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di Riccardo La Palombara
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Più forte il Chianti Classico Marchesi Antinori rientra nel Consorzio

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Più forte il Chianti Classico Marchesi Antinori rientra nel Consorzio
Pubblicato il 21 febbraio 2012 | 17:55

La prestigiosa azienda guidata dal Marchese Piero Antinori rientra nella compagine sociale del Consorzio Vino Chianti Classico. L'azienda ne era uscita nel 1975. Soddisfatto Marco Pallanti, presidente del Consorzio Chianti Classico, intervistato dal direttore di Italia a Tavola Alberto Lupini

Storico rientro della Marchesi Antinori nella compagine sociale del Consorzio Vino Chianti Classico, dal quale era uscita nel 1975. La prestigiosa azienda guidata dal Marchese Piero Antinori, oggi uno dei principali produttori del territorio con Badia a Passignano Riserva, Marchese Antinori Riserva e Peppoli, va così a completare il quadro di partecipazione degli associati al più antico Consorzio vinicolo italiano di tutela e valorizzazione, che ora rappresenta la quasi totalità della produzione di Chianti Classico. Antinori era infatti l'ultima grande azienda operante sul territorio non associata al Consorzio Vino Chianti Classico.

«Sarebbe banale accostare questo importante rientro alla parabola fin troppo usurata del ritorno a casa del figlio descritta nel Vangelo - afferma Marco Pallanti (nella foto), presidente del Consorzio Vino Chianti Classico - anche perché in questo caso c'è un figlio che ha decisamente capitalizzato il patrimonio di notorietà e fama che aveva al momento della separazione. è perciò per me, come per tutti i nostri associati, un grande onore accogliere la Marchesi Antinori nel Consorzio Vino Chianti Classico. Allo stesso tempo questo rientro, oltre a riempirci di gioia, deve renderci fieri per la qualità del lavoro svolto in questi ultimi anni. Senza dubbio sono stati, e in parte lo sono ancora, anni complessi e turbolenti che hanno visto tutti, aziende e consorzio, fianco a fianco impegnati a mantenere dritta la barra del timone puntata verso la meta della qualità, per la crescita di immagine del vino a marchio Gallo Nero. Adesso con questo rilevante ingresso ci sentiamo tutti un po' più forti, pronti per un nuovo 'start up” sui Mercati di tutto il mondo».

«Siamo orgogliosi di rientrare in un Consorzio così prestigioso e attento alla cura e alla promozione del territorio e dei suoi prodotti», commenta Albiera Antinori, vice presidente di Marchesi Antinori. «Siamo produttori di Chianti Classico da secoli e siamo felici di fare nuovamente parte del Consorzio proprio ora che stiamo ultimando la nostra Cantina del Chianti Classico nel Comune di San Casciano in Val di Pesa, che sarà inaugurata a fine anno».



A proposito di novità per il Consorzio, si sta svolgendo alla Stazione Leopolda di Firenze (fino al 22 febbraio) la 'Chianti Classico Collection 2012”. In mostra le ultime annate e le principali novità del Gallo Nero. In occasione della manifestazione Alberto Lupini, direttore di Italia a Tavola, ha intervistato il presidente del Consorzio del vino Chianti Classico Marco Pallanti.

Marco PallantiCosa è cambiato in questi anni nel panorama del Chianti dal vostro punto di vista?
«Prima di tutto è cambiato il panorama del territorio: tutte le aziende hanno fatto negli ultimi 10-15 anni una grande lavoro di reimpianto dei vigneti. Ci sono molte bellissime vigne con più di 5mila piante per ettaro, con pali di legno; esteticamente il paesaggio è cambiato in meglio. Dentro la bottiglia poi, si torna a sentire la 'chiantigianità” e l'essenza del vitigno principe, che è il sangiovese»

Proprio come da anni andavamo sollecitando, inizia ad avvertirsi una minore presenza di 'legno”, giusto?
«Si avverte da tempo un miglioramento del savoir-faire delle cantine, che ha permesso alle aziende di lavorare meglio, facendo sentir meno il 'legno”. Questo gusto internazionalizzato finiva per banalizzare il prodotto. Chi è proprietario di un bel terroir come il nostro non si può permettere di banalizzarlo con un 'legno” che tutti possono avere»

E oggi la produzione di Chianti Classico come possiamo sintetizzarla?
«La produzione si aggira intorno ai 270-280mila ettolitri, cioè 30-33 milioni di bottiglie l'anno. è un vino che va su tutti i mercati ma predilige l'estero. Circa il 78% va proprio all'estero, mentre solo un terzo rimane in Italia. Questo vino sta riuscendo a collocarsi nel gotha dell'enologia mondiale»

Per quanto riguarda il mercato italiano, nel rapporto tra Gdo e Horeca le vostre scelte quali sono?
«Siamo presenti sia in Horeca che nella Gdo e non ci sono pregiudizi di alcun genere. La grande distribuzione permette di risparmiare non solo denaro ma anche tempo. Chi lavora al giorno d'oggi non può permettersi di perdere tempo, e deve poter trovare delle grandi bottiglie nella grande distribuzione. Poi manteniamo i contatti con enoteche e ristoranti, perché sono i nostri ambasciatori»

Una battuta in sintesi sull'annata che state presentando qua?
«Noi siamo stati baciati dalla fortuna. Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto una seria di buone annate come non succedeva da tempo»


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