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Chiude “L'Artigiano in fiera” Enogastronomia mondiale protagonista

Alla 21ª edizione della fiera che si è conclusa l’11 dicembre a Milano (Rho-Fiera) non sono mancate le specialità enogastronomiche internazionali con le particolarità da Scozia e Portogallo. Scuole di cucina new entry

di Guido Gabaldi
12 dicembre 2016 | 10:49

Chiude “L'Artigiano in fiera” Enogastronomia mondiale protagonista

Alla 21ª edizione della fiera che si è conclusa l’11 dicembre a Milano (Rho-Fiera) non sono mancate le specialità enogastronomiche internazionali con le particolarità da Scozia e Portogallo. Scuole di cucina new entry

di Guido Gabaldi
12 dicembre 2016 | 10:49

“Il villaggio mondiale dell’artigianato”, era scritto in grassetto sulla mappa dell’ ”Artigiano in fiera”, 21ª edizione conclusasi l’11 dicembre a Rho-Fiera, alle porte di Milano, e partita il 3 dello stesso mese. “Mondiale” non è un’iperbole o un modo di dire, perché i 310mila metri quadri di esposizione hanno davvero ospitato tutti i continenti, e con che dovizia di allestimenti: la Francia, per dirne una, occupava un’area ragguardevole per dimensioni, proprio come la Spagna, l’India, la Sicilia e la Sardegna.

Il cammino fra tradizioni artigianali vecchie e nuove si è snodato tra le aree dedicate alla moda, alla creatività e all’arredamento (Moda & Design, Salone della creatività, Abitare la casa). Ma uno spazio altrettanto grande hanno avuto le specialità gastronomiche, grazie ai 40 ristoranti da ogni angolo del mondo e alle scuole di cucina - novità del 2016 - che hanno permesso ai visitatori più curiosi di apprendere i segreti dei piatti tipici: per preparare le banane in latte di cocco alla thailandese, per capire perché è così buono l’asado argentino, per mixare un mojito cubano con tutti i crismi.

Artigianato in fiera punta su enogastronomia Ristoranti da tutto il mondo e scuole di cucina

E poi anche per ballare e cantare, perché no: quello di Rho-Fiera è un villaggio pieno di sorprese, in cui le antiche consuetudini del lavoro, del mercato, della festa si incontrano e si rinnovano. Ne parlo col simpatico Mark Monaghan, scozzese in abito tipico nonché percussionista della band Saor Patrol (sciòr patròl), a cui chiedo il senso della partecipazione di questa “pattuglia” (Patrol, in inglese) di pionieri dello Scottish Medieval Rock ad una manifestazione come questa.

«Andiamo in giro per il mondo - mi risponde Mark - e suoniamo per promuovere la cultura e la tradizione scozzese, come volontari della Clanranald Trust for Scotland, un’organizzazione di beneficenza. Uno dei progetti che sosteniamo, ormai da anni, è la ricostruzione di un tipico villaggio medievale scozzese, chiamato Duncarron, non lontano da Edimburgo. Una volta finito, il villaggio sarà aperto alle visite di turisti e scolaresche e darà il modo ai visitatori di rivivere il passato, osservando in diretta la vita quotidiana di un’antica comunità. Approfittiamo anche per fare un po’ di pubblicità al festival di Chiuduno (BG): lo “Spirito del Pianeta” si svolge di solito verso fine maggio ed esiste per far conoscere i problemi e le sofferenze delle popolazioni indigene di tutto il mondo, in lotta per la propria sopravvivenza».

Mi faccia capire, Mark: lei, cittadino scozzese, si considera un indigeno?
“Sort of” (una specie di), risponde il tambureggiante barbuto. Un sorriso a mezza bocca, un accento inconfondibile.

Mi segnalerebbe un piatto tradizionale scozzese che val la pena di promuovere all’estero?
A me piace molto il Cullen Skink: ottimo, semplice e antichissimo. Si tratta di una zuppa di pesce, di solito merluzzo, bollito con patate e altre verdure nel latte e nel brodo di pesce. Ogni diversa zona della Scozia ha le sue piccole varianti, alcuni ad esempio aggiungono i cavoli. Non è una pietanza da pub, si mangia in famiglia e al ristorante.

Mark Monaghan - Artigianato in fiera punta su enogastronomia Ristoranti da tutto il mondo e scuole di cucina

Mark Monaghan

E dato che l’immenso spazio espositivo dell’Artigiano in fiera permette di saltare di palo in frasca, lasciamo le nebbie e le cornamuse e viriamo verso Sud. Immaginiamo di essere nel Portogallo del nord e di partire da Porto, sull’Oceano Atlantico, per dirigerci verso Est, come se volessimo andare in Spagna: lungo il fiume Duero (Douro, in portoghese) troveremo paesaggi bellissimi, cittadine storiche e l’alta collina coltivata a vite, con le piante collocate sui caratteristici terrazzamenti.

