi errore MORTALE è stato quello di uscire dal consorzio, perché!!!???. Da casa mia se sono tranquillo. e penso che il consorzio tutela era la LORO casa naturale, mi dovevano portare via i carabinieri. Orbene a questi appunti gli amici del Ciapparelli (anche mio fornitore di piastrelle ) obbiettano che ….ma il principio ……. Ricordo sempre a loro la battura che per farlo alla moglie ce lo si …….. .via Insomma muro contro muro non porta niente se non beghine beghette, sgarbi ed astio che alle mucche , forse uniche responsabili e per fortuna menefreghiste dell'homo sapiens, continuando a fare latte per produrre un ottimo formaggio e vogliono sicuramente fare all'homo sapiens l'appello a farlo sempre meglio senza tante menate Una ultima considerazione , vorrei capire la provenienza dal firmante di un commento , il cuoco Osellame, trattandosi sicuramente o di uno pseudonimo o di un proveniente da altra provincia , non conosco a uno a uno i 170.000 Valtellinesi e Valchiavennaschi ma per essere utile e fare domino tra noi , pochi abitanti, sarebbe interessante farsi riconoscere per poter discutere e migliorare .

Giulio Salvi
proprietario
albergo bellevue ristorante valtellina e non solo
Risposta:

Caro Giulio Salvi

da buon valtellinese doc lei ha tutto il diritto (e direi anche il dovere) di difendere le produzioni del territorio, non però di farle passare come esempio di tipicità garantita. Oggi più che mai il consumatore ha il diritto di sapere come è fatto e da dove viene un prodotto. La carne del sud America sarà anche ottima per fare la bresaola, ma ci sono stati casi di contraffazioine e tentativi di adulterazione a cui non è stata data ancora risposta (per omertà?). E comunque anche passando i principio che ciò che conta è la lavorazione e l'affinamento (come avviene per il prosciutto di Parma, dove però il maiale adulto dovrebbe essere almeno naturalizzato e respirare l'aria del territorio...) perchè non scrivere in etichetta breasola fatta in Valtellina con carne di zebù brasiliano o manzo dell'Uruguai?

E ancora. Perchè non scrivere sull'etichette del Bitto se il formaggio è fatto con latte di vacca che si è alimentata solo di erba in alpeggio o invece con insilati magari a fondo valle ?

E per i pizzoccheri, in assenza come lei conferma, di materia prima locale perchè non si dovrebbero produrre altrove purchè la ricetta sia codificata e regolarmente rispettata ? Sarebbe come dire che la Barilla non può podurre paccheri o bucatini se non li fa nei luoghi dove sono nate quelle paste.

Tutto ciò, lo ripeto da tempo, ha valore enorme per il consumatore ma anche per il produttore serio che non può usare tradizioni antiche e serie per tutelare un lavoro attuale un po' troppo all'insegna delle vie più facili...

a.l.

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