Il pesce di lago è servito sul Garda 1a rassegna a Toscolano Maderno
A Toscolano Maderno, sulla sponda bresciana del lago di Garda, prima edizione della rassegna enogastronomica dedicata al pesce lacustre. In 10 ristoranti è possibile degustare sfiziosi menù ad un prezzo promozionale. La manifestazione si conclude l'11 maggio con una cena di gala a Gardone Riviera
Nell'affascinante cornice di Toscolano Maderno (Bs) una nuova manifestazione sta andando ad arricchire le iniziative dedicate al Benaco. Si tratta della «1ª Rassegna enogastronomica del pesce di lago con gusto», che fino al 10 maggio animerà questi centri suggestivi e generosi di cultura, oltre che di bellezze paesaggistiche.Ad illustrarne le peculiarità - durante la conferenza stampa tenutasi a Brescia -, si sono avvicendati l'assessore all'agricoltura della Provincia di Brescia Gianfranco Tomasoni, il direttore dell'Istituto Alberghiero di Gardone Riviera Virgilio Dondelli e l'assessore al turismo del comune di Toscolano Maderno Ermes Buffoli.
è questo il risultato di un lavoro condotto in sinergia, teso a mettere in luce le potenzialità qualitative dei prodotti tipici bresciani, collocandoli anche nella loro relativa significatività culturale e antropologica, un progetto, quindi, rivolto ai consumatori finali. Dieci i ristoranti locali presso cui degustare, su prenotazione, gli sfiziosissimi menù al prezzo fisso promozionale di € 30,00, di cui saranno protagoniste svariate qualità di pesce del nostro Lago, particolarmente abbondanti proprio in questa prima decade di maggio, come tiene a sottolineare l'assessore Buffoli. Alla realizzazione dei piatti, con gli chef collaboreranno anche studenti dell'Istituto Alberghiero di Gardone Riviera.
Oltre al pescato fresco saranno presenti anche le profumate trote e i salmerini Armanini, conservati con processo di affumicatura e marinatura, «La tipica polenta del Garda Bresciano» composta da farine di mais autoctoni di Bedizzole macinati a pietra, una fuoriclasse delle polente, ne' mancheranno i formaggi tipici gardesani, i capperi e gli agrumi. Dei loro potenti balsami saranno generosi anche gli oli extravergini di oliva dei frantoi Bonaspetti e Olive del Bornico e i vini Chiaretto e Lugana di aziende appartenenti alla «Strada dei Vini e dei Sapori del Garda».
A concludere l'importante manifestazione la cena di gala che si terrà l'11 maggio alle ore 20 presso l'Istituto Alberghiero di Gardone Riviera, dove saranno riproposti alcuni tra i piatti degustati nella rassegna, resa possibile anche dallo sponsor, l'Alzer Impianti di Gandellini Eugenio.
Una manifestazione importante, dunque, che animerà i centri di Maderno e di Toscolano, adagiati lungo quella «Riviera dei limoni» cui Ghoete aveva dedicato un componimento poetico che inizia: "Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Aranci d'oro splendono tra le foglie scure…”. Terre alla cui bellezza e accoglienza nessuno ha potuto restare insensibile.
Ma a bellezze naturalistiche di paesaggi che si riflettono sullo specchio del Lago si uniscono anche importanti elementi del presente e del passato che appartengono alla sua gente. La pesca è stata sin dalla preistoria un'attività basilare, e tutta la riviera gardesana occidentale è diventata nel Medioevo un importante centro e mercato della la vendita del pesce, catturato per mezzo di reti, tra cui piace ricordare il «rematt». Di grandi dimensioni, eccezionalmente permetteva la cattura di considerevoli quantità di pescato, contro la mediocrità della norma, e questo gli valse appunto il nome dialettale, sintesi delle parole «ret» e «matt»: rete matta.
