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di Giuseppe De Biasi
di Giuseppe De Biasi

La Recantina
Vitigno autoctono… da tenere d’occhio

Pubblicato il 17 maggio 2018 | 12:45

In giro per Asolo (Tv) e per il Montello, per scoprire che alberga tanta energia, enologica e creativa, lungo i filari dell’ottimo Prosecco Superiore Docg di queste terre.

Una storia millenaria raccolta fra le mura medievali e la Rocca, fortezza del XII secolo, che ancora conserva le gesta della magnifica Regina Caterina Cornaro, che ne fece il salotto artistico-letterario del Rinascimento veneto e la trattò, ricambiata, come una figlia.

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

Da quel momento Asolo ha continuato nei secoli a stregare stuoli di scrittori, poeti, artisti e viaggiatori, che hanno cercato nella quiete delle dolci colline armonia e ispirazione. Carducci l’ha definì (pur non vedendola mai) “la città dei cento orizzonti”, la Divina Eleonora Duse scelse di rimanerci negli ultimi anni della sua vita, la scrittrice e viaggiatrice inglese Freya Stark nelle sue peregrinazioni in giro per il globo la elesse a punto fermo a cui ritornare e ispirarsi.

Sono solo alcuni dei personaggi che ad Asolo hanno lasciato un pezzo del proprio cuore come il poeta inglese Robert Browning che addirittura le dedicò un scritto intitolato “Asolando”, termine che provava a fissare su carta la sensazione di “vagare felicemente senza una meta nel bel borgo medievale immersi nella natura (e nei suoi mille orizzonti) e godendo con tutti i propri sensi di tale esperienza panica”.

Vagando con questo incedere “browninghiano” fra Asolo e il Montello, fra i filari del Prosecco e gli storici locali dello splendido Hotel Villa Cipriani, approdiamo al frizzante “Asolo Wine Tasting”, manifestazione giunta alla sua settima edizione, di cui vi parla più diffusamente il presidente del Consorzio Vini Asolo e Montello Armando Serena in un'intervista e nel resoconto dell’amico Marco Di Giovanni.

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

Fra i banchi d’assaggio nelle varie tipologie del sapido Prosecco asolano, ci imbattiamo in una gemma preziosa quanto sottovalutata, celata fra “latebre ascose” (per dirla con D’Annunzio) dei quasi 2mila ettari vitati, l’autoctona Recantina, chicca enologica coltivata in appena 10 ettari, salvata giusto in tempo dall’estinzione post-filossera grazie alla passione di un nugolo di capitani coraggiosi.

Vitigno presente in almeno due varietà, quella a peduncolo blu-nero e quella a peduncolo rosso, la Recantina è attestata sui Colli Asolani fin dall’antichità, anche se ne esiste documentazione scritta solo (si fa per dire) dal periodo rinascimentale. Presente esclusivamente in questa ridotta area il grappolo di Recantina si presenta compatto, di media grandezza, con foglia pentagonale e pentalobata e con un acino medio, sferoidale e con buccia piuttosto spessa e decisamente pruinosa.

Parlare di rossi fermi in terra di Prosecco Superiore Docg sembra quasi un’eresia ma in realtà non dimentichiamoci che, a dispetto degli osannati supertuscans, proprio queste fertili terre, ancora oggi sottovalutate dal pubblico degli enoturisti, hanno visto nascere probabilmente il primo blend bordolese italiano, il famoso Venegazzù del Conte Loredan Gasparini, prodotto fin dal 1951, e diventata con il riconoscimento ministeriale una sottozona a se stante della Doc Montello, la Recantina va in direzione ostinata e contraria con la sua schiettezza autoctona ma capace di sfidare i decenni.

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

Ma ripercorriamo brevemente le tappe di questa rinascita che, sia pur nell’impari gara col Prosecco, sta dando discrete soddisfazioni alla Cenerentola Recantina.

Autorizzata ufficialmente nel registro ampelografico solo nel 2007 e Doc dal 2012, la storia della Recantina rinasce grazie alla “tigna” di Lino Forner (per tutti Lino Pat) dell’azienda “Pat del Colmel”.

