Chissà se siamo ancora in tempo o se ormai la situazione è sfuggita di mano e forse non tutti hanno intenzione di riprenderne le redini sta di fatto che oggi anche il Garante della Privacy nella relazione ufficiale 2016 ha lanciato un allarme serio contro chi abusa del web o lo utilizza per attività illecite vili e condotto sottotraccia. Il succo del messaggio lanciato dall’Authority è che la rete ci sta mettendo tutti nel sacco, che le nostre vite sono affidate a grandi burattinai che ci controllano e ci comandano senza che noi ce ne rendiamo conto e anche quando ne prendiamo coscienza ormai è troppo tardi per porre rimedio.

L'allarme del Garante della privacy «Attenzione ai grandi fratelli del web»

Il presidente Antonello Soro nell’esporre la relazione al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al presidente della Camera ha parlato del bisogno di porre «attenzione ai tanti grandi fratelli che governano la rete», aggiungendo che «un numero esiguo di aziende, i monopolisti del web, possiede un patrimonio di conoscenza gigantesco e dispone di tutti i mezzi per indirizzare la propria influenza verso ciascuno di noi, con la conseguenza che un numero sempre più grande di persone - tendenzialmente l'umanità intera - potrà subire condizionamenti decisivi».

Il mondo del web è enorme, forse infinito, e tocca tanto le persone quanto “le cose”. Nel 2016 l’attività del Garante si è concentrata sia sui motori di ricerca che sui social network (uno degli emblemi di un web sempre più incontrollato e incontrollabile). Google ha seguito il protocollo sottoscritto con il Garante per trattare i dati degli utenti secondo normativa italiana. A Facebook, invece, l'Autorità ha imposto di bloccare i falsi profili definiti da Soro "autismo informativo".

Inoltre il Garante ha vietato la realizzazione di un progetto privato che affidava a un algoritmo la misurazione della reputazione delle persone: «Incide negativamente sulla dignità delle persone», ha detto. Sono stati definiti poi i criteri «per coniugare memoria collettiva e dignità della persona» nei casi di esercizio del diritto all'oblio su internet. «È stato inoltre rafforzato il diritto delle persone a vedere aggiornati gli archivi giornalistici online».

Uno dei maggiori problemi della rete è quello di non sapersi controllare e riconoscere i limiti. Di fronte ad una tastiera che ci illude di rimanere anonimi e di interagire con qualcosa di virtuale molti perdono di vista quelli che sono i principi comuni - e più importanti - del vivere comune e del rispetto del prossimo. «L'assenza di limiti, propria della rete, ha offerto infinite potenzialità di crescita e conoscenza, alle quali meno frequentemente si è accompagnato un corrispondente esercizio di consapevolezza e responsabilità».

Ha detto Soro: «Se sul web la libertà si esprime in ogni sua potenzialità anche la violenza, specularmente, non conosce limiti. Dalla violenza verbale da parte di chi, in rete, supera ogni freno inibitorio erroneamente confidando nell'anonimato fino all'estremo dell'esibizione online di atti omicidi, da parte dei loro stessi autori, in un crescendo di lucidissima follia».

Dunque il capitolo telemarketing selvaggio. «Un fenomeno che non tende purtroppo a diminuire», si legge. Da febbraio 2011 alla fine del 2016 sono arrivate 25mila segnalazioni per violazione del Registro pubblico delle opposizioni, ovvero persone che si sono iscritte al registro (attivo dal 2010) di chi non voleva ricevere proposte pubblicitarie e, nonostante questo, sono state raggiunte da offerte aziendali. Su questo versante il Garante della privacy ha chiesto modifiche legislative e comminato sanzioni per 2,6 milioni di euro (il 79% delle multe totali).

Si legge, a proposito: «Il Garante ha accertato rilevanti illeciti da parte di società di telefonia e ha svolto ispezioni presso alcuni call center albanesi». Dei 24mila quesiti arrivati all'Ufficio relazioni con il pubblico, un terzo esatto (8mila) hanno riguardato problemi legati alle telefonate promozionali e, ancora, in testa ai riscontri forniti dall'Autorità ai cittadini (4.600 in tutto) c'è sempre il marketing telefonico, «in costante aumento».

In tutto questo quello che più preoccupa è, chiaramente, la sicurezza sia per la propria incolumità che per quanto riguarda i dati di aziende e privati e i numeri resi noti fanno tremare. Nel 2016 ci sono state segnalazioni per la violazione dei dati personali da parte di 15 soggetti pubblici e 43 importanti fornitori di servizi di comunicazione elettronica. «Nel 2016 gli attacchi informatici hanno causato alle imprese italiane danni per 9 miliardi di euro, ma solo il 20% delle aziende fa investimenti adeguati per la protezione del proprio patrimonio informativo».