a Castelraimondo
Nelle Marche il ricordo di Nazareno Strampelli, l’uomo che rivoluzionò il grano
Al convegno di Castelraimondo (Mc), nelle Marche, istituzioni, studiosi e rappresentanti del mondo agricolo hanno ripercorso l’eredità del genetista nato 160 anni fa e l’impatto globale delle sue ricerche sulla cerealicoltura
Si è svolto nei giorni scorsi, nel Resort Borgo Lanciano di Castelraimondo (Mc), il convegno per i 160 anni dalla nascita del famoso genetista e agronomo Nazareno Strampelli, che con le sue ricerche contribuì al miglioramento genetico del grano e a sfamare i popoli, dando vita alle "sementi elette", varietà resistenti alle malattie e più produttive, oggi coltivate in tutto il mondo. «Fece sorgere due spighe dove ne cresceva una»: è cominciato così il talk show "Dalla memoria al futuro", condotto dalla giornalista di Rai Linea Verde Italia, Monica Caradonna.
Il ricordo delle istituzioni
L’evento, promosso dal Comune di Castelraimondo con il patrocinio del ministero dell’Agricoltura, della Regione Marche e dell’Università di Camerino, è stato inserito nello speciale del Grand Tour Marche di Tipicità. Al dibattito hanno partecipato esperti, operatori del comparto e rappresentanti nazionali e internazionali. Il sindaco di Castelraimondo, Patrizio Leonelli, ha dichiarato: «Penso che quello di oggi sia il compleanno più importante di Castelraimondo degli ultimi 50 anni. Festeggiare i 160 anni dalla nascita di Nazareno Strampelli è una cosa bellissima. Stamane abbiamo celebrato una cerimonia molto semplice a Crispiero, la frazione dove è nato, come semplice e umile era la sua persona, nonostante l’intelligenza sopraffina. Dove prima nasceva una spiga, ora ne nascono due. Il grano oggi resiste anche con grandi intemperie grazie ai suoi studi. Ho un unico cruccio: non poter dire che a Castelraimondo c’è un premio Nobel. Infatti, Strampelli, nonostante i suoi studi e le sue grandi scoperte, purtroppo è morto nel 1942, un periodo storico particolare per l’Italia, in cui il premio non è stato assegnato».
Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha poi preso la parola con un sentito intervento in cui ha sottolineato l’impegno della Regione nel salvaguardare e valorizzare la memoria di un personaggio di estrema caratura che ha segnato la storia dell’umanità da un piccolo comune nelle Marche. Del valore delle ricerche di Strampelli ha parlato, in collegamento, anche il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida: «Siamo qui per ricordare un grande uomo e un grande italiano che ha saputo esprimere il valore della ricerca italiana. Quella di Strampelli è stata una storia avventurosa: attraverso la sua ricerca, iniziata con una sedia e uno sgabello nel 1920, infatti, diede vita alla Prima rivoluzione verde. Nazareno Strampelli nacque nel 1866, non una data casuale, perché proprio in quell’anno Gregor Mendel presentò le sue teorie sull’ibridazione».
«Teorie che Nazareno Strampelli applicò studiando le potenzialità che ogni seme poteva offrire. L’Italia era una nazione deficitaria nella produzione di grano, ma Strampelli si mise a studiare e riuscì a creare sementi più produttive che resistevano ad alcune fitopatie. Sembra, da dati statistici, che solo in Cina e in Russia, nel dopoguerra, grazie alla ricerca di Strampelli, vennero salvate dalla fame più di 15 milioni di vite umane. La sfida di Strampelli - ha proseguito Lollobrigida - è la sfida dei nostri giorni, raccolta anche dal nostro Governo: stiamo, infatti, lavorando all’approvazione in Europa delle Tea, le Tecnologie evolutive avanzate e assistite, per migliorare la qualità della produzione e la resistenza alle fitopatie. Oggi il centro di ricerca del quale fece parte anche Nazareno Strampelli prosegue il suo lavoro grazie ai ricercatori e a tutte le persone che vi operano quotidianamente» ha poi concluso il ministro.