L’indomito Pat, sul cocuzzolo di collina dove la sua famiglia produce vino da 4 generazioni ripesca una parcella di vecchie viti di quasi mezzo secolo e grazie al lavoro di ricerca della dottoressa Severina Cancellier, dell’Istituto sperimentale per la Viticoltura di Conegliano e al generoso apporto professionale di un gruppo di appassionati fra cui l’enologo Franco Dalla Casa, attuale vicepresidente del Consorzio Vini Asolo Montello, risuscita la Recantina e avvia la procedura di registrazione nel registro ministeriale.

Riconoscimento del vitigno che viene classificato come “Recantina Forner”, proprio dal cognome della famiglia che presidia agronomicamente il Colmel da oltre un secolo.

Le analisi del dna delle viti hanno confermato la discendenza delle viti di Lino Forner dal secolare vitigno e così dal 2012 all’interno della Doc Montello e Colli Asolani tutti i viticoltori dell’areale della denominazione, insieme agli ettari di Prosecco che garantiscono il reddito familiare, possono riservare qualche filare alla Recantina e contribuire alla rinascita di questo autoctono di razza.

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

Il vino che si ottiene dal vitigno Recantina è di colore rosso rubino con riflessi violacei molto netti. All’olfattivo prevalgono sia i frutti rossi che mirtillo maturo, ribes nero e violetta con note di chiodi di garofano, spezie dolci e nocciola tostata. Al palato è sapido, fruttato, di corpo e decisamente tannico da abbinare a selvaggina, costata di maiale alla brace come a formaggi di media stagionatura.

Nel corso delle giornate asolane del festival ne abbiamo degustate quattro (anche perché i produttori attuali non vanno oltre le dita di una mano, mancava all’appello giusto la Serafini-Vidotto di Oscar Farinetti). Tutte di carattere e al tempo stesso diversissime.

Recantina 2015 - Pat del Colmel
Quella da cui tutto ebbe inizio, la “Pat del Colmel” di Lino e della moglie Gabriella, oggi affiancati dal figlio Matteo, si presenta con l’etichetta che riporta stilizzate le tre viti più antiche del suo colmello adagiato sulle colline che segnano il confine tra Asolo, Castelcucco e Monfumo.

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

Il millesimo 2015, vinificato con macerazione di due settimane con fermenti indigeni e affinamento in barrique e botti grandi per almeno 15 mesi, si presenta con nitidi profumi di mirtillo e lampone con terziari di pepe, tabacco e cardamomo. In bocca è sapido e abbastanza equilibrato, anche se qualche anno in bottiglia ne ammorbidirà la verve asprigna degli scalpitanti tannini.

Solo 4mila bottiglie al prezzo medio di 16 euro.
Da abbinare ad un filetto di maiale in crosta ma anche ad una popolare minestra di fagioli e cotiche.

Per informazioni: www.patdelcolmel.it

“Augusto” Recantina 2015 - Giusti
Prima di concentrarci sulla sua versione della Recantina, merita una premessa il suo illuminato produttore, Ermenegildo Giusti, imprenditore trevigiano alla guida di un gruppo industriale in Canada, leader nel settore delle costruzioni nella West Coast.

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

Nel 2006 torna nella sua terra d’origine, impianta il primo vigneto, riacquista ed estende le terre appartenute alla sua nobile famiglia, originaria di Conegliano, fino ad arrivare alla attuale superficie vitata di 75 ettari, divisi in dieci distinte tenute.

Al contempo si impegna nella valorizzazione del Montello anche con azioni di disinteressato mecenatismo come il salvataggio dell’Eremo di San Girolamo e come l’importante restauro della Abbazia benedettina di Nervesa, luogo dove monsignor Giovanni Della Casa scrisse intorno al 1550 il libro simbolo del savoir vivre, il famosissimo “Galateo”.

Distrutta nel corso della Prima Guerra Mondiale l’Abbazia in questi giorni è finalmente stata restituita alla fruizione pubblica proprio grazie al suo generoso contributo.

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

Tornando alla Recantina, l’Augusto 2015, ottenuto da uve selezionate prodotte su terreno argilloso e ricco di ferro delle tenute Emily e Aria Valentina, viene vinificato in acciaio con contatto sulle bucce di circa 15 giorni. Svolta la malolattica affina in botti grandi di rovere di Slavonia per almeno un anno per essere imbottigliato in 6mila esemplari, vendute al prezzo di circa 23 euro.

