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Salvo il Rosso di Montalcino
Il disciplinare non si tocca

Salvo il Rosso di Montalcino Il disciplinare non si tocca
Salvo il Rosso di Montalcino Il disciplinare non si tocca
Primo Piano del 08 settembre 2011 | 10:01

L'assemblea del Consorzio, che ha riunito 190 imprese delle 240 totali, ha bocciato la proposta di infrangere il tabù del 100% Sangiovese. L'ipotesi, avanzata dallo stesso Consorzio, di consentire almeno al Rosso di Montalcino di utilizzare fino a un 15% di altri vitigni è infatti stata respinta



MONTALCINO (SI) - L'Assemblea dei produttori (che ha riunito oltre 190 imprese sulle 240 totali) associati al Consorzio del Brunello di Montalcino ha respinto la proposta di modifica del disciplinare della Doc Rosso di Montalcino nell'ambito delle votazioni che si sono svolte ieri, 7 settembre: 678 i voti espressi in assemblea, di cui i 'sì” sono risultati 210, mentre i 'no” 465 (3 le schede bianche). Bocciata dunque la proposta di infrangere il tabù del "100% Sangiovese". L'ipotesi, avanzata dallo stesso Consorzio di tutela, di consentire almeno al Rosso di Montalcino di utilizzare fino a un 15% di altri vitigni è infatti stata respinta.

Come sottolineato dal presidente Ezio Rivella «è stata una decisione molto dibattuta e sofferta che evidenzia il forte coinvolgimento dei produttori riuniti nel Consorzio e che lascia assolutamente intatti la peculiarità ed il valore di una Doc di altissimo profilo internazionale. Il cambio di disciplinare del resto era tra i punti da esplorare sul mandato del nuovo Consiglio che  comunque sta portando avanti un rilevante progetto di marketing - denominato Montalcino 2015 - per anticipare gli effetti dei cambiamenti sui mercati internazionali e proiettarci nei prossimi dieci anni».

l disciplinare di produzione della celebre denominazione toscana prevede che, sia il Brunello che il Rosso di Montalcino, debbano essere realizzati esclusivamente con uve Sangiovese. Una regola, quella della produzione 'in purezza”, che se per molti continua a rappresentare una importante leva di marketing, d'altro canto è stata alla base del famoso scandalo che nel 2008 portò al blocco delle esportazioni di Brunello negli Usa.

Già tre anni fa ogni ipotesi di modifica del disciplinare fu respinta. E anche oggi a tre anni da 'Brunellopoli” tra i produttori continua a prevalere l'idea che la regola del "100% Sangiovese" sia la chiave del successo dei vini di Montalcino, le cui vendite 2011 crescono del 15%.

Il Consorzio del vino Brunello di Montalcino è nato nel 1967 all'indomani del riconoscimento della Doc, come libera associazione fra i produttori, intenzionati a tutelare il loro vino il cui prestigio sempre più andava affermandosi. Ha rappresentato in questi anni uno strumento di scrupolosa e responsabile autodisciplina, sollecitando un coagulo fra aziende vecchie e nuove, piccole e grandi, così che le consolidate e sagge abitudini sono diventate una comune strategia per il successo qualitativo. Il Consorzio tutela e valorizza tutti e quattro i vini a denominazione di Montalcino: Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino, Moscadello di Montalcino e Sant'Antimo.

I produttori sono 250 (di cui 200 imbottigliatori), tutti associati al Consorzio. Complessivamente gli ettari a vigneto nel territorio di Montalcino sono 3.500 così ripartiti: 2100 ettari coltivati a Brunello di Montalcino; 510 ettari coltivati a Rosso di Montalcino; 50 ettari coltivati a Moscadello di Montalcino; 600 ettari coltivati a Sant'Antimo Doc; la restante parte è coltivata a Igt.

Mediamente ogni anno sono prodotte 6 milioni e mezzo di bottiglie di Brunello di Montalcino, 4 milioni di Rosso di Montalcino, 80mila di Moscadello di Montalcino e 500mila di Sant'Antimo. La produzione è esportata per circa il 60% e il valore complessivo del giro d'affari del settore vitivinicolo a Montalcino è mediamente di 140 milioni di euro.


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