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di Mariella Morosi
di Mariella Morosi

Primitivo di Gioia del Colle
Col Manduria il meglio del vino pugliese

Pubblicato il 19 luglio 2017 | 14:56

La storia del Primitivo di Gioia del Colle si intreccia con quella del Manduria considerato il fratello più noto. Oggi, nonostante il clima “pazzo”, riesce comunque a garantire quantità soddisfacenti e sapori veraci


Il Primitivo di Gioia del Colle di storia ne ha tanta da raccontare ed è indiscussa la sua primogenitura rispetto al più noto confratello di Manduria a cui spesso ci si riferisce quando si parla di questo vitigno/vino pugliese. Entrambi apprezzati come protagonisti della migliore Puglia enologica, nella loro orgogliosa familiarità, ma anche diversità, sanno esprimere al meglio i loro territori.

Primitivo di Gioia del Colle Col Manduria il meglio del vino pugliese

Solo numericamente il Primitivo di Manduria potrebbe oscurare quello di Gioia del Colle per la vastità della superficie vitata, maggiore di tre volte. Prodotto nell’altopiano della Murgia barese, a 340-400 mt di altezza, il Gioia del Colle ha onorato tante vendemmie e si appresta a farlo anche quest’anno, secondo le consuete previsioni dell'estate. Nonostante l'insolito andamento climatico e una siccità altrove devastante, saprà dare - dicono gli esperti - perfetti grappoli con elevato grado zuccherino.

Ci si aspetta un vino di grande struttura, dal buon profilo aromatico e polifenolico, pieno e armonico, rosso rubino tendente al violaceo e all'arancione, con sentori di frutti rossi, marasca e prugna, vellutato con l’invecchiamento. Doc dal 1987, è prodotto in una quindicina di comuni della Murgia Barese. Il paesaggio vitato attraversa, oltre a Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Casamassima, Cassano Murge, Castellana Grotte, Conversano, Grumo Appula, Noci, Putignano, Rutigliano, Sammichele di Bari, Sannicandro di Bari, Santeramo in Colle, Turi e quello del comune di Altamura con esclusione del territorio della zona di produzione del «Gravina». Al Consorzio di Tutela e Valorizzazione Doc Primitivo Gioia del Colle, diretto da Vito Donato Giuliani, aderisce la quasi totalità di produttori e imbottigliatori per un totale di mille ettari e con una produzione di circa 2 milioni di bottiglie. Molte le aziende al femminile o guidate da giovani che hanno raccolto il testimone da padri e nonni con spirito innovativo, e quelle che hanno fatto la scelta bio, come la Coppi di Turi, tra le prime a riconvertire tutti i suoi 100 ettari e ad alimentare la cantina con energia pulita.

Primitivo di Gioia del Colle Col Manduria il meglio del vino pugliese

Oggi, l'azienda fondata nel 1882 è un "Tempio del Primitivo" condotto con spirito innovativo dall'ultima generazione, Lisia, Doni e Miriam, ed è in prima fila nell'accoglienza degli enoturisti durante i consueti appuntamenti del vino, come Cantine aperte e Calici di Stelle. Una panoramica sulla qualità e sulle nuove potenzialità espressive di questo distretto vinicolo è stata offerta recentemente al Chiostro delle Clarisse di Turi in occasione del 25° anniversario di Cantine Aperte ad una delegazione di giornalisti del food&wine alla presenza di tutti i produttori aderenti al Movimento del Turismo del Vino Puglia e al Consorzio vini Doc Gioia del Colle. A fare gli onori di casa Sebastiano De Corato e Vittoria Cisonno, rispettivamente presidente e direttore del Mtv Puglia, e il sindaco della città, Domenico Coppi. Degustati i vini delle aziende: Tenute Chiaromonte, Coppi, Giuliani Vito Donato, Tenuta Viglione, Pietraventosa, Plantamura, Azienda Agricola Tre pini, Cantine Imperatore, Tenute Patruno Perniola, Terre Carsiche, Fatalone, Agricola Cannito, Cardone e Botromagno. Gioia del Colle non solo ha dato nome alla denominazione, ma può essere considerata la sua culla.

Primitivo di Gioia del Colle Col Manduria il meglio del vino pugliese

È qui che vari secoli fa arrivò questo vitigno, forse con una migrazione di popoli balcanici. È certo però che alla fine del '700 un sacerdote, don Francesco Filippo Indellicati attraverso studi approfonditi ne intuì le possibilità e selezionando vitigni della stessa tipologia ne individuò una varietà robusta, a tarda fioritura e a maturazione precoce, in grado di evitare rischi primaverili e piogge autunnali. Lo chiamò Primativo o Primaticcio o con il termine latino Primativus. Da Liponti, nella contrada Terzi di Gioia del Colle, il vitigno, oggetto di coltura intensiva, si diffuse in territori limitrofi ad opera dei monaci benedettini. Solo successivamente, alla fine dell'800, il Primitivo arrivò a Manduria, e precisamente a Campomarino, con le barbatelle portate in dote da una nobildonna. La prima bottiglia di Primitivo di Manduria è datata 1881 ma è negli anni Venti che la coltivazione si estese anche all’area salentina. Resta tuttavia il mistero dell’origine del Primitivo e - colpo di scena - nel 1967 il patologo americano Austin Goheen scopri che il Primitivo e lo Zinfandel californiano erano la stessa cosa.

