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di Nadia Afragola
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Il caffè è anche... rosa
A tu per tu con Carolina Vergnano

Il caffè è anche... rosa 
A tu per tu con Carolina Vergnano
Il caffè è anche... rosa A tu per tu con Carolina Vergnano
Pubblicato il 14 luglio 2019 | 12:42

Una donna che è riuscita a fare tutti i passi giusti per arrivare dove è oggi. Ha imparato dagli altri, pur tenendo sempre fede alle sue idee. Ha valorizzato le persone che guida, essendo d’esempio.

Ci sono famiglie che hanno fatto la storia del nostro Paese. Ci sono aziende che, ancora oggi, portano in tutto il mondo il buono e il bello di una terra come l’Italia che da sempre si è distinta per la qualità delle sue materie prime. Poi ci sono donne che vincono sfide, che riescono a farsi riconoscere come leader, determinate e sicure. Parliamo della famiglia Vergnano, del loro caffè e in particolare di Carolina.

Carolina Vergnano (Il caffè è anche... rosa A tu per tu con Carolina Vergnano)
Carolina Vergnano

Chi è Carolina Vergnano?
Una grande appassionata del suo lavoro, principalmente, e di conseguenza una grande appassionata di caffè. Negli anni sono diventata quasi una maniaca della perfezione, nel cercare di raggiungere i risultati che mi ero prefissata. Sono molto severa con me stessa, ma allo stesso tempo vivo per costruire delle relazioni umane autentiche, parlo di quelle che ti porti dietro nella vita reale, non di quelle finte di cui pullulano i social network. Ecco perché probabilmente sono poche, molto poche, quelle che riesci a portarti dietro negli anni. Poi sono anche una madre di tre bambini di 10, 9 e 4 anni, Giulietta, Giovanni e Carlo. E per finire sono una grande appassionata della “casa”, intesa non come semplice luogo fisico ma come spazio emotivo in cui ogni dettaglio contribuisce a rendermi felice. Ah, e poi sono una Donna!

Lei è “la donna del caffè italiano”: come si trova a vestire questi panni?
È una responsabilità non da poco, a dire il vero, soprattutto perché non ce ne sono poi così tante di donne nel mio mondo. Credo che il caffè sia un po’ di tutti, non è identificabile, non è qualcosa di maschile o di femminile, anche se nel modo in cui viene consumato è molto “femminile”. Mi propongo come immagine di un pezzo di storia tutta italiana, quella del Caffè Vergnano, ma mi occupo anche di tanti aspetti legati all’ambito commerciale dell’azienda.

Nel lontano 1882 suo nonno aprì una piccola drogheria a Chieri. Lei quando ha capito che la sua strada era praticamente già segnata?
Lo capii presto. Frequentavo la scuola elementare e tutti i miei temi erano in qualche modo legati a quella che poi sarebbe diventata la mia professione, la mia vita. Non conoscevo ancora bene i dettagli, ma dalle parole di mio padre avevo capito che il suo era un lavoro stimolante, qualcosa che andava oltre la quotidianità e le otto ore in ufficio, un mestiere fatto di sogni, di progetti ambiziosi e che per essere fatto nel modo giusto aveva bisogno di un certo grado di creatività. Il mio sogno è sempre stato quello di far diventare grande il caffè, il nostro caffè. Crescendo mi sono accorta di avere a che fare con una realtà diversa da quella che immaginavo, ma è stata una rivelazione in positivo, sia chiaro! È bello però avere piena memoria di me stessa da sempre, è come sentire di essere nel posto giusto.

Caffè Vergnano (Il caffè è anche... rosa A tu per tu con Carolina Vergnano)
Caffè Vergnano

Come facciamo a capire se un caffè è buono?
È molto difficile capirlo, soprattutto per chi non è un “tecnico” del caffè. Uno dei miei obiettivi è quello di riuscire a far capire al mio interlocutore che la degustazione di un caffè può essere fatta su più livelli, tutti validi ed egualmente importanti: c’è la componente personale; c’è il caffè con un difetto tale da renderlo buono o meno buono; ma soprattutto c’è il gusto, c’è quello che ti piace, e questo nessuno mai potrà cambiarlo. Chiaro, ci sono anche delle qualità organolettiche oggettive di una miscela che vanno rintracciate e tenute in considerazione, ma la passione che vi lega ad un gusto o ad un altro non si può certo ignorare. Sono del partito del “piace a me” più che del “buono assoluto”.

