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Cambiano le abitudini degli italiani
Il caffè in capsule pensionerà i baristi?

Cambiano le abitudini degli italiani
Il caffè in capsule pensionerà i baristi?
Cambiano le abitudini degli italiani Il caffè in capsule pensionerà i baristi?
Pubblicato il 13 ottobre 2016 | 16:05

Cresce il mercato del caffè in cialde e capsule e sempre più italiani preferiscono le macchine da caffè automatiche al bar o alla classica moka. Che sia la fine di un'epoca per una delle bevande più amate di sempre?

La mancanza di tempo e il bisogno sempre più impellente di praticità sta rendendo la moka, la caffettiera tradizionale, obsoleta. Macchine del caffè sempre più economiche e vantaggiose offerte di comodato d’uso hanno permesso alla maggior parte delle nostre case di essere dotate di una macchina da caffè in cialde o capsule automatica.


Pochi sanno che l’origine del suo nome, Moka, scelto da Luigi De Ponti e Alfonso Bialetti nel lontano ’33, si ispira alla citta dello Yemen Mokha, tra le più antiche aree di coltivazione produzione di caffè arabico. Il prodotto dal design industriale tutto italiano, riconoscibile in tutto il mondo e già presente nella collezione permanente del MoMA di New York e della Triennale Design Museum di Milano, potrebbe diventare tra pochi anni un vero e proprio pezzo da museo.

Le nuovissime e scintillanti macchine da caffè automatiche, non sono più semplici elettrodomestici ma complementi d’arredo, soggette ai trend dell’home design. La praticità è la velocità con cui si può preparare il caffè in ogni momento della giornata ha sicuramente favorito la sua diffusione, ma anche il sapore del caffè espresso come quello che si trova al bar ha ampiamente contribuito.

Le miscele di caffè tostato infatti, nonostante il costo medio al kg di soli 10€, nettamente inferiore i 48€ al kg delle capsule, registrano un calo nelle vendite. Se già nel 2013 il caffè in capsule veniva visto come un fenomeno, oggi è una vera e propria esplosione. I primissimi in quegli anni a cavalcare l’onda del +20% annuo di fatturato sono stati sicuramente Lavazza e Nespresso, del gruppo svizzero Nestlé. Mentre le miscele per caffettiera, i grani, il caffè solubile, registravano un sensibile calo del -9%.

Allineati a questi trend positivi sono anche i consumi ai distributori automatici, utilizzati da 30 milioni di italiani, che uniti ai fruitori di caffè in capsule, generano un fatturato annuo di oltre 3,4 miliardi di euro, +3,1% rispetto al 2014.

Dai dati Iri del 2013, il mercato del caffè era dominato per il 65% dai 3 principali player di settore. Negli anni a seguire però la competitività del settore è decisamente aumentata, riducendo il predominio del mercato dei maggiori player dal 69,8% del 2014 al 69,2% del 2015.

Molti rivenditori di capsule e cialde per caffè hanno infatti spostato con successo il loro business verso la realizzazione e la vendita di capsule compatibili a marchio proprio. I consumatori abituali di caffè porzionato non sono più fidelizzati come un tempo e sono sempre più propensi a provare nuove miscele grazie all’opportunità di poter impiegare la propria macchina con capsule non originali.

Il potere acquisito negli anni da Lavazza, Nespresso, Illy, Necsafé, viene destabilizzato principalmente dai competitor online, che propongono scontistiche vantaggiose e prezzi competitivi. Anche i canali di vendita più tradizionali come OCS (Office Coffee Service), risentono di questa competitività senza confini, che permette di acquistare liberamente online.

Come già detto, le principali case di produzione di caffè in capsule che registrano aumenti del +20% di anno in anno sono solo 6. Lo scorso anno Nescafè Dolce Gusto si è affermato il miglior player, con un incremento del +34%, a seguire Caffè Borbone, Caffitaly System, Caffè Vergnano e Nespresso.

Ma emerge anche una nicchia di oltre venti aziende molto competitive, che riportano un aumento annuo superiore al +10%. Tutte queste aziende si stanno facendo strada nel mercato del caffè proponendo con successo capsule compatibili Nespresso, Lavazza o Dolce Gusto, a marchio proprio. L’obiettivo di queste aziende è quello di offrire una miscela di alta qualità impiegabile senza essere vincolati dalla forma e dalla tipologia di capsula, ma un altro grande punto di forza è la produzione di capsule biodegradabili.



Jean-Paul Gaillard, ex Ceo di Nespresso, oggi fondatore di Ethical Coffee Company, utilizza il termine disastro parlando del riciclo delle bellissime e coloratissime capsule in alluminio che sono l’emblema e la forza del colosso Nestlè.Ognuna contiene solo 5-6 g di caffè e richiede 500 anni per decomporsi. Nonostante l’alluminio sia riciclabile all’infinito, non bisogna sottovalutare in primis i costi di estrazione dal minerale, e poi la pulizia, l’asciugatura e lo smaltimento delle capsule.

Sempre più persone oggi sono sensibili al packaging sostenibile e decidono di conseguenza di acquistare da altri produttori, senza rinunciare al caffè espresso a casa propria o in ufficio.

(Fonte dati Nielsen)

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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