Aspetto sgraziato, buccia bitorzoluta e rugosa, nome scientifico significativo, Citrus monstruosa, uno degli agrumi più rari d’Italia. Un frutto antico di cui non si conosce esattamente l’origine, si ha testimonianza di almeno tre secoli, la teoria più accreditata è quella che si tratta di un ibrido naturale di epoca medioevale, originatosi in seguito ad incroci tra agrumi locali, probabilmente tra cedro e limone anche se alcuni studiosi parlano di cedro e pompelmo. La specie è diversa da entrambi per caratteri sia dell’albero che del frutto. È di fine settecento la prima citazione in un saggio sulla biodiversità vegetale e animale della Sardegna del botanico sassarese Andrea Manca Dell’Arca che la cita presente in alcune coltivazioni a Milis, in provincia di Oristano.

Pompia tra gli agrumi rari in Italia Ideale per preparare dolci e liquori (foto: www.siniscolaturismo.it)
foto: www.siniscolaturismo.it

Diffusa in Sardegna e coltivata nelle campagne di Siniscola, capoluogo della Baronia nella parte centro orientale dell’isola, a 50 km da Nuoro, la pompia è un frutto di colore giallo che a maturazione avanzata diventa ambrato e può arrivare a pesare quasi un chilogrammo. La forma del frutto è schiacciata, più larga che lunga, talora con diametro doppio rispetto alla lunghezza e si presenta, anche su una stessa pianta, da liscia a rugosa con consistenti costolature e bitorzoli che ne modificano fortemente l’aspetto. La pianta un alberello con rami spinosi ad andamento verticale, i frutti, che non si possono consumare al naturale, si raccolgono a mano dalla metà di novembre fino a gennaio e si vendono non a peso, ma a dozzina. La polpa è poco succosa e particolarmente acida.

La pompia ha un fortissimo legame storico con il territorio, infatti deve la sua sopravvivenza al fatto che nel solo comune di Siniscola ha trovato utilizzo nella preparazione dei dolci tradizionali del paese, “sa Pompìa intrea” e “s'Aranzata”. La sua originalità sta sicuramente nel fatto che nella preparazione del dolce si gratta via la scorza del frutto e si utilizza l'albedo (parte bianca sotto la scorza) buttando via la polpa interna, parte che normalmente si mangia.

“Sa pompìa intrea” (ovvero il frutto intero) è una sorta di palloncino vuoto a base di buccia della pompia, bollita per molte ore e immersa nel miele millefiori, “sa pompìa prena” se si aggiungono le mandorle tritate. La canditura con il miele smorza l'acidità del frutto mantenendo un sottile e gradevole sapore amarognolo. Il frutto viene confezionato nei barattoli di vetro o terracotta ricoperto con la gelatina di cottura o con del miele conservato al riparo da fonti di luce e calore in modo da mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche, l'unica cosa che può mutare è il colore che col passare del tempo diventa più scuro.

Con la pompia candita, a filetti, si prepara anche la “s'aranzata”, una torta composta di pezzetti di pompia, mandorle, miele millefiori e spolverata con piccoli confettini di zucchero colorati, tagliata a rombi si serve rigorosamente su foglie d'arancio o limone, da consumare accompagnata da vernaccia o vino bianco secco. Un dolce ricordato da Grazia Deledda nel suo libro “La chiesa della solitudine”, ma la sua presenza viene documentata già nel XVIII secolo e nel Dizionario dell’Angius-Casalis (1833-1856). Sa Pompìa, nelle sue varianti, è ancora un dolce esclusivo, un tempo, riservato a pochi per gli ingredienti rari e costosi quali il miele e lo zucchero, veniva offerta solitamente in occasioni speciali di festa, Natale e Pasqua, ed era il regalo per i testimoni di nozze ed i padrini dei propri figli.

La scorza eliminata nella preparazione dei dolci viene utilizzata per preparare un liquore da servire freddo come digestivo. Il frutto viene usato in tantissime preparazioni alimentari, tra cui la panna cotta, granite, gelati, sorbetti e marmellate e spalmata sulle carni dona un piacevole contrasto di sapori. Ed anche una birra delicata e profumata con l’aggiunta di miele di asfodelo.

La riscoperta di questo frutto si è avuta alla fine degli anni ‘90 del secolo scorso, quando a Siniscola si è deciso di impiantare una coltivazione estensiva di pompia, per un progetto di agricoltura sociale che ha visto coinvolto il comune di Siniscola e il Centro di igiene mentale. Grazie all’unione di cinque produttori, nel 2004 è nato il Presidio Slow Food per salvaguardare questo raro esempio di biodiversità.

Il frutto della pompia veniva e viene utilizzato per altri scopi oltre che per quello alimentare. La polpa serviva per lucidare il rame, l'ottone e l'oro in quanto il succo molto acido, corrode le ossidazioni. Secondo gli studi e le sperimentazioni fatte dall’Università di Sassari si è accertato che le proprietà del frutto risultano utili anche in campo medico e cosmetico. I principi attivi possiedono importanti proprietà antinfiammatorie, antimicotiche, antibatteriche e antivirali. L’olio essenziale estratto dal frutto può essere una base essenziale per una linea di nuovi farmaci naturali.

La pompia è stata ospite a Expo 2015 e una giovane produttrice agricola siniscolese con il suo liquore ha vinto l’Oscar green 2016, premio promosso dalla Coldiretti e dedicato all’innovazione in agricoltura.