La collezione Giuseppe Iannaccone approda a Bergamo, a Palazzo Creberg, dopo aver appassionato e stupito nei mesi scorsi il numeroso pubblico della Triennale di Milano. Italia 1920 - 1945 è il titolo dell’esposizione diretta da Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione Creberg, e curata da Rischa Paterlini e Paola Silvia Ubiali. Si compone di oltre settanta capolavori d’arte italiana degli anni tra le due Guerre, provenienti dalla straordinaria collezione dell’avvocato Giuseppe Iannaccone, e sarà allestita nel Palazzo Storico del Credito Bergamasco fino all’1 giugno 2017.

L’arte italiana tra le due guerreA Bergamo la collezione Iannaccone

«Quello evocato nella collezione Iannaccone è un territorio in parte ancora inesplorato - sconosciuto ai più - ma ricco di valori profondi, un mondo di gioie e drammi, un universo costellato di micro-narrazioni e di vicende vissute che hanno contribuito alla costruzione della storia dell’arte e della cultura del nostro paese nel cruciale periodo che va dal primo dopoguerra al secondo conflitto mondiale» afferma Angelo Piazzoli.

Giuseppe Iannaccone inizia a collezionare alla fine degli anni Ottanta, per passione e curiosità, e trova nell’arte un rifugio intimo e personale, un luogo dell’anima accessibile solo a lui dove ricevere conforto e sostegno al di fuori della vita di tutti i giorni. Per l’avvocato Iannaccone l’opera d’arte è qualcosa di sublime, che alimenta lo spirito e che astrae lo spettatore, finché la contempla, fino a donare un’emozione senza tempo. Negli anni la sua raccolta è cresciuta senza seguire apparentemente un preciso ordine storico-cronologico, ma affidandosi a un gusto che si è andato raffinando e a un sapere sempre più qualificato, lontano dalle mode del momento, libero dalle responsabilità e dai vincoli didattici a cui un museo pubblico dovrebbe rispondere se volesse rappresentare il periodo tra le due Guerre, senza preoccuparsi del mercato, arrivando spesso a opere decisive di artisti che per qualità pittorica e datazione aprirono la strada a un nuovo modo di fare pittura, segnando un momento significativo di cambiamento.

L’arte italiana tra le due guerreA Bergamo la collezione Iannaccone

«Era da tanti anni che desideravo realizzare una mostra pubblica della mia raccolta» commenta Iannaccone. «Ritenevo che ormai la collezione, dopo decine d'anni di ricerca di opere storiche, dopo aver messo insieme i protagonisti dell'espressionismo italiano tra le due Guerre, rappresentasse una bella storia, una storia vera del nostro Paese che meritasse di essere raccontata, che dovesse essere conosciuta da tutti. Il mio sogno era che fosse un'Istituzione Pubblica ad accorgersi della mia raccolta e, in particolare, desideravo che fosse Milano, la mia amata Milano, la mia città adottiva a chiedermi di esporla e di raccontarla ai miei concittadini. Avevo deciso che avrei respinto eventuali proposte di esposizione in altre città, avrei aspettato Milano. Era diventato il mio più grande desiderio, ma il tempo passava, gli anni passavano e il mio sogno restava nel cassetto.

Fu così che un giorno Angelo Piazzoli, Segretario generale della Fondazione del Credito Bergamasco, mi chiese di esporre la mia collezione a Bergamo. Me lo chiese con un entusiasmo, con una passione, con un’ammirazione per i miei quadri che mi fece riflettere. Un entusiasmo così, una visione precisa della storia che io avevo inteso raccontare, andavano assolutamente premiati». Fondamentale anche il Gruppo Bonaldi che, attraverso il Centro Porsche Bergamo, ha assicurato un sostegno alla presente esposizione con generosa signorilità, in linea con una tradizione di mecenatismo e di responsabilità sociale che ha sempre caratterizzato la famiglia Bonaldi.

