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Slow tourism a Marano Lagunare
Alla scoperta della natura e del gusto

£$Slow tourism$£ a Marano Lagunare 
Alla scoperta della natura e del gusto
£$Slow tourism$£ a Marano Lagunare Alla scoperta della natura e del gusto
Pubblicato il 23 giugno 2010 | 14:59

Laguna, parchi naturali, mare, bellezze architettoniche ed enogastronomia. Tutto questo è Marano Lagunare (Ud), la piccola cittadina che dà il nome alla laguna che porge sull'Adriatico il Friuli Venezia Giulia, pronta ad accogliere i turista amante della natura, della buona tavola e del buon vivere

MARANO LAGUNARE (UD) - Cinque chilometri di strade, novemila ettari di laguna di cui tremila parco regionale, un centro storico dalle architetture veneziane dominato da una torre che fungeva da avvistamento sul mare.



Duemilacinquanta abitati, che raddoppiano nei week end estivi, quattromila posti per barche e natanti di piccolo cabotaggio, due paradisi naturalistici, le foci del fiume Stella e valle Canal Novo, l'attività economica basata sulla pesca lagunare e di mare, una micro agricoltura caratterizzata da vitigni le cui radici poggiano quasi al limite della gronda lagunare, e che producono un vino bianco dal gusto sapido.

Tutto questo è Marano Lagunare (Ud), la piccola cittadina che dà il nome alla Laguna che porge sull'Adriatico il Friuli Venezia Giulia, ma dalla parlata ancorata a quella veneta. Un luogo che il primo cittadino, Mario Cepile (nella foto a destra), vuole valorizzare per accogliere un turista amante della natura, della buona tavola e del buon vivere, quello che ora viene definito lo stile "slow tourism", turismo lento.

Sindaco Mario Cepile, qual'è la peculiarità di Marano?
Marano è una piccola cittadina che fino a qualche anno fa viveva principalmente con la pesca e il suo indotto, la nautica e il turismo da week end. La nostra laguna è diversa da quella di Venezia, è più raccolta e noi stiamo cercando di preservarla il più possibile. è un luogo quasi ignorato dal turismo invasivo di massa e forse per questo che tuttora resiste incontaminato.

Mario CepileCosa offre Marano al turista?
Una decina di ristoranti, buoni, che accolgono tanti turisti che qui vengono per mangiare del buon pesce nostrano pescato di fresco, vongole, fasolari, pesce azzurro, gamberi, canestrelli, orate e branzini. Ma anche sei sagre paesane e una rassegna di eventi estivi che prevede serate musicali, teatrali, liriche, cinema all'aperto e teatro in lingua e di figura per i bambini. Abbiamo un solo albergo e una foresteria che funziona però bene nell'accogliere scolaresche in visita alle riserve naturali, autentico paradiso per gli appassionati di bird watching. Stiamo cercando di coinvolgere tutti gli abitanti per un albergo diffuso sul territorio, per dare un'accoglienza migliore al turista assieme alla possibilità di incentivare l'economia del posto.

Cosa fate dunque per far conoscere in Italia e all'estero le bellezze di Marano?
Stiamo organizzando l'Ufficio turistico, ma stiamo facendo anche degli interventi mirati sul centro storico, per renderlo più bello e vivibile ai cittadini e turisti. Per esempio stiamo levando, dove c'è, tutto il cemento per sostituirlo con la pietra d'Istria, l'elemento che ha caratterizzato l'architettura veneziana per tutto l'Adriatico nei suoi domini. E c'è anche lo stabilimento Maruzzella, chiuso da un anno, il cui assieme occupa sette - otto ettari, quasi un quarto centro storico. Chi lo acquisterà dovrà riqualificarlo pensando anche a destinare una parte a verde pubblico. Ci sono poi progetti allo studio di sviluppare aree demaniali oggi non utilizzate.

Cosa sogna di realizzare per Marano Lagunare?
Vorrei riuscire a fare tre cose durante il mio mandato: preservare l'attività della pesca, alzare i livelli della ricezione turistica e poi anche quella da diporto. Basti pensare che dieci posti barche danno lavoro a una persona. C'è una domanda molto alta da soddisfare: o lo facciamo noi o ci penseranno gli altri.

Bepi MilocoSi parla tanto di pesca, di pesce e della necessità di consumarlo, anche per via degli omega 3 e altre sostanze utili al nostro organismo. Ma il pesce costa sempre più caro e non è per tutte le tasche, ammesso che negli ultimi 20 anni lo sia stato. E i pescatori? Abbiamo voluto rivolgere alcune domande a un pescatore autentico, pressoché in pensione ormai: Bepi Miloco (nella foto a sinistra) di Marano Lagunare.

Perché non c'è più il pescatore? 
Un tempo il pescatore era formato, cioè preparato alla professione sin da piccolo; in età di 5-6 anni veniva avviato alla pesca. Il lavoro all'epoca era svolto manualmente e quindi molto pesante, per questo ogni piccolo apporto di aiuto serviva ad allevare in parte la fatica di chi ne era coinvolto. Per gli spostamenti con la barca si usavano i remi e la vela, quando il vento era amico, le reti erano calate a mano e pure il pescato raccolto a mano. Pertanto i giovani pescatori frequentavano la scuola di pesca la quale al posto dei banchi avevano per barche l'aula e il mare o la laguna. Le materie da apprendere erano dettate dallo scadenzario delle stagioni e variava la tipologia delle reti e il metodo a seconda le specie ittiche presenti e da catturare. Man mano il tempo passava il pescatore se non era proprio uno zuccone apprendeva i segreti della pesca, qualche volta rubando qualcosa ai più anziani.

Cosa è rimasto al posto di quella figura, oggi?
A dire il vero quello che rimane attualmente del pescatore tradizionale, a differenza del passato, che poi non è così remoto, una quarantina di pescatori in laguna e una decina in mare, ovvero quelli che in laguna esercitano vecchi mestieri tradizionali, sono una generazione ormai in estinzione: l'età varia da 50-60 anni e per loro il futuro non si presenta roseo.

Mi sembra di ascoltare una vecchia canzone di Edoardo Bennato: 'L'isola che non c'è”, allora, secondo te come sarà il futuro (cioè senza pescatori)?
Per quello che riguarda la previsione futura, sarà necessaria una riconversione della pesca, si intende quella più impattante, esempio quella che usa la forza meccanica tipo tubo soffiante o strascico, strumenti che hanno cambiato il mondo economico della pesca che però ora lasciano ferite profonde nell'ambiente marino. Perché queste ferite si rimargino ci vuole tempo ecco all'ora l'importanza del mantenimento delle pesche tradizionali meno impattanti e inoltre programmare l'acqua coltura in laguna e cosi dare un reddito stabile ai pescatori. 

Cosa troveremo tra 5-10 anni? 
Tra una decina di anni se non ridimensioniamo tutte le attività della nautica in generale oltre che la pesca, l'inquinamento di vario tipo, una politica oculata seria progettuale, la laguna diventerà un immenso luna park. 

Un tuo pensiero personale, una proposta forse?
Secondo il mio personale parere proporrei, anzitutto assicurare un reddito sicuro agli abitanti di Marano fruttando le caratteristiche ambientali della laguna e sfruttando l'acquacoltura individuando zone vocate a questo tipo di attività impattando il meno possibile, mantenere le pesche tradizionali quelle usate da sempre e non creano danni, questo fare del pesca-turismo. Ovviamente tutto deve essere organizzato e ben istruito dando ai giovani maranesi un futuro di seria economia e se possibile intravedere altre possibilità di sfruttamento delle condizioni ambientali.


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