A deGusto il meglio dell’Umbria. Terra di buon cibo e ottimo vino
deGusto Spoleto Trebbiano & Food Festival ha consentito ai numerosi visitatori di scoprire l’Umbria che non t’aspetti capace di offrire cibo di qualità e vini tutti da scoprire per abbinamenti di qualità
E non la si chiami, sorta di commiserazione, terra martoriata. L’Umbria ubertosa, mistica, laboriosa, il verde cuore pulsante del Belpaese, ha in sé i vettori trainanti il sapere e volere risollevarsi dopo la sciagura del terremoto dello scorso anno, con l’infinito sciame sismico.

Qui si risorge, qui si guarda al futuro ed encomiabilmente, questo futuro lo si affronta con l’ottimismo della volontà e con la sana consapevolezza che risorgere significa sapere di poter contare prevalentemente sulle proprie forze. E dallo scrigno delle eccellenze agroalimentari si riparte. Valorizzazione del Ciliegiolo, evento a Narni lo scorso mese di maggio e adesso, nei primi giorni di giugno, a Spoleto, la prima edizione di deGusto Spoleto Trebbiano & Food Festival. Ci piacerebbe etichettarla, in ciò rivelando auspicio di radioso futuro, edizione zero.
Location di grande fascino e, nel contempo, di ottima funzionalità: il Chiostro del Complesso Monumentale di San Nicolò, nel centro storico di Spoleto. Trebbiano Spoletino, il vino umbro protagonista della kermesse. Sono state 22, ubicate in Spoleto ed area limitrofa, le cantine produttrici di Trebbiamo Spoletino, presenti ai banchi di assaggio sapientemente allestiti. Il Trebbiano Spoletino è vitigno dalle origini antiche, per molti versi ancora inesplorato. Intrigano le differenze sui territori vocati, gli stili di vinificazione, l’elezione ad un invecchiamento che quasi certamente saprà dare sorprendenti risultati.

Palese, ascoltando i produttori, degustando i loro vini ed anche i loro saggi pensieri sapendo sorseggiare, la forte valenza identitaria che il Trebbiano Spoletino irrora sul territorio. Ciò che risulta evidente, e di ciò gioiamo, è il grande lavoro fatto dai produttori prima nei vigneti e poi nelle cantine allo scopo di esitare in bottiglia un vino che non tradisca il suo profilo primigenio, che non divenga rudemente e banalmente ruffiano, e che nel contempo sappia avere sua propria pregevolezza organolettica. Know-how crescente, passione, tensione al miglioramento continuo.
Il Trebbiano Spoletino è vino che intriga anche allorquando si accende l’allegra disputa degli abbinamenti. E la kermesse, argutamente, ha saputo comporre i banchi di assaggio del Trebbiano Spoletino insieme con i saporiti cibi genuini umbri. Mettersi a tavola, a Spoleto, genera l’happy problem della scelta, difficile in quanto ampia, e ciò grazie ad un livello mai scadente della ristorazione spoletina. Si cena al ristorante Lampone, in posizione comoda dacché non distante dal centro e ben raggiungibile anche in auto.

Siciliano dei monti, di transito a Spoleto, transito divenuto meta stabile, e ciò succede quando Cupido ci mette il suo, il prode chef Michele Pidone è coadiuvato dalla moglie spoletina Marianna Francisci. Cucina di grande interesse. Supera i codici abusati e scontati delle parole che finiscono in “zione”, ma sì, “tradizione” ed “innovazione”, e rende meritorio l’approccio secondo i canoni vincenti della qualità (non disgiunta da conoscenza “vera”) degli ingredienti, della tecnica in cucina, del garbo in sala, dei prezzi onesti.
Il benvenuto dalla cucina consiste in una squisita torta salata di verdure. Combinazione ben riuscita di valorizzazione del territorio, senza le catene del km zero, è una ben fatta e ben presentata patata croccante con scamorza, salsa di Parmigiano-Reggiano Dop, tartufo estivo spoletino. Primo di commovente bontà: maltagliati con rigaglie di pollo. Ottima carne dai pascoli dell’Appennino per un’ottima tagliata. A chiudere, scevra da ancoraggi di territorio, una buona cheesecake. Al netto della tagliata, per la quale si è fatto ricorso ad uve sangiovese, nei calici, differenti le bottiglie, sempre il Trebbiano Spoletino, by Cantina Ninnì.

Avere vini buoni, oltre al Trebbiano Spoletino ed al Ciliegiolo ovviamente non dimentichiamo l’augusto Montefalco Sagrantino Docg, avere cibi buoni (e quanti e quanto buoni) è fattore importante per la valorizzazione del territorio e per la correlata incrementale qualità di vita. Ma tutto ciò a poco se non a niente servirebbe, se non ci fosse, acclarati gli “avere” (avere cibo buono, avere vino buono), l’essere. Sì, l’essere magnifico della gente umbra che sa guardare lontano perché viene da lontano. E della prossima edizione di deGusto, che la si chiami prima (essendo questa testé conclusasi la zero), oppure che la si chiami seconda, ci si pone in serena attesa.