«Bellissimi a vedersi, difficili da lavorare - precisa Antònio Martinho, presidente dell’associazione ‘Douro Generation’, per lo sviluppo del territorio. «Immagini cosa può significare raccogliere le uve qui, e poi trasportare i prodotti. Eppure possiamo dire che qui il vino si produce da sempre, ed è famoso in tutto il mondo: basti pensare al Porto, nelle versioni bianco, ruby e tawny. Non ha bisogno di tante presentazioni o pubblicità, perché lo esportiamo un po’ ovunque. Sono gli altri prodotti della regione che devono essere ancora ben valorizzati, ed il progetto “Douro Generation” si pone proprio questo obiettivo. Mi vengono in mente i nostri vitigni autoctoni, come il Tinta Roriz, il Tinta Cão, il Gouveio o il Viosinho, che fino ad oggi hanno avuto rilevanza soltanto locale: e invece i vini che ne vengono fuori meritano di essere conosciuti al di fuori dei confini nazionali. La nostra presenza qui a Milano ha proprio questo significato».

Le vostre strategie di marketing?
Portare i turisti a conoscere le nostre meravigliose vallate e le piccole fattorie che producono ancora con metodi tramandati nei secoli. E poi allargare il parco consumatori: se ai giovani piacciono i cocktail, noi gli proponiamo il Porto tonico, vino bianco liquoroso con acqua tonica e una foglia di menta, o una fetta d’arancia. Bisogna sempre inventarsi qualcosa. Restando sul classico, invece, il Porto Tawny sarà sempre il miglior amico di un dolce raffinato, e il prezioso Porto Vintage di qualche formaggio saporito.

Antonio Martinho - Artigianato in fiera punta su enogastronomia Ristoranti da tutto il mondo e scuole di cucina
Antonio Martinho

Fatti i dovuti ringraziamenti al presidente Martinho, mi viene in mente che nel villaggio mondiale tutti dovrebbero darsi una mano, ad esempio facendo conoscere le esperienze di lavoro e solidarietà nate nelle aree più povere del mondo. O magari nelle più disastrate: incontrare i produttori di Amatrice, in lenta risalita dopo il terribile terremoto di Agosto, colora di umanità vera il quotidiano, speso tra corridoi affollati e stand variopinti in cerca di notizie.

«Come va ad Amatrice? Ma lei ce l’ha una domanda di riserva?». Mi guarda, taglia il pecorino fresco e accenna un sorriso Angelo Tuccini, socio del Caseificio Storico “Amatrice” insieme a Mario Masi. Ma si vede che è un sorriso un po’ teso. «Va che dobbiamo affrontare l’inverno, ieri è nevicato, le casette in legno tardano ad arrivare, si vive in roulotte. Alla mia bambina di sette anni sto raccontando che siamo ancora in vacanza e prima o poi torniamo a casa. Prima o poi».

Mi sta dicendo che la macchina dei soccorsi si è inceppata?
Non le sto a fare l’elenco dei problemi perché sarebbe troppo lungo. La nota positiva è che il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, sta dando veramente l’anima: è un esempio per tutti noi. Certo, poi ci sono anche i compaesani che hanno abbandonato la nostra cittadina, o quel che ne resta, e constatarlo fa male, nel profondo del cuore. Io e Mario, comunque, non ci arrendiamo: il nostro caseificio storico “Amatrice” ha riaperto da una settimana, siamo di nuovo in pista, il Comune sta progettando una specie di piccolo centro commerciale tutto in prefabbricati, fuori dal centro storico, qualcosa si muove, ma a fatica.

Di che cosa c’è più bisogno, adesso?
E anche qui faccio fatica a rispondere. Personalmente, io ho bisogno di uno che mi venga vicino, mi stringa forte la mano e dica: coraggio, Angelo, non sei solo. Ecco, più di tutto mi serve questa cosa.

Angelo Tuccini e Mario Masi - Artigianato in fiera punta su enogastronomia Ristoranti da tutto il mondo e scuole di cucina
Angelo Tuccini e Mario Masi

Anche per questa microlezione di umanità valeva la pena di sfidare la folla strabocchevole del ponte di Sant’Ambrogio/Immacolata, il popolo numeroso e vociante che affronta le fiere equipaggiato di tutto punto: valigie con le rotelle, zaini, carrozzine lanciate in scorribande improbabili tra una marea di piedi indifesi. Il villaggio mondiale dell’artigianato ringrazierà senz’altro tutti i visitatori, perché magari è dotato di un’anima gentile anche lui: un’anima collettiva fatta a strati, composta di migliaia di anime diverse e pittoresche, tutte impegnate in una specie di gara di operosità e solidarietà.

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