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Il Gallo Nero contro i falsi cloni "Quid" di valore anche ai non soci

Il Gallo Nero contro i falsi cloni
Il Gallo Nero contro i falsi cloni "Quid" di valore anche ai non soci
Pubblicato il 15 febbraio 2011 | 11:13

Da luglio chi produce Chianti Classico e chi aprirà una nuova azienda per farlo dovrà, anche se non è iscritto al Consorzio, partecipare con un “quid” di valore che darà diritto all’uso del marchio collettivo, soprattutto per le attività di tutela, vigilanza e valorizzazione della denominazione

Tutti coloro che già producono Chianti Classico e coloro che intendono costituire una nuova azienda agricola per produrre Chianti Classico, dovranno, anche se non iscritti al Consorzio del Gallo Nero, partecipare con un 'quid” di valore che darà diritto all''uso” di questo marchio collettivo, con particolare riferimento alle attività di tutela, vigilanza e valorizzazione della denominazione. Accadrà, non più tardi del prossimo luglio, non appena i decreti attuativi del decreto legge n. 61/2010 saranno completamente entrati in vigore, in uno dei territori più importanti dell'enologia italiana e che il Consorzio del Vino Chianti Classico annuncia per 'Chianti Classico Collection”, presentazione in anteprima delle annate 2010 e 2009 e della Riserva 2008, in scena a Firenze (Stazione Leopolda), oggi e domani, 15-16 febbraio (info: www.chianticlassicocollection.it).

Si tratta di una vera e propria nuova forma di 'erga omnes”, prevista dal decreto legislativo n. 61/2010 e dal D.M. del 16 dicembre 2010 che ridisegnano il ruolo e la funzione di controllo e di tutela dei Consorzi e che quello del Chianti Classico intende rendere immediatamente operativa. «Siamo ad una svolta epocale e il Consorzio Vino Chianti Classico intende svolgere il ruolo di 'traino” nell'articolazione di tutte le nuove possibilità offerte dai citati provvedimenti - spiega Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio del Gallo Nero - si tratta di un cambiamento storico delle attività consortili, intese a salvaguardare un marchio collettivo nel quale, necessariamente, tutti i soggetti, iscritti o non iscritti al Consorzio, sono chiamati a sostenere un impegno».

Questa possibilità è data solo ai Consorzi che hanno una rappresentatività del 66% (articolo 17 del decreto legge n. 61) e quindi si taglia perfettamente per le dimensioni del Consorzio del Gallo Nero che, con oltre 600 soci iscritti, di cui circa 350 imbottigliatori, rappresenta oggi oltre il 90% dell'intera denominazione.

Con il decreto legge n. 61/2010 cambia radicalmente l'attività dei Consorzi che trovano proprio nella tutela e nella promozione una delle loro 'mission” fondamentali. Un'attività che, peraltro, il Consorzio del Chianti Classico ha messo in atto già da tempo, essendo il marchio vitienologico italiano che conta il maggior numero di tentativi di imitazione. Il Consorzio Vino Chianti Classico, che tutela uno dei prodotti di eccellenza del made in Italy, spende ogni anno 70.000 euro solo per difendere la propria immagine dai finti 'cloni” del 'Gallo Nero”, prodotti in Europa, Stati Uniti o Australia. Una task force legale permanente di avvocati ed esperti di diritto internazionale, si occupa esclusivamente della tutela del marchio. Dalla registrazione commerciale del nome 'Chianti Classico” e del suo logo (la famosissima silhouette del 'Gallo Nero”, simbolo della denominazione) in oltre 40 Paesi del mondo, al monitoraggio permanente a livello internazionale per rilevare eventuali utilizzi illegittimi. Un lavoro ingente che richiede un grande dispendio di energie e che, per sua stessa natura, 'copre” ogni tipo di contraffazione anche per i prodotti delle aziende non associate al Consorzio.

«Tutelare l'immagine del Chianti Classico - afferma Liberatore - e difenderlo dai tentativi di imitazione a livello internazionale rappresenta un costo elevatissimo a cui è giusto che partecipino tutti coloro che in qualche misura 'usano” il marchio collettivo Chianti Classico. Una possibilità che il decreto legge n. 61 giustamente rende finalmente operativa». Nel nuovo bilancio del Consorzio, peraltro, sarà possibile rintracciare l'utilizzo delle quote degli iscritti e dei non iscritti, affinchè sia possibile, con il massimo della trasparenza, verificare l'utilizzo delle risorse.

© Riproduzione riservata

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