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di Andrea Radic
di Andrea Radic

Sostenibilità e produzione vinicola
al summit internazionale di Verona

Pubblicato il 02 febbraio 2018 | 18:52



Il primo “Sustainable Winegrowing Summit” ha messo a confronto le posizioni sul biologico e sul sostenibile di produttori, enologi ed esperti dalla California, Australia, Sud Africa, Nuova Zelanda, Austria e Italia.

Respiro internazionale e pubblico molto attento nell’auditorium della Camera di Commercio di Verona in occasione del primo Sustainable Winegrowing Summit (Sws), il convegno internazionale dedicato alla sostenibilità organizzato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

Ottima la scelta di dare voce ad esperti e responsabili di organi di controllo di altri Paesi, uomini di azienda e di marketing che hanno consentito di confrontare la situazione dei territori vinicoli della California, Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda oltre ovviamente all’Italia, con Olga Bussinello, direttore del Consorzio Tutela Vini Valpolicella. Possiamo smentire i disfattisti, perché l’Italia è in ottima posizione nella tutela ambientale in ambito vinicolo, nonostante i disciplinari e le norme che tutelano le origini siano molto precise.

(Sostenibilità e produzione vinicola al summit internazionale di Verona)

«Il futuro del vino è sostenibile - afferma Olga Bussinello - questo è il terzo anno che in Valpolicella adottiamo il protocollo “RRR - Riduci, Risparmia, Rispetta” un patto nel rispetto del benessere del territorio, inteso non solo in senso ambientale ma anche delle persone che ci lavorano. Ad oggi sono coinvolte 114 imprese per un totale di 915 ettari, ma il nostro obiettivo è ottenere la certificazione del 60% dell’intera superficie vitata della più grande Doc italiana».

La storia che ha condotto alla qualità dell’ambiente vinicolo di oggi parte da lontano, quando nel dopoguerra l’obiettivo era la quantità, una sorta di futurismo produttivo, l'ambiente era totalmente ignorato, venivano utilizzate sostanze oggi proibite. Poi siamo cresciuti, diventando un popolo più adulto e moderno che ha scoperto la consapevolezza del rispetto ambientale con pratiche organiche, biologiche e biodinamiche.

Willi Klinger (Austrian Wine Marketing Board) da trent’anni nel marketing del vino, lo sottolinea: «Solo negli anni settanta è stato condannato l’uso del “ddt”, successivamente molto è stato fatto con sistemi più moderni e molto meno dannosi. Undici anni fa in Austria c’era il controllo del biologico, ma era solo al 10%. Quindi non abbiamo promosso il metodo ma le origini e i vitigni. La storia più drammatica l’hanno scritta i diserbanti poi è stato proibito il glisolfato e il mercato è diventato sensibile. Dobbiamo sviluppare metodi sempre meno dannosi e favorire il biologico, ma attenzione, la soluzione per mantenere il settore armonico è l’equilibrio tra biologici e convenzionali mantenendo il settore armonico».

(Sostenibilità e produzione vinicola al summit internazionale di Verona)

Steve Lohr (California Sustainable Winegrowing Alliance) ha descritto le best practice che la California ha sempre portato in merito alla sostenibilità. «Crediamo molto nel lavoro all’origine, nella buona organizzazione e nell’assoluto divieto del chimico, degli insetticidi. Pensiamo siano metodi molto dannosi. I nostri controlli adottano un sistema a semaforo: rosso è “no”, giallo “da migliorare” con il verde “puoi produrre”. Solo in casi eccezionali si usano diserbanti con documentazione che certifichi l’effettiva necessità, senza dimenticare che esistono prodotti organici molto validi che possono essere utilizzati per salvaguardare i vigneti».

«Ogni territorio ha differenti problemi climatici e geografici - è intervenuta Bussinello - ma il tema importante è la spinta verso il biologico e il sostenibile, dove il primo è parte di un più ampio secondo che volge la propria attenzione verso il complesso naturale e la popolazione, per la quale dobbiamo stare attenti anche alla qualità dei prodotti usati nel biologico, troppo rame, ad esempio, inquina l’acqua. Noi in Valpolicella siamo molto attenti e monitoriamo le attività dei nostri produttori, perché sono confini sottili che vanno controllati da un pool di tecnici».