A Chieri (To) tra i ciliegi sorge il vostro quartier generale: l’Accademia Vergnano, una bellissima villa in stile liberty. Cosa accade in quel posto che sembra essere uscito da una favola?
Era un progetto di formazione pura e lo è ancora, avendo ottenuto la massima certificazione Sca (Specialty coffee association, ndr) di “Premier Training Campus Sca”, ma non è più solo quello. Siamo in una casa storica di proprietà della famiglia Vergnano: il mio bisnonno Domenico, che fondò l’azienda, la acquistò a fine ‘800. Mio papà la domenica era lì con zia Ernesta a bere caffè, vicino alla torrefazione. Il nostro mondo era lì, poi quella dimora è stata destinata ad altro, prima ad una scuola, poi ad un asilo e infine abbiamo deciso di riappropriarci del nostro passato, trasferendo lì il centro di formazione, in mezzo al salone che ha ospitato i miei antenati, tra i soffitti disegnati, la cucina, il soggiorno, la sala da pranzo e quel giardino che ne ha viste veramente tante. Portiamo il caffè in tutto il mondo attraverso la nostra formazione e le nostre selezioni, ed era giusto trasmettere anche i valori della famiglia. Le cose migliori le impari quando stai bene, e c’è del bello intorno a te, ecco perché la nostra scuola non avrebbe mai potuto essere qualcosa di industriale e di asettico, perché la nostra comunicazione parte dalle emozioni.

Accademia Vergnano (Il caffè è anche... rosa A tu per tu con Carolina Vergnano)
Accademia Vergnano

Al piano di sopra il caffè non è più protagonista, però...
Il piano superiore ruota intorno al cibo, a volte si organizzano dei corsi, intavoliamo discussioni, trattative, cuciniamo tutti insieme, ospitiamo chef... in un’atmosfera che volutamente rimane “domestica”. C’è anche un soggiorno e ci saranno presto delle camere da letto, perché l’esperienza possa essere completa e perché il nostro cliente, amico, fornitore, ospite sia invogliato a restare con noi.

È uno spazio aperto al pubblico?
È aperto al pubblico da lunedì a venerdì, per tutte le specifiche il nostro sito è sempre aggiornato. Comunque essendoci al suo interno anche uno shop dove poter comprare “attrezzi” per andare oltre la tazzina e il cucchiaino, elementi di ricerca in altre parole, è necessario che lo spazio non solo sia accessibile ma sia anche sempre all’altezza delle richieste di chi varcherà la porta di casa. Perché è di quello che stiamo parlando, di una casa!

Perché avete deciso di collaborare con l’associazione Iwca (International women of coffee alliance, movimento internazionale che ha come scopo il miglioramento delle condizioni delle donne nel mondo del caffè)?
Per il lavoro e il sostegno continuo che dà a tutte le donne che lavorano nella filiera del caffè. Per diventare sostenitori diretti del loro lavoro e da qui nasce “Women in Coffee”, un progetto benefico a cui tengo molto, che ha come primo obiettivo una piantagione gestita da sole donne nella Repubblica Dominicana. Volevamo far sì che queste donne potessero acquistare una tostatrice per ottenere ricavi aggiuntivi oltre alla vendita del caffè crudo. Un progetto piccolo ma specifico, e per noi anche simbolo di un lavoro più grande fatto intorno al ruolo della donna nelle piantagioni di caffè. Pochi sanno quanto le donne siano realmente coinvolte. Ecco perché abbiamo deciso di riportare alla luce tutto questo con un progetto che ha come simbolo il colore rosa e si lega ad una “pink collection” di prodotti per i quali una percentuale delle vendite verrà sempre devoluta a quella piantagione. Sul sito troverete un contatore che si aggiorna in tempo reale con la cifra racimolata. Il nostro obiettivo e di raccogliere tutto il necessario entro Natale.

