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Le bollicine italiane tengono Crollano i consumi di Champagne

Pubblicato il 06 maggio 2009 | 16:17

Si è chiuso a Valdobbiadene (Tv) il IV Simposio sui vini spumanti. Il mercato degli spumanti italiani negli ultimi 5 anni si è consolidato in volumi e in valore, ma bisogna crescere in mercati nuovi. La nuova Ocm parla di mercato e di liberalizzazione, molto meno di produzione e poco di aiuti

 VALDOBBIADENE (Tv) I dati economici del primo quadrimestre 2009 delle bollicine italiane segnano ancora un dato positivo di crescita sui mercati stranieri, soprattutto Usa e Regno Unito, controtendenza rispetto a tutti gli altri prodotti. Attualità e futuro del valore dei vini spumeggianti nazionali, sono stati i temi centrali del 4° Simposio del 4 maggio. In particolare è emerso che la spumantistica italiana deve dotarsi di una strategia complessiva e integrata per guardare al futuro con prospettive favorevoli. Margini di crescita in qualità e in consumatori nazionali e stranieri è ancora ampissima. Cresce di poco (+0,5%) la quantità, meglio (+1,5%) il valore, un buon segnale se raffrontato al crollo di altri vini effervescenti come Champagne (circa - 20% quantità, - 35% valore), primi dati pervenuti da Usa, Regno Unito, Canada e Singapore.

Michele Zanardo, vice presidente Comitato vini, nel portare i saluti del ministro Luca Zaia, è preciso: «La nuova Ocm parla di mercato e di liberalizzazione, molto meno di produzione e sempre meno di aiuti. Occorre essere vigili, ma dinamici». Un messaggio ripreso e sottolineato in conclusione da Federico Castellucci, direttore dell'Organizzazione mondiale intergovernativa del vino di Parigi: «Il mercato degli spumanti italiani negli ultimi 5 anni si è consolidato in volumi e in valore, ma bisogna crescere in mercati nuovi e nei paesi nuovi consumatori con sistemi forti e semplici. Il consumatore mondiale ha sete di vini e gli spumanti rispondono ad attuali e moderne esigenze di consumo». Nella mattinata le 10 relazioni su viticoltura ed enologia delle principali università hanno fatto il punto sulla qualità e sui percorsi ancora evolutivi della cura e gestione dei vigneti specializzati, dei vitigni, delle uve e dei vini con particolare riferimento alle esperienze Docg di Asti e Franciacorta, di Doc Trento e Prosecco.

Giampietro ComolliPresenti i direttori di Istituti di viticoltura e enologia di tutta Italia, da Milano a Piacenza, da Verona a Conegliano, da Torino a Ancona, da Teramo a Palermo, da Foggia a Cremona. Nelle parole dei moderatori, i docenti Vasco Boatto di Padova e Aureliano Amati di Bologna, la valutazione che le produzioni nazionali sono cresciute in qualità, ma sono oggi i dettagli tecnici che possono ancora migliorare. è quanto emerso dagli interventi tecnici di Fabio Sgarzi di Siad per il controllo delle temperature delle uva pressate e di Giancarlo Vason della Vason Enologica sull'utilizzo di lieviti e prodotti naturali che non modifichino le caratteristiche delle uve e del territorio.

In sintesi i lavori si sono conclusi con l'arrivederci del patron del Forum Spumanti&Bollicine Giampietro Comolli (nella foto): «è necessario rispettare il ricco patrimonio italiano e le identità più affermate, ma in una ottica strategica diversa a seconda del mercato e dei paesi esteri che reclamano messaggi chiari,precisi e semplici. Le identità di prodotto e di tipologia legate ad un territorio noto e ampio sono le prerogative in ordine di importanza che si devono attuare nel breve periodo. Prosecco Doc e Franciacorta Docg sono gli esempi da imitare in una logica nazionale. Troppi nomi e senza una forza specifica da dedicare in esclusiva per estero difficilmente si fa il salto di notorietà. Il futuro del vino italiano si gioca tutto sui mercati esteri e sui consumatori interessati, ma senza storia”. L'appuntamento del 2010, come dichiara il sindaco di Valdobbiadene Pietro Giorgio Davì, verterà sulla forza di filiera e di prodotto verso i mercati esteri.


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