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di Marco Di Giovanni
di Marco Di Giovanni

Dal lago di Garda al mondo intero
Un altro passo per dare dignità ai rosati

Pubblicato il 05 giugno 2018 | 17:05



8mila visitatori, 160 cantine e oltre 220 etichette: un'edizione da tutto esaurito, la numero 11 di Italia in Rosa, che tra riconoscimenti e nuove annate continua a tracciare l'ascesa dei rosé italiani.

Sì, perché il rosé occupa sempre più spazio nei calici degli italiani. Numeri che fanno presagire una sempre maggior presa di coscienza da parte del wine lover italiano, curioso di scoprire quante sfumature, da Nord a Sud, da un consorzio all'altro, da una cantina all'altra addirittura, possano celarsi nel mondo del rosé italiani.

«L’edizione 2018 di Italia in Rosa - ha detto Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio Valtènesi - ha messo in luce un forte incremento nella coscienza produttiva dei rosé: prende piede un aspetto identitario che, sostenuto da un profilo qualitativo sempre più elevato, sembra ormai essere alla base di una vera e propria scuola di pensiero».

Fabio Chinazzi, le tre generazioni di Cantine Scolari e Luigi Alberti (Dal lago di Garda al mondo intero Un altro passo per dare dignità ai rosati)
Fabio Chinazzi, le tre generazioni di Cantine Scolari e Luigi Alberti

Il Trofeo Pompeo Molmenti
Impossibile non segnalare subito, tra i momenti di spicco del weekend, l'assegnazione - com'è abitudine - del Trofeo Pompeo Molmenti (senatore del collegio di Salò, Bs, fu primo tra tutti a cimentarsi nella produzione di Chiaretto sul Garda, ecco il motivo del Premio a lui dedicato): quest'anno, a riceverlo sono state le Cantine Scolari di Raffa di Puegnago con il Valtènesi Chiaretto Doc 2017. Il nuovo vincitore in carica "toglie la corona", per così dire, a La Moglie Ubriaca di La Basia, che quest'anno si è presentata in degustazione alla manifestazione sia con l'annata ultima che con quella vincitrice del 2016, a dimostrare la possibile longevità dei rosati, in particolare del territorio.

«Hanno partecipato 41 aziende - spiega, riferendosi alla competizione per il Trofeo Pompeo Molmenti, il sommelier Fabio Chinazzi, delegato Onav Brescia e coordinatore del Consorzio Valtènesi - da queste ne sono poi state selezionate 22 che, tramite un'altra scrematura, sono state ridotte a sei».

(Dal lago di Garda al mondo intero Un altro passo per dare dignità ai rosati)
Chiaretto Valtènesi in degustazione

I giovani wine lovers
A circondare la premiazione, tutti i banchi di degustazione, quest'anno disposti in maniera più organizzata su due livelli del giardino esterno al Castello di Moniga. Non è mancato il sole a rendere tutto il weekend più piacevole ed affollato, non sono mancati nemmeno i giovani, sempre più attratti dai rosé e soprattutto dalla cultura che ne sta dietro: «Tra i giovani - ha spiegato Luigi Alberti, presidente di Italia in Rosa - comincia a insinuarsi l'importanza di conoscere, di approfondire il mondo rosa del vino. Il nostro obiettivo all'inizio era certo quello di rilanciare il Chiaretto e più in generale il vino rosato, ma abbiamo sempre voluto far conoscere ciò che sta dietro questo vino, in particolar modo ai wine lovers più giovani».

(Dal lago di Garda al mondo intero Un altro passo per dare dignità ai rosati)
I giovani wine lovers

Cinque consorzi, una squadra
Padrone di casa, come sempre, il Consorzio Valtènesi, che ha ospitato i migliori rosati del Belpaese, tra i quali non è stato difficile individuare (e di conseguenza degustare) quelli dei quattro consorzi "amici": il Bardolino con il suo Chiaretto, il Cerasuolo d'Abruzzo, poi due pugliesi, Salice Salentino e Castel del Monte.