I suoi 13 gradi alcolici esprimono note fruttate di prugna rossa, cassis, pepe nero e china calissaia e un floreale elegante di viola mammola e ciclamino con nota finale di erba bagnata. Al gustativo risulta morbido e levigato, con tannini dolci e sorso appagante, con l’acidità tipica del varietale a nettare le papille ad ogni sorso.

Ottimo l’abbinamento a selvaggina di pelo come faraona in umido oppure bigoli con sugo d’anatra.

Per informazioni: www.giustiwine.com

Recantina 2016 - Ida Agnoletti
La Recantina di Ida Agnoletti dice la sua fin dall’etichetta che mostra un simpatico rospo coronato, che non aspetta altro che il bacio del calice per trasformarsi in un enologico principe azzurro. Rosso rubino scuro con riflessi porpora al naso presenta immediatamente la sua impronta vinosa poi le note di cassis, erbe aromatiche e lo speziato deciso di pepe, cardamomo e chiodi di garofano.

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

Vinificato e affinato per 12 mesi in acciaio, in bocca non ammette compromessi con una esuberante freschezza (che ben rappresenta la personalità della sua produttrice) e un tannino giovane che gradirà il riposo di qualche anno in cantina per esprimersi al meglio.

Prodotta in 4mila bottiglie al prezzo di circa 9-10 euro, con la sua marcata struttura acida si adatta bene a pietanze con decisa untuosità come uno stufato di cinghiale oppure il tradizionale risotto con la salsiccia sgranata.

Per informazioni: www.idaagnoletti.it

Recantina 2016 - Villa Giustiniani
L’estensione territoriale di Venezia nel suo entroterra produsse, a partire dal Rinascimento, il proliferare delle sontuose ville di campagna della sua nobiltà. Anche la famiglia Giustiniani, forte della sua origine imperiale e dell’appartenenza al patriziato maggiore veneto con ben due Dogi nel proprio albero genealogico: Giustiniano Partecipazio (Doge dal 819 al 829) e Marcantonio (Doge dal 1684 al 1688), non volle esser da meno.

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

Dopo aver accolto tanti illustri ospiti attualmente la tenuta, dopo l’estinzione della dinastia del nobile casato, è di proprietà del Sovrano Ordine Militare di Malta, fiorente azienda agricola che copre 260 ettari di cui 21 vitati (15 quelli destinati alla Glera) distribuiti fra Giavera del Montello e Nervesa della battaglia.

La Recantina Giustiniani 2016, giunta al suo terzo anno di produzione, si propone con un rubino carico e profumi di amarena e mirtillo rosso affiancati ad uno speziato deciso che al gustativo sfociano un sorso sapido, ben equilibrato fra morbidezza e freschezza.

Prodotto in sole 1.300 bottiglie al prezzo medio di 10 euro il suo abbinamento più indicato può essere un buon Montasio semistagionato.

Recantina 2016 - Serafini-Vidotto
Per completezza di panorama riportiamo la degustazione, non presente all’Asolo Wine Tasting, anche della Recantina della Serafini-Vidotto, l’azienda di Nervesa della Battaglia che porta nel suo logo stilizzato proprio la sagoma di quell’Abbazia benedettina restaurata da Ermenegildo Giusti (recantine storie che ritornano).

(La Recantina Vitigno autoctono… da tenere d’occhio)

La cantina della scuderia Farinetti è decisamente quella più reperibile sul mercato grazie al circuito Eataly e che potrà far da apripista alla maggiore conoscenza del vitigno.

Il millesimo 2016 si propone con un rosso porpora intenso con aromi di ribes, more e fragoline di bosco con erbaceo netto e note di viola e peonia vinificata e affinata brevemente (6 mesi) in acciaio in bocca denota una certa giovinezza tannica ma una bella nota calda e avvolgente morbidezza.

10mila le bottiglie prodotte commercializzate a circa 12 euro in enoteca.

Abbinamento con il tradizionale ragù di coniglio.

Per informazioni: www.serafinividotto.it

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