Il re dei pesci del Garda, almeno riferendoci al passato era il carpione, un salmonide endemico che ancor oggi vive, in ridotto numero, solo in queste acque. Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, autore di uno dei maggiori testi gastronomici del Quattrocento, il "De honesta voluptate et valetudine", ne scrive: "Mi stupisco che niente di scritto intorno ai carpioni abbia lasciato Plinio, il quale molto spesso fa menzione del Benaco, celeberrimo lago del territorio veronese, nel quale più che altrove si pescano i carpioni [l'affermazione del Platina è errata, in quanto questo salmonide vive solo nelle acque gardesane. ndr]. Questi pesci si cucinano come si preferisce. Per conservarli a lungo, non appena pescati si devono mettere sotto sale per due giorni, poi si friggono nell'olio finché sono ben cotti. In questo modo si possono conservare anche per un mese, sebbene siano meno gustosi e meno salutari, e persino di più, se sono stati cotti due volte, come altri pesci; ma se non vengono fritti non sarà possibile conservarli così a lungo".Oggi vi si pescano tinche, sardine di lago, cavedani, lucci, coregoni, e àole, le alborelle, da gustare fritte oppure seccate al sole e poi cotte in salsa di cipolle, secondo la ricetta del «sisàm», tipico piatto dei pescatori. Con questo saporitissimo composto si possono condire i «bigoli», spaghettoni rustici di pasta fresca o spalmare fette di polenta abbrustolita e utilizzare nelle varie preparazioni che ritroviamo nella gastronomia locale.
Ma che ne sarebbe di tutto questo bendiddio se non ci fosse la benedizione dell'olio, come si domanda il monaco-poeta Teofilo Folengo, alias Merlin Cocai, autore famoso delle "Macaronee", poema in "lingua maccheronica", una gustosa commistione di latino e dialetto, la cui seconda edizione fu stampata a Toscolano nel 1521. vi si legge infatti: "Come sa far tutto a puntino la natura, come tutto procede bene quando ci pensa lei! C'è un lago in Italia, che adesso si chiama di Garda, le cui acque balzan su come quelle del mare in tempesta. Si mangia sempre buon pesce da quelle parti: sardéne, anguille, carpione, tinca, trote. Ma senza il palladio liquore che valgono i pesci? Che valgono se non friggono nell'olio in una nera padella? Ecco perché tutt'intorno le rive sono cariche d'olivi e perché la vicina Brescia fornisce i suoi vasi di ferro. Nascono dunque qui, insieme, olio, pesce, pescatore e perfino la stessa padella che serve a friggerlo, il pesce".
Ma, è lecito chiedere, a cosa si ridurrebbe anche la frittura migliore, se non la si potesse annaffiare del buon vino prodotto da sempre con l'uva maturata sulle rive gardesane? Giuseppe Solito, sul finire dell'Ottocento, nel suo "Benaco" ci dà una colorita descrizione di come, prima di ogni altro, fossero gli stessi gardesani a nutrire un viscerale attaccamento verso il bacchico liquore: "I Benacensi preferiscono - ed è naturale - il loro vino a quello d'ogni altra regione. Trincano volentieri e copiosamente, veri figli di Roma antica, giovani e vecchi; i primi per render più gagliardo il sangue e crescer vigore, i secondi per medicina all'età, perché sanno che il buon vino è la poppa dei vecchi.
Nelle annate abbondanti, subito dopo la vendemmia, quando il vino non è ancor vino ma mosto, il popolo cionca l'allegro liquore nelle tradizionali scodelle, mandandolo giù come medicinale a finir la bollitura nel ventre, e di mano in mano che le scodelle si vuotano, i fumi salgono al capo, e impacciano le lingue, e annebbiano i cervelli e fan vacillare le gambe".
Pesce, olio e vino, perni (ma non sono gli unici), della cucina gardesana, celebrata nella prossima manifestazione della «1ª Rassegna enogastronomia del pesce di lago con Gusto», che propongono non solo di ricreare le papille gustative, ma, unitamente ai molti prodotti, di rimandare ad un territorio ricco di bellezze naturali, di storia e di arte.

