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di Mariella Morosi
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Consorzio Aceto balsamico di Modena
Nuove strategie anti-contraffazione

Consorzio Aceto balsamico di Modena 
Nuove strategie anti-contraffazione
Consorzio Aceto balsamico di Modena Nuove strategie anti-contraffazione
Primo Piano del 04 marzo 2015 | 18:00

Il Consorzio dell'Aceto Balsamico di Modena Igp ripropone la necessità di contrastare la contraffazione alimentare con politiche e strategie condivise di tutela, in sinergia con gli altri Consorzi di prodotti Dop e Igp. Il presidente Stefano Berni: «Vogliamo dar vita ad una nuova “primavera di tutela”»

Nessun'altra eccellenza della tradizione italiana come l'Aceto Balsamico di Modena Igp ha conquistato negli ultimi anni le tavole italiane e quelle internazionali. Un prodotto talmente apprezzato non poteva sottrarsi alla macchina della contraffazione, della mistificazione e dell'inganno che ancor prima di nuocere al produttore danneggia il consumatore e la sua facoltà di scelta. Ma come la qualità e l'origine di questo prodotto che arricchisce e nobilita tanti piatti viene percepita o comunque riconosciuta dal consumatore?

Nel caso dell’Aceto Balsamico di Modena, come in molti altri, il patrimonio da tutelare è notevole: il settore ha vissuto una fase importante e, dopo la costituzione e il riconoscimento del Consorzio di tutela nel gennaio 2014, ha visto una crescita pari al 12% arrivando ad una produzione di quasi 98 milioni di litri di prodotto certificato con un fatturato alla vendita di circa 700 milioni di euro di cui oltre il 90% di export soprattutto in Usa e Germania, già mercati principali e in costante crescita.



Lo rivela il rapporto Nomisma, presentato al ministero delle Politiche agricole in un convegno sul tema “Dop e Igp: politiche e strategie di tutela”, organizzato dal Consorzio, rappresentato dal presidente Stefano Berni, e coordinato dal direttore Federico Desimoni. All'iniziativa hanno collaborato l'Aicig - Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche - e l'associazione Qualivita. Per Nomisma, Silvia Zucconi, coordinatrice dell'Area agroalimentare, ha illustrato il risultato dell'indagine mentre i direttori del ministero delle Politiche agricole, Stefano Vaccari ed Emilio Gatto, hanno espresso il proprio impegno nell'articolato processo della tutela nazionale e transnazionale ai valori delle certificazioni.

Sulle normative vigenti in caso di violazioni delle indicazioni geografiche - analogie e differenze tra imitazione, evocazione e inganno - si è espresso l'avvocato Giorgio Bocedi. Complesso soprattutto il caso dell'evocazione di una Dop o di una Igp che può integrarsi in varie modalità ma che comunque porta soprattutto nel nome, confusione e disorientamento nel consumatore. L'Aceto Balsamico di Modena Igp è frutto di tradizione millenaria e il suo attivissimo Consorzio, nato da appena poco più di un anno, vuole entrare a far parte di un'azione di sistema, di condivisione con tutto il settore delle Dop e Igp, superando il singolo caso. È questo lo spirito del convegno promosso al Mipaaf, secondo il presidente del Consorzio Stefano Berni.

«Con l'Aicg e Qualivita - detto Stefano Berni - vogliamo dar vita ad una nuova “primavera di tutela” in sinergia con le istituzioni e con le associazioni di consumatori, perché questo non implica solo un'azione, ma una politica strategica da pensare e impostare. Per la confusione che vige nella normativa a livello nazionale e mondiale abbiamo voluto approfondire con l'indagine di Nomisma tre ricerche di mercato in Italia, in Francia e in Germania per verificare cosa pensa il consumatore quando incontra prodotti denominati come balsamici».

Più che positive sono le risposte nell'indagine condotta su tre ambiti: la valenza evocativa del termine balsamico, la conoscenza del territorio e le abitudini di consumo. Il 97% degli italiani, l'86% dei francesi e l'81% dei tedeschi pensa subito alla tradizione italiana e modenese, mentre con percentuali minori ma sempre incoraggianti, gli intervistati delle tre nazionalità conoscono le caratteristiche del balsamico, come processo produttivo, colore, profumo e sapore. Ma c'è di più: Nomisma ha dimostrato che il prodotto è conosciuto anche da chi non lo usa.

«La soddisfazione per questi risultati dell'indagine - ha detto ancora Stefano Berni - ci danno grande soddisfazione ma anche ci spaventano per la difficoltà di arginare la contraffazione. L'Italia dell'agroalimentare non si imporrà mai nel mondo con un vero successo se non sarà trainata dalle certificazioni». Anche il presidente Aicig, Giuseppe Liberatore, si è espresso sulla delicata questione dell'evocatività che per il settore Dop e Igp si presenta su più fronti.



«Insieme all'imitazione - ha detto Liberatore - parliamo di due facce della stessa medaglia. In entrambi i casi siamo in presenza di pratiche commerciali sleali che oltre a violare le norme in materia di tutela della proprietà intellettuale, facendo leva sulla scarsa informazione del consumatore, perpetrano una banalizzazione dei marchi e svalorizzano le peculiarità qualitative dei prodotti a indicazione geografica. È opportuno quindi predisporre politiche e strategie per rafforzare la tutela delle Dop e Igp in ambito nazionale ed internazionale senza trascurare le problematiche crescenti nei mercati virtuali. Incontri come questi sono occasioni fondamenteali per individuare le criticità riscontrate nel proteggere le denominazioni e predisporre azioni coordinate di sistema».

Anche per Mauro Rosati di Qualivita la tutela delle denominazioni va fatta con una strategia condivisa, in maniera performante, soprattutto attraverso la comunicazione. «Abbiamo di fronte - ha sottolineato - due grandi occasioni: l'Expo e il progetto del Mipaaf sull'internalizzazione delle piccole e medie imprese agricole». È al consumatore finale, frastornato dagli attuali canoni comunicativi, che l'informazione corretta sul prodotto deve arrivare.

da sinistra: Emilio Gatto, Giorgio Bocedi, Giuseppe Liberatore, Federico Desimone, Mauro Rosati, Stefano Berni e Silvia Zucconi
Nella foto, da sinistra: Emilio Gatto, Giorgio Bocedi, Giuseppe Liberatore, Federico Desimone, Mauro Rosati, Stefano Berni e Silvia Zucconi.

«Solo quando riusciremo a trasmettergli la reale conoscenza sull'origine e la lavorazione di quanto acquista - ha detto Emilio Gatto del Mipaaf - avremo vinto una battaglia importante. E nel mercato globale dobbiamo essere in grado di imporre il nostro modello culturale». Nonostante l'Italia sia all'avanguardia nella lotta alla contraffazione con una legislazione consolidata, c'è ancora molto da fare e l'Aceto Balsamico di Modena Igp non è abbastanza tutelato.

«C'è molta voglia di imitarlo in Europa - ha detto Stefano Vaccari del Mipaaf - se si considera che su 236 interventi ex ufficio, ben 44 riguardavano questo prodotto di eccellenza. Noi tuteliamo le denominazioni che sono un patrimonio culturale, è una missione fondante dell'Unione europea. Chiunque faccia contraffazione uccide i tre valori, le tre identità del cibo: origine, originalità nel senso di tradizione consolidata, ed etica».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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