Il vicepresidente e assessore all’Agricoltura della Regione Marche, Enrico Rossi, ha inoltre affermato: «Nazareno Strampelli è uno degli emblemi della nostra grande Italia e della nostra grande regione. La sua straordinaria laboriosità ha trasformato il grano da risorsa fragile, incerta e scarsa a risorsa strategica per l’agricoltura moderna e per la nostra cerealicoltura. Strampelli ha dato vita a nuove sementi, nuovi incroci precoci, produttivi e resistenti agli agenti fitopatologici. Attraverso la sua visione avveniristica ha saputo rispondere alle sfide del suo tempo: garantire la sicurezza e la sovranità alimentare. Alcune delle risultanze dell’attività di ricerca sono ancora tra le varietà più pregiate, come quella dedicata alla moglie Carlotta Parisani e il Senatore Cappelli, che conosciamo molto bene. Il grande esempio che dobbiamo trarre dall’opera di Strampelli è l’approccio alla ricerca, la voglia di innovazione che mise nelle sue attività e che oggi possiamo applicare alle sfide attuali poste dalla cerealicoltura».
In collegamento è intervenuto anche l’onorevole Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati: «Se oggi l’agricoltura italiana ha quel patrimonio che noi conosciamo, è grazie a questo concittadino illustre che, invece di perdersi in dibattiti accademici e scientifici, si è dedicato all’osservazione dei campi e al grande lavoro di selezione per creare delle specie che hanno combattuto la fame nel mondo. Verso Nazareno Strampelli abbiamo un debito enorme: l’Italia ha avuto un ruolo nella storia agricola mondiale grazie al lavoro di questo marchigiano illustre». Il presidente della Provincia di Macerata, Alessandro Gentilucci, e il direttore di Tipicità e Grand Tour delle Marche, Angelo Serri, hanno messo l’accento sul valore economico, agricolo e sociale che Strampelli ha lasciato in eredità alla nostra epoca.
Il consigliere regionale Renzo Marinelli ha ripercorso il lungo cammino verso la riscoperta della figura di Strampelli: «Il modo migliore per onorare davvero la memoria di Strampelli è continuare a far conoscere la sua storia alle nuove generazioni, affinché comprendano che anche da piccoli territori possono nascere uomini capaci di cambiare il mondo. Negli ultimi anni è stata finalmente restituita centralità e valore alla figura di Nazareno Strampelli. Si è tornati a parlare del suo straordinario contributo alla ricerca agricola, del ruolo fondamentale che ebbe nello sviluppo delle varietà di grano e della sua importanza a livello internazionale. Dieci anni fa Strampelli era ancora, per molti, una figura conosciuta soltanto in ambiti specialistici. Parlare di Nazareno Strampelli significa ricordare uno dei più illustri figli di Castelraimondo. Ma significa anche parlare di una personalità che appartiene ormai alla storia dell’umanità. Abbiamo sempre cercato di mantenere viva la sua memoria. È un percorso che parte da lontano, con l’intitolazione delle scuole e, successivamente, dell’Istituto Comprensivo che porta il suo nome, affinché i nostri ragazzi potessero crescere conoscendo l’esempio di un uomo che, partendo da una piccola comunità dell’entroterra marchigiano, è riuscito a lasciare un’impronta nella storia mondiale».
L’archivio Strampelli e il lavoro degli storici
Successivamente, lo storico Roberto Lorenzetti ha tracciato uno splendido ritratto di Strampelli ricordando il suo incontro con l’archivio di Nazareno Strampelli presso la sede dell’ex Stazione sperimentale di Rieti: «Nessuno lo aveva mai consultato ed era rimasto così, in pacchi incartati, dopo la sua morte. Si tratta di una mole notevole di carte oggi conservata in un migliaio di faldoni e registri. C’è stato bisogno di riordinarlo, in molti casi foglio per foglio, e per me è stato emozionante svolgere questo lavoro proprio nell’ufficio di Nazareno Strampelli, rimasto fermo nel tempo. È lì che trovai il suo testamento sigillato in una busta. Pensavo fosse l’unico, in realtà poi le carte ci hanno restituito altre copie, tutte bellissime, tanto che nel mio ultimo libro ho dedicato un capitolo specifico a esse. Sul primo c’era anche la testimonianza del suo senso dell’ironia. Sull’esterno della busta ci tenne a farci sapere di averlo scritto durante una seduta del Senato. Importante il suo rapporto con Carlotta, moglie e collaboratrice, della quale Strampelli conservò a fianco della sua scrivania, per tutta la vita, la sua immagine sul letto di morte». Lorenzetti ha poi sottolineato la necessità di tutelare l’immagine di Strampelli. Ormai si leggono in rete una montagna di sciocchezze del tutto affrancate dalla reale storia di questo personaggio e dalle quali ha preso le distanze.