Qui si risorge, qui si guarda al futuro ed encomiabilmente, questo futuro lo si affronta con l’ottimismo della volontà e con la sana consapevolezza che risorgere significa sapere di poter contare prevalentemente sulle proprie forze. E dallo scrigno delle eccellenze agroalimentari si riparte. Valorizzazione del Ciliegiolo, evento a Narni lo scorso mese di maggio e adesso, nei primi giorni di giugno, a Spoleto, la prima edizione di deGusto Spoleto Trebbiano & Food Festival. Ci piacerebbe etichettarla, in ciò rivelando auspicio di radioso futuro, edizione zero.
Location di grande fascino e, nel contempo, di ottima funzionalità: il Chiostro del Complesso Monumentale di San Nicolò, nel centro storico di Spoleto. Trebbiano Spoletino, il vino umbro protagonista della kermesse. Sono state 22, ubicate in Spoleto ed area limitrofa, le cantine produttrici di Trebbiamo Spoletino, presenti ai banchi di assaggio sapientemente allestiti. Il Trebbiano Spoletino è vitigno dalle origini antiche, per molti versi ancora inesplorato. Intrigano le differenze sui territori vocati, gli stili di vinificazione, l’elezione ad un invecchiamento che quasi certamente saprà dare sorprendenti risultati.

Palese, ascoltando i produttori, degustando i loro vini ed anche i loro saggi pensieri sapendo sorseggiare, la forte valenza identitaria che il Trebbiano Spoletino irrora sul territorio. Ciò che risulta evidente, e di ciò gioiamo, è il grande lavoro fatto dai produttori prima nei vigneti e poi nelle cantine allo scopo di esitare in bottiglia un vino che non tradisca il suo profilo primigenio, che non divenga rudemente e banalmente ruffiano, e che nel contempo sappia avere sua propria pregevolezza organolettica. Know-how crescente, passione, tensione al miglioramento continuo.
Il Trebbiano Spoletino è vino che intriga anche allorquando si accende l’allegra disputa degli abbinamenti. E la kermesse, argutamente, ha saputo comporre i banchi di assaggio del Trebbiano Spoletino insieme con i saporiti cibi genuini umbri. Mettersi a tavola, a Spoleto, genera l’happy problem della scelta, difficile in quanto ampia, e ciò grazie ad un livello mai scadente della ristorazione spoletina. Si cena al ristorante Lampone, in posizione comoda dacché non distante dal centro e ben raggiungibile anche in auto.

Siciliano dei monti, di transito a Spoleto, transito divenuto meta stabile, e ciò succede quando Cupido ci mette il suo, il prode chef Michele Pidone è coadiuvato dalla moglie spoletina Marianna Francisci. Cucina di grande interesse. Supera i codici abusati e scontati delle parole che finiscono in “zione”, ma sì, “tradizione” ed “innovazione”, e rende meritorio l’approccio secondo i canoni vincenti della qualità (non disgiunta da conoscenza “vera”) degli ingredienti, della tecnica in cucina, del garbo in sala, dei prezzi onesti.
Il benvenuto dalla cucina consiste in una squisita torta salata di verdure. Combinazione ben riuscita di valorizzazione del territorio, senza le catene del km zero, è una ben fatta e ben presentata patata croccante con scamorza, salsa di Parmigiano-Reggiano Dop, tartufo estivo spoletino. Primo di commovente bontà: maltagliati con rigaglie di pollo. Ottima carne dai pascoli dell’Appennino per un’ottima tagliata. A chiudere, scevra da ancoraggi di territorio, una buona cheesecake. Al netto della tagliata, per la quale si è fatto ricorso ad uve sangiovese, nei calici, differenti le bottiglie, sempre il Trebbiano Spoletino, by Cantina Ninnì.

Avere vini buoni, oltre al Trebbiano Spoletino ed al Ciliegiolo ovviamente non dimentichiamo l’augusto Montefalco Sagrantino Docg, avere cibi buoni (e quanti e quanto buoni) è fattore importante per la valorizzazione del territorio e per la correlata incrementale qualità di vita. Ma tutto ciò a poco se non a niente servirebbe, se non ci fosse, acclarati gli “avere” (avere cibo buono, avere vino buono), l’essere. Sì, l’essere magnifico della gente umbra che sa guardare lontano perché viene da lontano. E della prossima edizione di deGusto, che la si chiami prima (essendo questa testé conclusasi la zero), oppure che la si chiami seconda, ci si pone in serena attesa.


