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Salutarsi con i pugni chiusi
tiene lontani germi e malattie

Salutarsi con i pugni chiusi 
tiene lontani germi e malattie
Salutarsi con i pugni chiusi tiene lontani germi e malattie
Pubblicato il 14 settembre 2014 | 15:04

Secondo un recente studio, sostituire la classica stretta di mano con il saluto fatto picchiando i pugni, utilizzato da molti giovani, contribuirebbe a diminuire la trasmissione di germi portatori di malattie

Salutarsi picchiando i pugni è diventata una moda fra i giovani, ma secondo i ricercatori dell'università gallese di Aberystwyth, sarebbe un bene se si diffondesse anche fra gli adulti; il cosiddetto “fist bump” diminuirebbe infatti la possibilità di trasmissione delle malattie. Riportiamo per intero l’approfondimento in merito, tratto da Humanitasalute, insieme al parere del dottor Matteo Moro di Humanitas.



Lo studio, pubblicato sull’American Journal of Infection Control, ha messo a confronto la probabilità di trasmettere germi attraverso la classica stretta di mano, il “cinque in alto” e il “saluto con i pugni”. Conclusione? Il rischio è molto più alto durante la stretta di mano, che sarebbe quindi da evitare. E se proprio non si riesce a farne a meno, tanto è ormai radicata nella nostra cultura, gli scienziati britannici suggeriscono almeno di ridurre il tempo di contatto fra i palmi e la forza della stretta.

Ecco il parere del dottor Matteo Moro, responsabile Risk Management nell’ambito della Direzione Medico Sanitaria di Humanitas.
 
Trasmissione malattie, una premessa importante
I microrganismi (germi) sono normalmente presenti nel nostro corpo, e non è sempre facile classificarli come “buoni” o “cattivi”. Infatti il nostro corpo (macro-organismo) è in realtà un “albergo” che ospita tanti “micro-organismi” in quantità e tipi differenti a seconda delle varie zone, ma che comunque contribuiscono in maniera fondamentale a molteplici funzioni del nostro organismo, in particolare metaboliche eimmunitarie. All’interno del nostro intestino, ad esempio, è nota la presenza di numerosi germi "buoni", indispensabili per evitare una colonizzazione da parte di quelli "cattivi". Anche la nostra pelle è normalmente ricca di batteri quali stafilococchi e micrococchi, che classifichiamo tra i “buoni”, almeno finché restano lì. Ma come interagiamo con i nostri “ospiti”?

Il rapporto tra micro e macro-organismi
Prendiamo ad esempio il caso della mano:
  • Contatto o contaminazione: può avvenire attraverso una stretta di mano o toccando un oggetto. I microrganismi passano da una superficie all’altra, contaminandola. Poiché i microrganismi arrivati, se non trovano il modo di moltiplicarsi, muoiono nel giro di poco tempo, il contatto di per sé non è mai un problema, ma può essere sufficiente ad esempio per portare al nostro naso il virus influenzale e stenderci così a letto per qualche giorno.
  • Colonizzazione: avviene quando il microrganismo si moltiplica e quindi diventa persistente, ad esempio negli strati profondi della pelle oppure se sulla cute sono presenti piccole lesioni. Con la colonizzazione aumenta la probabilità di trasmissione dei germi ad altre persone o quella di trasportarli in sedi del nostro corpo più “delicate” e a rischio d’infezione (mucose, ferite, etc.).
  • Infezione: il microrganismo non solo si moltiplica, ma provoca la reazione del nostro sistema di difesa con la produzione di anticorpi. Finisce quindi la collaborazione o anche solo la tolleranza e si crea un rapporto conflittuale tra i macro e i micro-organismi. L’infezione si accompagna ai classici sintomi dell’infezione (gonfiore, dolore e pus in un’infezione della pelle, oppure febbre e tosse per l’influenza), ma in alcuni casi può rimanere asintomatica.
Se la contaminazione è frequente, colonizzazione e infezione sono molto più rare, proprio per la presenza dei nostri germi abituali, per le buone regole igieniche che adottiamo e per l’efficienza del nostro sistema di difesa.
 
La contaminazione della mano
La mano è una delle parti del corpo che più facilmente si contamina e che altrettanto facilmente trasmette questi microrganismi nelle sedi “sbagliate”. Nello studio presentato, i ricercatori si sono soffermati perciò proprio su questo primo passaggio, che è la condizione fondamentale per arrivare all’infezione (se il microrganismo non “arriva” neppure, di sicuro non potrà creare problemi). E hanno confrontato i 3 tipi di saluto dopo aver contaminato artificialmente la mano di alcuni volontari che hanno indossato guanti di gomma imbevuti di Escherichia coli, uno dei microrganismi più comuni presenti nell’intestino umano. I risultati non lasciano dubbi: la stretta di mano trasmette i microrganismi 2 volte in più del “cinque in alto” e 20 volte in più del “saluto con i pugni”. Anche la forza e la durata del contatto tra le mani influiscono sulla trasmissione dei germi.
 
Salutarsi dunque col “fist bump”?
Effettivamente i risultati dello studio confermano sperimentalmente una realtà facilmente comprensibile, le conclusioni degli autori («il saluto coi pugni è semplice, gratis e più igienico») sono inattaccabili. Adottare la nuova tendenza introdotta dai giovani potrebbe avere unbeneficio in generale e ancor più in ambito sanitario, soprattutto ospedaliero, oppure in specifici contesti, come ad esempio durante la stagione influenzale. Non sarà facile cambiare abitudini consolidate, di buona educazione per giunta. Ma perché non provarci?

© Riproduzione riservata

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