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Territorio, agronomi e forestali lombardi
intervengono sulla legge regionale

Territorio, agronomi e forestali lombardi
intervengono sulla legge regionale
Territorio, agronomi e forestali lombardi intervengono sulla legge regionale
Pubblicato il 08 gennaio 2014 | 15:30

I dottori agronomi e dottori forestali lombardi hanno presentato un contributo in vista della revisione della legge regionale n.12 del 2005. Prevenzione del dissesto e riduzione del consumo di suolo tra gli obiettivi

Gianpietro BaraNei giorni scorsi la Federazione degli Ordini dei dottori agronomi e dottori forestali lombardi ha presentato un’articolata proposta in vista della revisione della Legge regionale n.12 del 2005 - che detta le norme di governo del territorio lombardo, definendo forme e modalità di esercizio delle competenze spettanti alla Regione e agli enti locali - in merito alla quale la Regione Lombardia ha recentemente avviato un processo di consultazione con le rappresentanze interessate alla tutela del territorio.

«La nostra categoria - dichiara il presidente della Federazione lombarda, Gianpietro Bara (nella foto) - ha manifestato la piena disponibilità a collaborare con la Regione al fine di addivenire in tempi brevi ad una legge di governo del territorio che sia in grado di sostenere e premiare la corretta gestione del territorio lombardo anche ai fini della prevenzione del dissesto e della riduzione del consumo di suolo: il tutto con la chiara consapevolezza che il contributo dei dottori agronomi e dei dottori forestali all’interno dei team di pianificazione è irrinunciabile, considerando che il territorio extraurbano, agricolo o forestale, rappresenta tuttora la componente predominante della superficie territoriale regionale».

La Federazione invita da tempo gli amministratori pubblici ad effettuare scrupolose valutazioni dei costi-benefici derivanti dalla trasformazione di ulteriore suolo agrario e ad adottare atteggiamenti prudenti e lungimiranti, ricorrendo - anche in sede di Vas - ad adeguati indicatori per la contabilizzazione dei costi, diretti ed indiretti, derivanti dal consumo di suolo.

Tali costi gravano infatti sulla collettività e attualmente non vengono quasi mai considerati. Nella maggior parte dei casi, adottando tali criteri di valutazione, risulta preferibile, per la collettività recuperare aree già urbanizzate (spesso inutilizzate o abbandonate), così come attivare adeguate politiche di recupero e valorizzazione del patrimonio edilizio già esistente.

Per tale motivo «la tutela del suolo agricolo ed il freno al consumo di suolo - fa notare Bara - non devono essere visti come necessità contrapposte rispetto allo sviluppo del settore edile. Tuttavia occorre rendersi definitivamente conto del fatto che è necessario dare sistematicamente nuova vita e nuove funzioni ad edificazioni obsolete o dismesse, riqualificando dal punto di vista energetico, antisismico e paesaggistico il vasto patrimonio edilizio esistente, che è già probabilmente sufficiente a soddisfare la domanda potenziale per molti anni».

La proposta dei dottori agronomi e dottori forestali lombardi contiene inoltre precise valutazioni in ordine ai Piani di governo del territorio di competenza dei comuni. «I Pgt dovrebbero comprendere norme che preservino la destinazione agricola dei suoli - afferma Tiziana Stangoni, coordinatrice del dipartimento “Paesaggio e pianificazione territoriale” - tenendo in adeguata considerazione il carattere multifunzionale dell’attività agricola ed i servizi ecosistemici ad essa collegati e non la mera produttività economica».

«Sarebbe inoltre auspicabile che i Piani di governo del territorio - aggiunge Mario Carminati, membro dello staff del Dipartimento - compensassero le difficoltà del comparto agricolo mediante nuove forme di remunerazione delle prestazioni ambientali e delle funzioni di presidio territoriale svolte dalle aziende agricole, incentivando ad esempio forme più efficaci di valorizzazione dei prodotti di qualità e di tutela attiva dei rispettivi luoghi e paesaggi di produzione, anche attraverso adeguate forme di partecipazione della cittadinanza e dei consumatori».

La Federazione lombarda ritiene infine che, allo scopo di garantire un’adeguata tutela e valorizzazione delle aree agricole, sia necessaria una puntuale pianificazione sovra comunale, che possa ad esempio fornire ai Comuni facenti parte di un medesimo comprensorio, precise linee guida e indirizzi per il governo del territorio agroforestale.

«Questa nostra proposta - chiarisce Bara - non mira certo a privare i singoli Comuni della facoltà di pianificare il proprio territorio, bensì punta a fornire alle comunità locali indirizzi e criteri di giudizio più articolati e meglio rispondenti alle esigenze dei diversi ambiti territoriali della regione. L’estensione delle aziende agricole e le caratteristiche del territorio non dipendono infatti dai confini amministrativi comunali: in una fase storica particolarmente delicata, in cui oltretutto viene messa in discussione l’esistenza stessa delle Province, il livello di pianificazione sovra comunale può consentire economie di scala e rispondere a indiscutibili principi di semplificazione normativa e procedurale».

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