«Vero», sottolinea Beth Vukmanic Lopez (Sip Certified) che aggiunge: «I benefici devono andare a tutto il sistema così come alla popolazione, dobbiamo avere un’attenzione proattiva affinché i problemi possano essere risolti e non diventare ancora maggiori». Anche James Hook del McLaren Vale Grape Wine & Tourism Association, è d’accordo: «Esiste un livello di base che va garantito al consumatore ed è scritto in etichetta, per questo chi acquista paga per un prodotto sostenibile».

(Sostenibilità e produzione vinicola al summit internazionale di Verona)

Secondo Stephanie L. Bolton (Lodi Sustainable Winegrowing Commission): «I rischi di malattie per i consumatori sono reali. I pesticidi sono da eliminare, le quantità per ettaro sono sempre dannose». Da parte sua Klinger sottolinea come nei campi bio e biodinamico il suolo diventi resiliente con una capacità di difendersi da solo. «Oggi vini - dice Klinger - sono più vitali, più completi, più ricchi di gusto, ma esiste una generazione di giovani radicali che propongono vini naturali che hanno perso carattere tanto da non poter capire di che continente siano».

Maurizio Belpietro, che modera il dibattito, chiede quanto i cambiamenti climatici influiscano sul sistema vinicolo. E risponde ancora Klinger dicendo che “controllo e natura non vanno d’accordo, quando gli elementi si esprimono in modo gigantesco noi siamo piccoli. Il vino è però in posizione migliore rispetto alla frutta per il numero di varietà».

Vale la pena ricordare le parole di Aubert de Villaine, proprietario della Romanée-Conti a Villa d'Este a novembre: «Dobbiamo proteggere le nostre varietà più fini», ma la ricerca deve andare avanti dicono gli esperti a Verona, tendendo a trovare varietà più resistenti. E sul clima si chiude con la battuta del californiano Lohr: «Sono d’accordo con il nostro presidente secondo il quale in America non esistono problemi climatici».

(Sostenibilità e produzione vinicola al summit internazionale di Verona)

Termina Bussinello sottolineando la necessità di avere e comunicare posizioni comuni sulla sostenibilità: «Tutti abbiamo le stesse necessità indipendentemente dalle aree e zone, importante è trovare temi di comunicazione sulla sostenibilità ambientale. Richiamo il manifesto che abbiamo firmato come territori, anche perché è un tema molto sentito nelle nuove generazioni, che pongono la sostenibilità come terza caratteristica che cercano in un vino. Quindi trovare un messaggio serve ad eliminare la confusione».

Centrali anche gli aspetti economici, a cui è stata dedicata la seconda parte della giornata. «La sostenibilità in vigna e in cantina - ha detto il presidente del Consorzio, Andrea Sartori - non rappresenta solo un valore etico ma una leva di mercato: sono molti gli indicatori che dimostrano come l’aspetto eco-responsabile sia sempre più apprezzato nel mondo, a partire dalle nuove generazioni di consumatori. Millennials in primis».

Questa visione vale anche per i mercati internazionali, dove l’Amarone vanta una crescita in valore del 10% nel 2017, con il 68% dei volumi complessivi di produzione esportati. Luce verde su tutti i principali mercati di destinazione: Germania +30% (che con quasi il 14% delle vendite rappresenta il principale sbocco per l’Amarone), Usa +10%, Svizzera e Regno Unito +5%. Tra gli sbocchi secondari è inoltre alto il gradimento nei mercati asiatici, con Cina e Giappone che crescono del 15%.

Secondo un’indagine effettuata qualche mese fa da Nomisma-Wine Monitor su un campione di millennials statunitensi e italiani, “sostenibilità” e “bio” sono infatti le parole chiave dei futuri consumi per quasi la metà degli intervistati. Teniamo conto.

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