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Brunello “truccato”, sale a 13 il numero dei produttori coinvolti

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Brunello “truccato”, sale a 13 il numero dei produttori coinvolti
Primo Piano del 07 aprile 2008 | 00:00

Sono 13 le aziende produttrici di Brunello coinvolte nell'inchiesta della procura di Siena. Lo ha detto, al termine dell'incontro con il ministro per le Politiche agricole Paolo De Castro, il presidente del Consorzio di tutela del Brunello di Montalcino Francesco Marone Cinzano (nella foto).
«Sono quattro - ha precisato Cinzano - le aziende alle quali sono state sequestrate le bottiglie dell'annata 2003, Antinori, Frescobaldi, Argiano e Castello Banfi». L'ultima azienda per almeno 600mila bottiglie.
 Francesco Marone CinzanoIl presidente del Consorzio ha ammesso di essere tra le persone, in qualità di produttore, ad aver ricevuto un avviso di garanzia. «Il danno é grave - ha detto Cinzano -, ovviamente noi vogliamo che la magistratura faccia il suo lavoro. Ma chiediamo che sia concluso in tempi brevi perché il rischio per le aziende coinvolte è forte e alcune sono già state costrette a lasciare a casa dei lavoratori». Cinzano si è fatto portavoce con il ministro De Castro della "forte preoccupazione dei 250 produttori di Montalcino".
A confermare il coinvolgimento del brunello di Castello Banfi (sequestrata l'annata 2003, 600 mila bottiglir, e 10 vitigni) era stato l'amministratore delegato dell'azienda, Enrico Viglierchio, destinatario, insieme ad un altro manager della società, Remo Grassi, di un avviso di garanzia.

«Sono sconcertato dai metodi utilizzati in questa indagine - ha dichiarato Viglierchio, presente nello stand dell'azienda a Vinitaly -. Ci si è mossi sulla base di indizi e di dati che devono essere verificati attentamente. Se c'é qualcuno che ha sbagliato, e questo è tutto da dimostrare, deve pagare, ma il rischio grave è che paghi un'intera comunità. Con il sequestro è stata bloccata praticamente l'attività dell'azienda e il conto molto, troppo salato lo si fa pagare ai nostri 400 dipendenti, cioé a soggetti oggettivamente innocenti e non a dei presunti colpevoli». "Grande  preoccupazione" è stata espressa oggi dall'assessore all'agricoltura della Regione Toscana Susanna Cenni per le notizie sull'inchiesta in cui sono coinvolte aziende produttrici del Brunello di Montalcino. «Sono preoccupata anche per l'esposizione mediatica in concomitanza con Vinitaly - ha detto l'assessore -. Auspico che l'inchiesta si concluda velocemente mettendo in rilievo le eventuali responsabilità. C'é una indagine in corso e quindi bisogna usare grande cautela. Ma bisogna dire che siamo davanti ad un grande vino, ad aziende di grande serietà. Certamente se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi ma il rischio è che la ricaduta negativa sia anche su quelli che si sono sempre comportati correttamente. Per questo confido in una rapida conclusione dell'inchiesta». L'assessore ha sottolineato che la Regione Toscana segue con grande attenzione l'evolversi della situazione. "Qui ci sono - ha osservato l'assessore Cenni - tanti produttori di Brunello che fanno bene il loro mestiere".
«L'aspetto mediatico sta facendo tanti danni rispetto a quello per cui vengono accusate le imprese; la magistratura deve naturalmente fare il suo corso". Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, a margine di una conferenza stampa al Vinitaly in merito all'indagine in corso su presunte violazioni al disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino.

Concimi, sostanze cancerogene, acqua, zucchero, acido muriatico e un quinto di mosto: questo il 'cocktail al veleno' con cui sono stati prodotti 70 milioni di litri di vino a basso costo, venduti in tutta Italia. E' quello che viene definito 'Velenitaly', lo scandalo enologico e sanitario raccontato in uno speciale dell'L'Espresso'. L'articolo illustra un sistema industriale di contraffazione che parte dalla criminalità organizzata per alimentare le grandi cantine: le aziende coinvolte nello scandalo, racconta L'Espresso, sono già 20 di cui otto al Nord e il resto sparso tra Puglia e Sicilia. Ma l'indagine è tutt'ora in corso e, scrive L'Espresso, "assume una dimensione di alto impatto per l'economia italiana, con il rischio di un danno d'immagine ben più grave di quello provocato dall'allarme sulla bufala". Inoltre, nonostante i sequestri, molte delle bottiglie sotto inchiesta sarebbero tutt'ora "pericolosamente in commercio".

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