L’arte italiana tra le due guerreA Bergamo la collezione Iannaccone

«Il Gruppo Bonaldi, in quasi sessant’anni di storia, ha fatto dell’attenzione al territorio e alla cultura uno stile qualificante» afferma Simona Bonaldi, amministratore delegato Gruppo Bonaldi. «La responsabilità sociale dell’impresa per noi si esprime nella cura delle risorse umane ma anche nell’impegno per la tutela e la promozione del patrimonio artistico, storico e culturale dei luoghi in cui svolgiamo la nostra attività.
 
Così nasce il nostro impegno da fondatori in GAMeC, il sostegno alle Grandi mostre, la partecipazione al restauro di importanti beni storico-artistici, come il Teatro Donizetti e la Chiesa di San Bartolomeo a Bergamo, il monumento del Confalonieri ad Alessandro Manzoni a Lecco, la Statua dei Due Ercoli a Cremona. Sono stata molto colpita dalla Collezione Iannaccone: per la qualità, la ricercatezza e la ricchezza delle opere, certamente, ma non di meno per il contagioso entusiasmo e la rara passione del Collezionista. Ci siamo sentiti parte di un grande progetto, un sogno che è diventato realtà. Bonaldi per l’arte, che in questa occasione si esprime con il marchio Porsche, è una scelta per la collettività, vera passione per la bellezza, gusto per la realizzazione di grandi imprese».

L’arte italiana tra le due guerreA Bergamo la collezione Iannaccone

Ad accogliere il visitatore, all’ingresso, opere di Fausto Pirandello, il percorso prosegue con Renato Birolli, Aligi Sassu, Filippo de Pisis e Ottone Rosai. Continuando il percorso si incontra un’opera di Tullio Garbari quindi Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio. Ci sono poi i “Chiaristi lombardi”, un gruppo di artisti che gravita attorno alla galleria Il Milione di Milano: Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Umberto Lilloni. A seguire le opere di Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione prima di Renato Guttuso, Fausto Pirandello e Alberto Ziveri.
 
La mostra prosegue poi lungo il corridoio con una carrellata di opere di artisti che nel 1939 partecipano alla prima mostra organizzata presso il Palazzo della Permanente dalla rivista Corrente di Vita Giovanile. Attorno al periodico si costituisce l’omonimo movimento artistico e intellettuale di poeti e scrittori (Nino Savarese, Vittorio Sereni, Elio Vittorini), critici (Sandro Bini, Raffaele De Grada, Umberto Silva) e filosofi (Luciano Anceschi, Enzo Paci, Luigi Preti). A chiudere la mostra l’opera del 1942 di Emilio Vedova Il Caffeuccio Veneziano, che con la sua fattura ruvida e l’atmosfera irrespirabile segna un punto di non ritorno. Il quadro esposto all’ultima edizione del Premio Bergamo, è sembrato ai giovani del gruppo di “Corrente” un vero e proprio detonatore anticlassico: non si poteva costruire, in piena guerra, una pittura nuova, “moderna”, se non prima distruggendo i valori di quella che era andata di moda per vent’anni.

Prosegue l’ormai consolidata iniziativa “Grandi Restauri”, finalizzata alla tutela e al recupero del prezioso patrimonio artistico del nostro territorio. «Per le opere d’arte - spiega Angelo Piazzoli, curatore del progetto - il restauro è un intervento necessario, spesso vitale. Questo è il motivo principale che da oltre dieci anni ci induce a sostenere un’articolata campagna di restauri, finalizzata alla salvaguardia di un patrimonio comune che riteniamo di valore identitario, come attestato dai restauri di oltre trenta capolavori realizzati direttamente a Palazzo Creberg che, prima della restituzione alle comunità di appartenenza, divengono oggetto di ammirazione, contemplazione e approfondimento dei nostri ospiti, in un percorso virtuoso volto all’educazione al bello e alla conoscenza del nostro rilevante patrimonio storico-artistico. A questi si aggiungono i numerosi interventi di ripristino operati direttamente sul territorio, nelle comunità locali».