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Gambe gonfie a causa del caldo
Come combattere l'insufficienza venosa?

Gambe gonfie a causa del caldo 
Come combattere l'insufficienza venosa?
Gambe gonfie a causa del caldo Come combattere l'insufficienza venosa?
Pubblicato il 30 agosto 2014 | 11:43

In estate le alte temperature causano la vasodilatazione e aumentano i problemi delle persone che soffrono di insufficienza venosa e che con il caldo devono prestare ancor più attenzione alle loro gambe

Nonostante l’estate, ormai agli sgoccioli, non sarà ricordata come una tra le più calde, è bene ricordare che il caldo non è sempre la “compagnia” più adatta, soprattutto se si soffre di insufficienza venosa e varici. Riportiamo l’approfondimento in merito e il commento di un esperto, tratti da Humanitasalute.it.




«Molto spesso è questo il problema degli edemi degli arti inferiori - spiega Athos Popovich, chirurgo vascolare in forza all’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare I di Humanitas - e che il calore acuisce. Il caldo favorisce lavasodilatazione e quindi per chi soffre di insufficienza venosa ciò si traduce in un peggioramento».

In tutti gli altri casi, invece, la gambe gonfie potrebbero essere la spia di altri malesseri: disturbi cardiaci, renali o linfedemi. Ricercare la causa è la prima mossa: chi presenta delle varici evidenti, infatti, potrebbe ugualmente soffrire di insufficienza venosa che si presenta in tre gradi: lieve, moderata e grave.

«L’esame scriminante per la diagnosi di insufficienza venosa - continua lo specialista - è l’ecodoppler venoso degli arti inferiori. Grazie a questo possiamo capireil grado di incontinenza venosa e la successiva terapia, sia medica che chirurgica».

Le gambie gonfie, una malattia professionale
Non c’è un periodo della vita più adatto di altri a fare questo esame, ma appena si presentano i problemi è bene sottoporre i sintomi al medico di famiglia e, eventualmente su suo consiglio, a uno specialista.

«L’insufficienza venosa - aggiunge il dottor Popovich - è una malattia prevalentemente legata alla familiarità. La frequenza è maggiore se ci sono familiari diretti che soffrono del problema. Ma anche la professione è un fattore di rischio: chi svolge un lavoro che costringe per molto tempo in piedi, come parrucchieri, baristi, camerieri oppure in posizioni obbligate da mantenere a lungo, come ad esempio i camionisti, corre un pericolo maggiore di insufficienza venosa».

Per “arginare” il problema varici, spiega ancora Popovich «il consiglio è sempre quello della calza elastica, che comprimendo le vene evita il riempimento delle varici o limita la vasodilatazione. Certo questo è un mezzo molto sgradito con il caldo. Anche gli integratori venotropi possono aiutare, ma il consiglio, soprattutto se si staziona in luoghi caldi, è quello di rinfrescare di frequente le gambe, tenendole all’ombra o bagnandole con acqua fresca».

L’unica terapia definitiva per le vene varicose è la chirurgia. «Tra i tanti metodi noi prediligiamo la safectomia tradizionale - dice Popovich - che riduce il rischio che il disturbo si ripresenti. Il vantaggio di praticarla con anestesia locale associata ad una breve sedazione e non in anestesia generale è che il paziente dopo l’intervento, che dura al massimo tra 20 e 40 minuti, dopo 1-2 ore è in piedi e può tornare a casa».

Subito dopo l’intervento, oltre alle terapie indicate dal medico e ai controlli, «è bene che il paziente torni a muoversi presto, in modo da favorire il riassorbimento degli ematomi. Non deve star fermo e se si siede deve tenere le gambe in scarico. L’unica precauzione è quella di non guidare per circa 10 giorni».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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