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Terraneo (Vinarius): «In enoteca
qualità del prodotto e del servizio»

Terraneo (Vinarius): «In enoteca
qualità del prodotto e del servizio»
Terraneo (Vinarius): «In enoteca qualità del prodotto e del servizio»
Pubblicato il 14 marzo 2013 | 15:58

Dai consigli per gestire la crisi agli “Stati generali del vino” già auspicati dal predecessore Francesco Bonfio, il neo presidente di Vinarius, l’Associazione delle enoteche italiane, si racconta a Italia a Tavola

Andrea TerraneoAll’inizio dell’anno si è insediato il nuovo consiglio d’amministrazione Vinarius. L’Associazione enoteche italiane vanta ora il suo ottavo presidente, Andrea Terraneo (nelle foto), dopo Angelo Solci, Luigi Gaviglio, Giuseppe Meregalli, Marco Trimani, Giovanni Longo, Gigliola Bozzi Gaviglio e Francesco Bonfio. Il gotha del vino italiano ha realizzato, in oltre trent’anni, un patrimonio professionale che Terraneo ha tutti numeri per far fruttare. Il giovane titolare della storica enoteca La Barrique a Cascina Amata di Cantù (Co), condotta con la moglie Alessia Moscatelli, nell’intervista in esclusiva per Italia a Tavola propone alcuni temi di programma per i cento e più soci del sodalizio.

L’enoteca è una cerniera fra l’offerta della aziende e i desideri/bisogni dei consumatori. Da che parte sta Vinarius?
Riferendomi alle aziende credo che dobbiamo stare dalla parte della qualità del vino proposto; i consumatori possono contare sulla professionalità del servizio offerto ai nostri clienti.

Vinarius è impegnata verso il pubblico e le aziende. Ma la crisi che appiattisce sui prezzi bassi tende a livellare tutto e forse a vanificare il vostro sforzo?
Quello che segnali è vero, ma è figlio di un momento economico particolare che stiamo vivendo. Certo, è più difficile lavorare, ma sono convinto che la qualità paghi, quindi va perseguita questa strada. Se un operatore serio può gestire la crisi è altrettanto vero che il mercato delle enoteche è in buona parte differente da quello che illustri. Il vino non è un prodotto ripetibile all’infinito e ha sempre qualcosa da raccontare.

A metà degli anni ’80, alla crisi del metanolo si rispose con l’elevata qualità, i cru e il vignaiolo di Veronelli, con il contributo attivo di Vinarius. Oggi i vini naturali potrebbero offrire una sponda di salvezza?
Tutto ciò che serve a alzare il livello qualitativo del vino può essere utile e necessario stando sempre bene attenti all’orizzonte prossimo, senza cavalcare le onde della moda che ha il difetto di essere passeggera e rischia di svilire il prodotto che la insegue. Quindi ben vengano i vini naturali, purché non diventino un paravento per vini mediocri o un’occasione per usare il termine naturale e sdoganare tutto quello che è possibile in ogni canale di vendita.

Che risultati concreti ha dato l’accordo con le Enoiteche? Che programmi avete perché le bottiglie non rimangano chiuse da una parte e si aprano solo dall’altra?
Una grande apertura di visione dei diversi aspetti del mercato e un confronto costruttivo sui diversi aspetti comuni delle due realtà. Enoteche ed Enoiteche sono due facce della stessa medaglia: la valorizzazione del vino attraverso la nostra professionalità. Poi la differenza è solo nel bicchiere riempito o nell’incartare la bottiglia. Ma fino a quel momento c’è da trasmettere la conoscenza e la sensibilità per aver scelto quel vino e non un altro. Abbiamo sempre più enoteche che si allargano alla mescita e in Consiglio lavoriamo per offrire sempre maggiori opportunità di crescita professionale.

Andrea TerraneoL’associazione Vinarius ha fatto molto a favore delle aziende e del consumatore. Ma la gran parte dei vostri colleghi non associati sono rimasti fuori. Pensi di poterli coinvolgere?
L’ampliamento della base associativa è un punto da perseguire, sempre mantenendo saldi i criteri per aderire che sono i cardini della nostra associazione e i fondamenti della professionalità. Auspico che si possa raggiungere l’obiettivo di federarsi per essere più capillari e più vicini alle esigenze che ogni territorio richiede.

Il tuo predecessore Francesco Bonfio, nell’intervista dello scorso novembre, segnalò alcuni personaggi che potrebbero contribuire al rinnovamento: Angelo Gaja, Mauro Lorenzon, Arianna Occhipinti, Giorgio Grai. Aggiungeresti altri nomi per una sorta di “Stati generali del vino”?
L’auspicio è di arrivare a un tavolo di confronto della filiera del vino, quindi il tuo suggerimento di Stati Generali del vino è in sintonia. A questo tavolo vedrei personaggi di diverse provenienze del mondo vino, dai giornalisti analitici alla Masnaghetti ai franchi tiratori tipo Ziliani, ai produttori innovativi come Mario Pojer o aperti stile Vajra. Aggiungendo rappresentanti del Movimento turismo del vino, della Fiv e dell’Unione italiana vino, fino a rappresentanti dei ministeri interessati all’argomento.

Ndr: il progetto degli Stati generali del vino fu anticipato per la prima volta dall’ottimo scrittore e giornalista Nichi Stefi durante un incontro negli anni ’80 che offrì un divertente siparietto. Era presente un simpatico personaggio di nobile casata e che amava farsi fotografare con i figli avvolti da un tricolore sabaudo. Se ne andò gridando: «Se è rivoluzione me ne devo andare».

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Alberto Lupini


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