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Scatta il Fish dependence day Già finito il pesce italiano per il 2013

Si è già esaurito per quest’anno il pesce made in Italy. Da oggi si inizia a mangiare quello importato dall’estero. Rispetto allo scorso anno la disponibilità nazionale di pesce è terminata con una settimana di anticipo. Per effetto della crisi la forbice tra prezzo all'origine e prezzo al consumo si e sempre più allargata

 
15 aprile 2013 | 15:08

Scatta il Fish dependence day Già finito il pesce italiano per il 2013

Si è già esaurito per quest’anno il pesce made in Italy. Da oggi si inizia a mangiare quello importato dall’estero. Rispetto allo scorso anno la disponibilità nazionale di pesce è terminata con una settimana di anticipo. Per effetto della crisi la forbice tra prezzo all'origine e prezzo al consumo si e sempre più allargata

15 aprile 2013 | 15:08
 

È scattato il “Fish dependence day”, giorno in cui si è tecnicamente esaurito il pesce made in Italy e si comincia a mangiare quello importato. È Impresa Pesca Coldiretti a lanciare l’allarme sulla accresciuta dipendenza dall’estero per i consumi di pesce, con il grado di autosufficienza dell’Italia che è sceso dal 32,8% al 30,2% negli ultimi due anni secondo il report di Ocean2012.

Rispetto allo scorso anno la disponibilità nazionale di pesce si è esaurita con una settimana di anticipo a conferma delle crescenti difficoltà che devono affrontare i pescatori italiani che impiegano circa 13.500 imbarcazioni nella raccolta soprattutto di alici, vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada e sugarelli. La classifica delle produzioni per volume di fatturato vede invece primeggiare il nasello, davanti ad alici, seppie, gamberi bianchi, scampi, pesce spada, gamberi rossi, vongole, pannocchie e sogliole.


 
Il deficit nazionale potrebbe ulteriormente aumentare per effetto della crisi che ha determinato un riduzione dei prezzi di vendita ed un aumento dei costi di produzione che per circa la metà sono rappresentati dal gasolio mentre si fa sempre più grave la stretta creditizia delle banche. La forbice tra prezzo all'origine e prezzo al consumo si e sempre più allargata. Mediamente su ogni euro del prezzo al consumo agli operatori di settore sono destinati solo 25 centesimi.
 
Secondo elaborazioni Impresa Pesca Coldiretti su dati Ismea, anche per effetto della crisi, il consumo domestico di prodotti ittici è diminuito complessivamente dell’1,5% nel 2012. In calo, soprattutto, gli acquisti di pesce fresco, scesi del 3% rispetto allo scorso anno e in particolare di alici (-9,9%), calamari (-8%) e vongole. Ad aumentare le difficoltà il fatto che due pesci su tre consumati in Italia provengono dall’estero, ma attualmente la legge sull’etichettatura prevede la sola indicazione della zona di pesca che peraltro non è prevista obbligatoriamente per il pesce servito al ristorante.

Secondo Impresa Pesca Coldiretti solo rendendo obbligatoria l’etichettatura d’origine potrà essere garantita piena trasparenza rispetto alla situazione attuale in cui si moltiplicano i casi di pesce straniero spacciato per italiano. Basta pensare al pangasio del Mekong venduto come cernia, o al polpo del Vietnam spacciato per nostrano. Ma ci sono anche l’halibut atlantico spacciato per sogliola, il dentice dalla Mauritania e le vongole turche, mentre i gamberetti sono spesso targati Cina, Argentina, Mozambico o, ancora, Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa è vietato in quanto pericoloso per la salute.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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17/04/2013 12:33:42
1) C'è una pesca troppo sotto costa
problema annoso che si aggrava costantemente, i nostri mari non possono competere con l'Atlantico o i mari del nord, più ricchi e ampi. Se facessimo un rapporto delle flotte di pescherecci con l'ampiezza del mare, sicuramente saremmo sbilanciati verso i primi. Da noi ha un grande mercato l'acquacoltura, non ci da un prodotto ad elevato apporto di omega 3 come il pescato, che non a caso ha un costo tre volte superiore.
Tornando al vero problema, per me è l'elevato numero di percherecci che attingono in un mare troppo povero e spesso, con i costi che hanno, il gioco non vale la candela. Il fermo pesca da qualche risultato benefico solo per il primo mese, nel frattempo siamo obbligati a consumare pesce proveniente da altri paesi. Altro problema: molti pescatori operano troppo vicino alla riva soprattutto nelle ore in cui i controlli non sono efficienti rovinando così il novellame di vongole e pesce azzurro ma nessuno dice nulla e il gatto si morde la coda perchè così facendo la produzione sarà in continuo calo e i prezzi in continua crescita. Non è il pescatore sportivo che causa danno all'equilibrio ma guarda caso è il più controllato ed ha maggiori restrizioni. Grazie
Paolo Pani
enogastronomo
quiescenza


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