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Cartoni per pizza da asporto, guida al consumo etico

Cartoni per pizza da asporto, guida al consumo etico
Cartoni per pizza da asporto, guida al consumo etico
Pubblicato il 09 luglio 2008 | 00:00

Il pizzaiolo di fiducia sforna una bella margherita, una capricciosa o una marinara. Poi, ancora fumante, la ripone nel cartone per l'asporto, spesso decorato con stampe colorate ed evocative della tradizione nazionale. Richiude il cartone e via. La maggior parte delle volte la pizza viene consumata direttamente nel cartone oppure riscaldata nel forno (se il tragitto dalla pizzeria a casa è lungo). La fine del cartone è scontata: dritto nei rifiuti solidi tra carta e cartone. Quella della pizza anche!
Nessun problema, quindi. Fino a che non si mette in dubbio la sicurezza dei cartoni per la pizza. Nel 1994 si parlava di cartoni per pizza 'tossici” (realizzati con materiali non adatti, rifiuti cartacei, sostanze impure). Nel 2006 si è tornato a parlare di imballaggi non perfettamente a norma, rischiosi durante il trasporto e il contatto con l'alimento. Ed eccoci al 2008: a risollevare il problema è arrivata un'indagine realizzata dall'Unione nazionale consumatori, secondo cui il 90% dei produttori utilizzerebbe come materia prima cartoni che hanno un contenuto di macero mai inferiore al 20%. Nonostante per legge i contenitori per pizza debbano 'essere prodotti esclusivamente con carte di pura cellulosa e senza contenuti di macero” (Decreto ministeriale 21/3/1973), l'Unione denuncia che viaggiano in cartoni non a norma oltre 2 milioni di pizze da asporto, con effetti che potrebbero ripercuotersi anche sulla salute dei consumatori.  Analisi effettuate su alcuni campioni hanno rilevato la presenza dell'ormai noto DIPB (diisobutiliftalato), un solvente utilizzato nel riciclaggio della carta per togliere inchiostri e coloranti, nocivo e facilmente trasferibile sulla pizza.
Senza lasciarsi andare a giudizi sommari, è interessante analizzare il decreto, da una parte, e dall'altra capire come si muovono alcune grandi aziende produttrici di imballaggi in Italia. L'obiettivo è di creare coscienza in primo luogo nel pizzaiolo che si trova a scegliere un fornitore piuttosto che un altro e poi nel cliente-consumatore.
Secondo l'articolo 6 del Decreto ministeriale 21/3/1973 'le imprese che producono oggetti destinati a venire in contatto con sostanze alimentari sono tenute a controllarne la rispondenza alle norme ad essi applicabili e a dimostrare in ogni momento di aver adeguatamente provveduto ai controlli ed accertamenti necessari”.
Perciò'le indicazioni previste devono essere scritte in modo visibile, chiaramente leggibile ed indelebile:
a) al momento della vendita al consumatore, sui materiali e sugli oggetti o sugli imballaggi oppure su etichette apposte sui materiali e sugli oggetti o sui loro imballaggi, oppure su cartelli indicatori chiaramente visibili ai clienti, posti nelle immediate vicinanze dei materiali e degli oggetti”.
La legge sembra tutelare la trasparenza. Ma, come denuncia l'Unione consumatori, ci sono aziende che non seguono le regole e producono cartoni non certificati e rintracciabili. Questo fenomeno è frequente soprattutto per i produttori esteri, per cui la legge italiana non è obbligatoria; per quelle aziende italiane che comprano la materia prima da terzi e non rispettano i controlli a vantaggio di maggiori guadagni, oppure per quelle aziende italiane che esportando anche all'estero cercano di arrotondare sul prezzo e sulla qualità anche sul territorio nazionale.
Ma è altrettanto vero che ci sono aziende che queste regole le seguono e che fanno della sicurezza un punto di riferimento che gli permette di emergere sul mercato e di continuare a crescere. Il motto della Paper Mill di Seggiano di Pioltello (Mi), ad esempio, è che «dipende tutto dall'imballaggio». Da 21 anni e per una produzione di 320mila cartoni al giorno. Luana Nervo, titolare, conferma che: «tutta la produzione dell'azienda è realizzata con carta 100% alimentare, certificata Iso e Cee, rintracciabile attraverso il numero di Lotto riportato all'esterno della confezione». Per rispondere al fatto che non c'è abbastanza trasparenza in questo settore e che ci si trova davanti spesso a materiali scadenti la Nervo risponde che «ogni consumatore può, attraverso il numero di Lotto, risalire a chi produce la carta e verificare la sicurezza e il rigore con cui sono realizzati i cartoni per pizza. Come richiede la legge». La Lombardia è ricca di aziende di questo settore.
Alessandro Maiolo, responsabile commerciale della World Box di Rivolta d'Adda (Cr) ci ha dato qualche informaziome tecnica. «Il prodotto di qualità è realizzato solo con carta vegetale sia per la microonda esterna che per la copertina interna del cartone. La nostra carta è alimentare, garantita, e riportiamo sul retro del cartone tutte le diciture obbligatorie per legge (numero Comieco in primis)». Per capire come mai esistono aziende che operano diversamente, Maiolo risponde che «la concorrenza sul mercato italiano è alta, ci sono aziende che producono e vendono a prezzi davvero inferiori. Ma in World Box non vogliamo essere penalizzati o fuori legge, quindi puntiamo alla qualità, proponendo il prodotto finale a un prezzo leggermente più alto».
Anche se nei Paesi esteri i controlli sono più blandi e il rischio di trovare cartoni 'contaminati” è più alto «la World Box esporta il prodotto certificato anche all'estero, ma è un iter raro». Il quadro che si dipinge è complesso, fatto di cavilli legali. Gli esempi riportati rivelano comunque una certa attenzione da parte delle aziende.
Dalla parte di chi i cartoni 'li usa” e non 'li fa” non guasterebbe cominciare da una lettura approfondita del cartone, del retro e della composizione della carta. A partire dal pizzaiolo. Come si dice, la conoscenza è il miglior strumento di marketing e di sicurezza.

Conoscere in sicurezza
Il primo passo che il pizzaiolo deve compiere per avere la certezza che i cartoni che utilizza per le sue pizze da asporto siano a norma è la lettura approfondita dei codici, dei simboli e delle diciture legali stampate sul retro del cartone. Consultando direttamente la sua azienda fornitrice o un consulente legale. Anche il prezzo può essere un buon rivelatore di qualità: se è troppo 'stracciato” è meglio alzare il livello di attenzione.
In caso non ci sia nessuna dicitura stampata, sorge il dubbio che il cartone non sia 'sicuro al 100%”.
Per rispondere alle domande di un cliente troppo scrupoloso o 'impaurito” dai vari allarmi sui cartoni si possono sfruttare piccoli accorgimenti che tendono a rassicurare e a rafforzare il rapporto diretto. Il pizzaiolo può suggerire di evitare di mettere la pizza in forno con tutto il cartone per riscaldarla; oppure evitare di mangiarla direttamente nel cartone. In casi di zelo estremo lo stesso pizzaiolo potrebbe premurarsi di avvolgere la pizza appena sfornata con della carta oleosa bianca prima di riporla nel cartone.
 

di Greta Nicoletti

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Imballaggi per pizza, una questione aperta. Il 90% dei cartoni non è a norma

© Riproduzione riservata

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