(Dal lago di Garda al mondo intero Un altro passo per dare dignità ai rosati)
Masterclass

Una bella squadra, si può pensare. Ma una squadra che non si ferma ad una "comparsata" in terra straniera. Già a Vinitaly i 5 consorzi erano insieme, e l'occasione ha portato a un grande risultato, che in sede del Consorzio Valtènesi è stato ribadito e ufficializzato: un patto d'intesa. In comune i cinque consorzi hanno la produzione di rosato, con una sua propria identità, uve autoctone e una tradizione che affonda le radici nella storia. Lo scopo di quest'unione è uno e chiaro: la promozione di un prodotto di punta, la valorizzazione di un'eccellenza, che facendo squadra possa, come merita, recarsi nelle varie zone del mondo in cui il rosato francese ha un dominio quasi assoluto e far valere la propria ormai indubbia qualità.

(Dal lago di Garda al mondo intero Un altro passo per dare dignità ai rosati)
Il Patto d'intesa dei cinque consorzi

I cinque consorzi sono pronti ora, dopo Vinitaly e Italia in Rosa, a recarsi a Parigi, sicuri che insieme potranno far valere con più impatto i propri prodotti. «Dobbiamo essere fieri di avere una tradizione così ben radicata del rosato - ha detto Angelo Peretti di Internet Gourmet con un passato come direttore del Consorzio del Bardolino - e dobbiamo farla conoscere, perché nel mondo ma anche in Italia se ne sa poco o nulla». Per rendere l'idea, in Francia 34 bottiglie consumate su 100 sono di rosato, in Italia solo 6.

Elizabeth Gabay e la cultura del rosé nel mondo
Accanto ai cinque consorzi, durante la masterclass tenutasi alla sede del Consorzio Valtènesi a Puegnago (Bs), è intervenuta anche la Master of Wine e autrice del libro "Rosé: Understanding the pink wine revolution" Elizabeth Gabay (elizabethgabay.com). Suo un interessante intervento sul mercato dei rosati nel mondo, visto in particolare dalla prospettiva francese, dal quale sono emersi concetti a mio parere chiave per orientarsi in questo mondo per noi ancora "sconosciuto".



Innanzitutto il vino rosato ha già un mercato in forte espansione, con, conseguenzialmente, dei trend che cambiano a seconda del periodo e delle "esigenze". Trend che si rispecchiano in particolare nel colore, dalle sfumature più chiare a quelle di rosa più intense, dettagli che un produttore certo non può ignorare ma che allo stesso tempo non possono andare ad intoccare il suo stile distintivo di produzione.

Dall'altra, l'egemonia dei vini rosati provenzali sul mercato tutto: 200milioni di bottiglie nel mondo e un primato sia per produzione che per stile che, attenzione bene, è principalmente frutto di un marketing di alto livello. Elizabeth ha portato alla masterclass alcuni esempi: un Fulcrand Cabanon Aop Languedoc Cabrières, prodotto in un territorio che per primo ha dato vita a rosati floreali con poco colore (si parla del '37, mentre in Provenza bisogna aspettare gli anni '50) e un L'Exception 2016 Chateau Thuerry Igp, una sperimentazione, come dice lo stesso nome del vino, che "osa" discostarsi dallo stile della Provenza ma non per questo è un prodotto meno valido, anzi.

(Dal lago di Garda al mondo intero Un altro passo per dare dignità ai rosati)
I cinque vini rosati francesi proposti da Elizabeth Gabay

«Oggi molti rosé sono fatti secondo lo stile della Provence. Il punto è che se imiti questo stile ma non sei del territorio, l'unico modo che hai per emergere nei mercati è abbassare il prezzo e svalorizzare il tuo prodotto. Non conviene: è molto meglio concentrarsi sul proprio territorio».

I rosati italiani, territorio per territorio
E di valorizzazione di territori, uve e tradizioni l'Italia ne sa qualcosa, ed è questa la strada che ha deciso di perseguire, proprio con quel Patto d'intesa stipulato tra i cinque consorzi. Uve diverse, stili diversi, e vini diversi, ma tutti hanno in comune una tradizione, la ricerca dell'alta qualità e la volontà di valorizzare la propria terra. Angelo Peretti ha fatto, parere mio, un excursus degno di nota per ogni zona vitivinicola a cui i consorzi appartengono.