Il ruolo di Carlotta Parisani e la "Fao prima della Fao"
Il giornalista Carlo Cambi ha riflettuto sulla figura di Carlotta Parisani in relazione alle innovazioni di Strampelli. «Credo che si dovrebbe, parlando di Nazareno Strampelli, indagare di più e rendere maggior onore a Carlotta Parisani, la moglie. Carlotta, contessa e figlia di una principessa "nipote" di Napoleone Bonaparte, è la prima assistente del grande genetista di Crispiero. Lo stesso Strampelli, che le dedica il primo grano, il Carlotta Strampelli, rilasciato nel 1918 da una ibridazione di Rieti originario con "Wilhelmina Tarwe", ammette che senza di lei il suo lavoro sarebbe stato impossibile. Ma Carlotta ha anche un’altra influenza: dà a Nazareno l’orizzonte rivoluzionario. Quello che Napoleone aveva sperimentato nella sua prima riforma agraria messa in opera all’isola di Pianosa quando era esiliato all’Elba. Strampelli, che aveva studiato a Pisa, doveva averne avuto contezza e da qui nasce l’idea di Nazareno di lavorare per dare ai contadini un grano molto produttivo, capace di resistere ai tre principali danni delle spighe: allettamento, ruggine e stretta».
«Sono convinto che Nazareno Strampelli abbia fatto la Fao prima della Fao. Ha portato i suoi grani, 800 ibridazioni, in tutto il mondo: in Argentina nel ’23 lo accolgono come un capo di Stato, in Cina oggi si coltivano 180 grani Strampelli, in Russia 100, in Vietnam, in Giappone e in tutto il Sud-Est asiatico. Strampelli significa avere sconfitto la fame - ha detto Cambi. Perché quest’uomo, con la spinta ideale di Carlotta, è riuscito a raddoppiare le rese per ettaro. Si parla molto della rivoluzione verde di Norman Borlaug, che vinse anche il Nobel, ma la prima vera rivoluzione verde l’ha fatta Strampelli. E all’orecchio gliel’ha sussurrata Carlotta Parisani, una donna che ha amato tre volte: Nazareno, al punto di accettare la povertà dei primi anni pur di mandare avanti la ricerca; la terra, al punto di diventare la vestale del grano; e i contadini, a cui ha offerto il pane e la speranza».
Le sfide dell’agricoltura tra ricerca e nuove generazioni
Il presidente del Cermis, Andrea Passacantando, il presidente di Agrinsieme Marche, Gianluigi Silvestri, e il presidente di Coldiretti Macerata, Francesco Fucili, si sono avvicendati per riflettere sul futuro e sulle prospettive dell’agricoltura. Il talk si è concluso con l’intervento del rettore dell’Università di Camerino, Graziano Leoni, che si è soffermato sui rapporti internazionali, in particolar modo con la Cina: la ricerca di Strampelli ha infatti unito i vari continenti, portando alla creazione di connessioni internazionali e a prospettive future di ricerca e innovazione. Sugli insegnamenti di Strampelli, Unicam sta lavorando per portare avanti la ricerca coinvolgendo sempre più giovani e allievi.
Senatore Cappelli protagonista della degustazione finale
La giornata è terminata con l’aperitivo-degustazione preparato dagli studenti dell’Istituto alberghiero "Varnelli", in cui protagonista è stata la varietà Senatore Cappelli, con il coordinamento del professore Francesco Cacciolari e dei ragazzi della 3ª AS e della 3ª AB.
Abbinati alla degustazione, hanno partecipato i produttori locali: per l’Accademia di Tipicità lo chef Davide Moioli de La Cantina Sociale di Cantiano; per i vini Antonio Centocanti, presidente delle Cantine Belisario di Matelica; per la pasta Carlo Latini del Pastificio Latini di Osimo e Barbara Marcozzi del Pastificio Strampelli di Amatrice; per il pane Marco Salvucci della Forneria Marchigiana di Morrovalle; per le trote Roberto Rossi di Erede Silvio Rossi di Sefro; per i formaggi Andrea Di Pietrantonio del Caseificio Di Pietrantonio di Belforte del Chienti; per il ciauscolo e gli altri salumi Jenny Monterotti di Salumi Monterotti di Sarnano.