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Successivamente l'identità genetica fu confermata. Forse ripartì proprio dalla Murgia per il Nuovo Mondo? Certo è che queste terre rosse, calcaree, con roccia affiorante attraverso cui le radici della vite devono farsi strada, sono l’habitat ideale di questo Primitivo. Anticamente era allevato ad alberello ma ora a dominare è il cordone speronato, per l’omogeneità di maturazione delle uve. Ma ci sono alcuni ritorni al passato, come quello di Marianna Annio di Pietraventosa che ha voluto un nuovo impianto ad alberello nel terreno dove era stato espiantato un meleto improduttivo. Il Primitivo entra in 5 Dop regionali: oltre che Gioia del Colle e Manduria, Lizzano, Terra d’Otranto e nella Docg Primitivo di Manduria Dolce Naturale. Il vitigno entra anche in tutte le 6 Igp pugliesi. Da molti anni il Movimento del Turismo del Vino Puglia ha legato le produzioni vitivinicole di qualità ai rispettivi territori, non puntando solo al vino ma alla sua cultura, al territorio e all’ imprescindibile fattore umano. Nel recente press tour dedicato a questo vitigno sul tema “Attrattori culturali, naturali e turismo”, ne ha mostrato il percorso della Doc verso una solida affermazione.

Primitivo di Gioia del Colle Col Manduria il meglio del vino pugliese

Il merito va alla volontà di alcuni produttori di Gioia del Colle e dei comuni dell’altipiano di riappropriarsi della tradizione più radicata, e di farlo insieme. Dai soci fondatori, Coppi, Fatalone e pochi altri, ora sono quarantina gli associati al Consorzio. Ne sono nati investimenti, rapporti di collaborazione con le università e affermazioni nei principali appuntamenti nazionali e internazionali del vino. Molti i produttori che dopo aver creato etichette straordinarie non smettono di porsi nuove sfide. Come Nicola Chiaromonte, che si dichiara orgogliosamente “uomo di terra”, di cui è stata degustata una Gioia del Colle riserva 2011, (18 gradi che non dimostrava, 80 euro), abbinata alla cucina stellata di Maria Cicolella di Pasha di Conversano. Degustate anche i vini della Cantina Cardone con il pescato dell’Osteria di Chichibbio di Polignano a Mare, mentre ai sapori rustici e alle verdure della Masseria Montepaolo sono stati abbinati i vini di Botromagno.

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La qualità dell'agroalimentare murgese è tra le più alte della regione e il vino è parte della tradizione come dimostrano i reperti archeologici - anfore e coppe - in mostra al castello che Federico II si fece costruite nel 1230 a Gioia del Colle. Questa città veniva definita da Domenico Mele nel 1882 "ricca e bella … territorio fertilissimo che produce in abbondanza frumento, viti, olive e pascoli". Ancora oggi questi prodotti danno la massima espressione in piatti raffinati e nello stesso tempo aggressivi, dai sapori decisi. Tra le specialità fave e cicoria, le paste fatte a mano - superfluo citare le orecchiette dai tanti sughi- gli arrosti di agnello e capretto, il pesce della costa, le mozzarelle, le provoline e i pecorini e infine i dolci a base di mandorle e miele. Ma qui, e soprattutto a Turi, nasce la ciliegia più buona d'Italia, la Ferrovia, dolcissima, succosa e con polpa consistente. E proprio a questa sua caratteristica - la capacità di sopportare lunghi tragitti in treno- deve curiosamente il suo nome.

Ma c'è chi sostiene che si chiama così perché il primo albero nacque accanto a un casello ferroviario. Solo a Turi i ciliegeti occupano circa 3.700 ettari con 100mila ql di prodotto. Se ne coltivano altre qualità, come la Giorgia e la Bigarreaux, ma la ciliegia a forma di cuore resta la preferita del mercato. Per una maggiore redditività di questa risorsa preziosa sarebbe tuttavia utile la nascita di una rete d'impresa per valorizzare il prodotto, avviandone la trasformazione (conservazione, essiccazione, surgelazione) come ha auspicato la produttrice Antonella Masi de "Il giardino dei ciliegi". L'olivo anche qui come nel resto della Puglia è parte integrante del paesaggio e quasi ogni azienda vitivinicola produce extravergine di qualità. Come le cantine anche i frantoi sono meta di visite. L’artigianalità del frantoiano nell’ottenere monocultivar o blend delle tante varietà spesso sconfina in altre espressioni artistiche. Accade a Conversano, al Frantoio D’Orazio, terra del mitico “Guercio delle Puglie” (conte Giangirolamo Acquaviva d’Aragona) dove Francesco detto “Ciccio” alla terza generazione trae oli d’eccellenza dai suoi olivi centenari combinando le varietà Olivastro, Simone,Coratina, Leccina , Cima di Mola, Cima di Melfi, Nociara e Pesciolen. Originale il packaging: contenitori in ceramica dipinti a mano.

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