Angelo Peretti, Elizabeth Gabay e Alessandro Luzzago (Dal lago di Garda al mondo intero Un altro passo per dare dignità ai rosati)
Angelo Peretti, Elizabeth Gabay e Alessandro Luzzago

Chiaretto di Bardolino
Il Chiaretto di Bardolino, che da quest'anno si staccherà dal Bardolino per divenire una denominazione a sé stante, nascono da uve Corvina e Rondinella. Presentano un colore decisamente chiaro, a causa dei pochi antociani (pigmenti presenti nelle bucce, capaci di donare colore al vino) di queste due varietà.

Al naso emergono in maniera preponderante frutti come il pompelmo e l'arancia. Il territorio, ricco di particolari sostanze come il magnesio, dona al vino una sensazione vicina al salato in bocca, insieme a una forte acidità. Poi, nella parte finale, la bocca si asciuga: è merito del tannino, quello stesso tannino della Corvina, così potente e protagonista in vini come i Ripasso e gli Amarone.

Chiaretto Valtènesi
Il territorio è lo stesso del Bardolino, ecco infatti che in bocca si ritrovano salinità e acidità. Sono due però i particolari che differenziano le produzioni di questi territori. Il primo è l'esposizione al sole: a Bardolino tramonta, mentre nella zona Valtènesi sorge. Ma la differenza più grande è l'uva: nella parte bresciana del lago di Garda l'uva è il Groppello, che dona al vino uno spiccato sentore di fragola, sia al naso che in bocca.

(Dal lago di Garda al mondo intero Un altro passo per dare dignità ai rosati)
In degustazione due vini per ciascuno dei cinque consorzi del Patto

Quest'uva ha, come altro particolare, quello di maturare prima. Oltre al sentore di fragola, si avrà nel calice un vino con meno tannino rispetto al cugino del Bardolino.

Castel del Monte
Qui, più che in Puglia, siamo nella zona dell'Alta Murgia, dove a fare da padrona per i rosati è una particolare varietà di uva, il Bombino Nero, perfetto per realizzare rosati che puntino alla freschezza. Il frutto è intenso e prevalente, ma anche l'acidità fa la sua parte, tanto da rendere questa tipologia di vino facilmente abbinabile a tavola.

È bene sottolineare due importanti particolari: innanzitutto Castel del Monte è l'unica Docg dedicata ai rosati in Italia; dall'altra parte però dà vita a meno di mezzo milione di bottiglie, un numero che comparato ai 200milioni della Provenza fa comprendere quanto l'Italia non abbia ancora valorizzato il mondo rosé.

Salice Salentino
Sempre in Puglia, vede la prevalenza di uve Negroamaro (o un blend tra Negroamaro e Malvasia Nera, come per uno dei due vini degustati durante la masterclass). Particolarità di questi rosati è il colore, una sfumatura molto scura, generalmente tipica di tutti i rosé salentini.

(Dal lago di Garda al mondo intero Un altro passo per dare dignità ai rosati)
Elizabeth Gabay consegna una copia con dedica del suo libro ai presidenti (o chi ne fa le veci) dei Consorzi

Cerasuolo d'Abruzzo
I colori di questa tipologia di vino sono brillanti, intensi, scuri per effetto delle uve Montepulciano, tipologia che da fa padrona assoluta in Abruzzo.

Il Cerasuolo può dirsi un "rosso non rosso" secondo Peretti: si tratta di una tipologia che anni fa veniva realizzata dai contadini con uve che non erano adatte ai grandi rossi abruzzesi, così risultavano prodotti  molto tannici, con una grande struttura, ma allo stesso tempo con quella sapidità tipica dei vini rosé.

Fa il punto, Italia in Rosa. Un'occasione che vuol rappresentare un po' il riferimento anno per anno dell'ascesa del rosato italiano. Un evento che permette ai giovani wine lovers di appassionarsi ad un "ambito vitivinicolo" più radicato di quanto si creda, che permette ai consorzi, dal canto loro, di fare squadra... Che permette al vino rosato italiano di rivelare se stesso, in tutte le sue potenzialità.

Per informazioni: www.italiainrosa.it

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