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Frutta esotica e vendite in Italia
McGarlet fra etica e responsabilità

Frutta esotica e vendite in Italia 
McGarlet fra etica e responsabilità
Frutta esotica e vendite in Italia McGarlet fra etica e responsabilità
Pubblicato il 08 maggio 2020 | 15:26

Prendendo spunto dalla puntata di “Indovina chi viene a cena” sulla frutta esotica andato in onda su Raitre, Luca Garletti, ceo dell’azienda lombarda, analizza gli scenari di un mercato complesso .

Nata nel 1927 come azienda distributrice di frutta esotica dalle colonie italiane in Africa, McGarlet oggi produce, importa e distribuisce in Italia e in Europa. Lo sforzo di utilizzare solo materiali in grado di rispettare l’ambiente è un impegno che l’azienda di Albano Sant’Alessandro (Bg) si è assunta con scrupolo, come dimostra il nuovo packaging ecosostenibile e plastic-free. Il rispetto dell’ambiente e dei lavoratori dei Paesi produttori, garantiti dalla stretta osservanza dei protocolli internazionali e dalle certificazioni di qualità acquisite è sempre stato un punto d’onore.

Frutta, la responsabilità del leader Import ed export secondo McGarlet
McGarlet è attiva nel mercato della frutta esotica dal 1927

Purtroppo l’ultima puntata di “Indovina chi viene a cena”, programma di Raitre andato in onda lo scorso 3 maggio, ha posto l’accento sul mondo della frutta tropicale presentando principalmente il suo lato più buio e triste.

Per questo Luca Garletti, ceo di McGarlet, vuole raccontare quella che da quasi un secolo è la realtà che la sua famiglia ha costruito. Una riflessione che alterna momenti di approfondimento a interventi mirati in presa diretta.

«L’analisi della situazione esaminata dal servizio di Raitre - spiega -  secondo la mia esperienza non può prescindere da tre aspetti fondamentali, che sono l’analisi geopolitica, l’agronomia e l’analisi del contesto rispetto all’emergenza Covid-19 da cui tutti siamo colpiti. Si tratta di tre argomenti che, a mio parere, non possono prescindere da un più ampio concetto di responsabilità».

La responsabilità nella scelta

La responsabilità viene chiamata in causa nell’analisi della catena agroalimentare. Si tratta di un settore complesso, fortemente strutturato e caratterizzato da quattro principali passaggi: la produzione, la logistica, la commercializzazione e la vendita. Questo ultimo step è stato, negli ultimi vent’anni, quasi totalmente occupato dalla Gdo che, sfruttando la propria forza, è andata a modificare le abitudini del consumatore e, di conseguenza, del produttore. Ogni settimana, in uno qualsiasi dei supermercati in cui siamo abituati a entrare, ci troviamo davanti tantissime offerte imperdibili. Spesso molte di queste badano a un mero aspetto di marketing, senza tenere in considerazione le caratteristiche del prodotto proposto. Responsabilità è sicuramente scegliere di acquistare i prodotti tenendo in considerazione la stagionalità e le sue caratteristiche.

«Le persone che coltivano e colgono i prodotti che acquistiamo sono quasi nella totalità i soggetti più deboli. Se compriamo un chilo di ananas a 65 centesimi, un chilo di mirtilli del Perù a 3 euro o un chilo di mango a 1,50 quando le mele del Trentino ne valgono 2, sappiamo benissimo che quel prezzo così basso è “permesso” solo dal basso valore attribuito all’attività di quelle persone», puntualizza Luca Garletti

La responsabilità del mercato europeo

Gli anni ‘80 in campo agricolo sono stati caratterizzati dall’inserimento dei prodotti di sintesi; si tratta di elementi come l’azoto, il fosforo e il potassio che, inseriti nel terreno, sono in grado di accentuare in modo importante la crescita delle piante. Il risultato di tale scelta è stato l’aumento delle produzioni e conseguentemente anche quello degli investimenti in numero di piante. Tale esponenziale incremento ha modificato in maniera indelebile l’equilibrio naturale delle coltivazioni che si sono viste essere improvvisamente maggiormente soggette a malattie, ad attacchi di insetti e acari. Per ovviare a queste problematiche viene così introdotto l’uso massiccio di diserbanti e fitofarmaci.

«Con l’ultimo decennio del secolo scorso avviene la svolta - prosegue Garletti - Gli agronomi si impegnano a introdurre procedure alternative che possano considerarsi lodevoli. Nascono così le Buone pratiche agricole (Bpa, ndr), ossia quelle regole da applicare affinché vengano prodotte materie prime di alta qualità e salubrità con il minor impatto ambientale possibile».

Questa intenzione di garantire un livello minimo di rispetto di buone pratiche è stata messa in atto con l’introduzione del protocollo Global Gap, un sistema di certificazione che svolge azioni di controllo e analisi per garantire al mercato il rispetto dei parametri.

«L’elemento veramente innovativo e decisamente importante, che è bene sottolineare – puntualizza il ceo di McGarlet - è che per ciascuna realtà non vengono valutati soltanto gli aspetti tecnici, ma anche quelli sociali. Vengono presi in considerazione parametri come i salari dei lavoratori e le loro condizioni di lavoro».

Dalla sua introduzione il mercato della Gdo europeo, a differenza di quello nordamericano e asiatico, ha scelto di affidarsi a questa modalità di certificazione per la quale ogni anno vengono effettuate migliaia di analisi e serie visite ispettive. Rendere obbligatorie queste procedure è stata una scelta fatta a tutela di tutta la filiera: dal coltivatore al consumatore. Una scelta di responsabilità, a cui però l’ultimo anello, cioè la parte finale commerciale, non si è adeguato di conseguenza.

La responsabilità di tutti davanti alla natura

Il terzo aspetto su cui porre l’attenzione è legato alla situazione attuale in cui tutto il mondo si trova.

«L’emergenza sanitaria in cui siamo, è senza dubbio uno dei momenti più difficili e tristi del nostro tempo – annota Galletti - Questo però non ci impedisce di cercare il lato positivo che fortunatamente esiste in ogni situazione, anche la peggiore. Questo virus può e deve essere un’occasione perché il futuro si gestisca in modo diverso. In che modo? Creare economie virtuose, ambienti in cui ci sia alla base un’educazione responsabile e praticare azioni sostenibili significa gettare le fondamenta per un futuro più certo e responsabile. Sono bastati due mesi di lockdown per vedere un evidente miglioramento della qualità dell’aria che respiriamo quotidianamente e la chiusura del buco dell’ozono».

Il rispetto per la natura è quindi  un punto fondamentale da cui non possiamo prescindere. È importante tenerlo a mente. Tutti possono e devono fare la propria parte: dalla singola famiglia alle aziende di tutto il mondo. È fondamentale la semplice raccolta differenziata casalinga, così come l’effettuare analisi minuziose sull’impatto socioambientale prima di praticare qualsiasi azione nelle piantagioni.

«È fondamentale ricordarci che, come scrive Stefano Mancuso nel suo libro “Verde brillante”, le piante potrebbero benissimo vivere senza di noi; noi invece senza di loro ci estingueremmo in breve tempo».

Per informazioni: www.mcgarlet.it


© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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