“Women in Coffee” è un progetto finalizzato a raccogliere fondi per sostenere l'avvio di una micro torrefazione gestita da una comunità di 20 donne nella contea di Hondo Valle in Repubblica Dominicana (Il caffè è anche... rosa A tu per tu con Carolina Vergnano)
“Women in Coffee” è un progetto finalizzato a raccogliere fondi per sostenere l'avvio di una micro torrefazione gestita da una comunità di 20 donne nella contea di Hondo Valle in Repubblica Dominicana

Mesi fa sul mercato è arrivata, per pochi fortunati che sono riusciti ad accaparrarsela, una miscela speciale: Pink Coffee. Com’è andata?

Benissimo, abbiamo sempre celebrato la giornata internazionale del caffè e nell’ultima edizione, dedicata alle donne nel caffè in tutta la filiera, dalla piantagione alla tazza, mi sono convinta a fare qualcosa di più scendendo in campo in prima persona, riflettendo sul senso pieno di cosa volessero dire quelle parole. Ecco perché abbiamo deciso di lanciare sul mercato una piccola produzione di caffè nato da una piantagione in Etiopia in cui a lavorare sono solo donne. Caffè che poi è stato tostato a Chieri, dove la presenza femminile è determinante, e raccontato da donne ad altre donne, avendo però un prodotto fisico, reale, intorno al quale parlare.

Com’era il Pink Coffee di Caffè Vergnano?
Una monorigine prodotta in piccole quantità e in vendita solo nello shop dell’Accademia, 100% Arabica proveniente dall’Etiopia della varietà Limu, una tra le più pregiate che cresce sugli altipiani non lontano dalla capitale Addis Abeba, a un’altitudine fra i 1.200 e i 2.000 metri. Tra le caratteristiche aromatiche del Limu note di gelsomino, albicocca, caramello e una nota agrumata unica che viene definita come “an expolosion of citrus”. Cresce nei “Giardini del tè”, ecco perché nei suoi chicchi troverete i profumi e i sapori del tè nero, di frutti come la banana e spezie come la cannella.

Progetti futuri?
Lavorare con un’altra piantagione al femminile in qualche angolo del mondo. Daremo continuità al nostro Pink Coffee, questo è certo.

Pink Coffee è una limited edition 100% made by women in collaborazione con l'International women of coffee alliance (Il caffè è anche... rosa A tu per tu con Carolina Vergnano)
Pink Coffee è una limited edition 100% made by women in collaborazione con l'International women of coffee alliance

Che caffè beve Carolina Vergnano?
La moka come primo caffè della giornata. Mi piace il suono che arriva da “quell’aggeggio magico”. Mi piace il profumo che ne deriva, i gesti, la lentezza di un momento che è solo mio e tale voglio che rimanga. Questo accade al mattino, molto presto, poi scrivo le cose da comprare, faccio le mie commissioni private, riordino la mia vita familiare e inizio a rispondere alle prime mail. Il secondo caffè della giornata è un caffè filtro che condivido con mio marito... a malincuore, nel senso che ce lo strappiamo di mano. Parliamo del caffè fatto con la French Press, la macchinetta manuale con il filtro nella quale metti l’acqua calda, aggiungi la polvere di caffè, schiacci il filtro che fa passare il caffè e lo estrae. Il risultato è un caffè leggero, una dose condivisibile con un’altra persona, contenuto in questa caraffa che continua ad emanare il suo profumo. Sono due anni che questo modo di bere il caffè è diventato uno dei miei riti giornalieri. Dopo questa “degustazione” attacco con i caffè espresso e da lì non mollo più per tutto il giorno.

Il Four Seasons Hotel di Milano vi ha recentemente aperto le porte. Perché?
Insieme al Four Seasons Hotel Milano abbiamo trasformato il piacere del caffè in un vero e proprio percorso sensoriale e una nuova esperienza culturale in città, altamente customizzata: Coffee Experience. Insieme a noi hanno messo a disposizione degli ospiti un Coffee Trolley, realizzato in esclusiva da artigiani italiani, per racchiudere tutta l’essenza della cultura del caffè e poter proporre un momento unico e realmente fatto su misura per il cliente. Non è un progetto ordinario di fornitura di caffè, semmai è un mio sogno che si realizza, è un caffè che si fa esperienza perché è possibile creare una miscela totalmente personalizzata, scegliendo l’estrazione più apprezzata tra quelle internazionali proposte (Turkish Coffee, French Press, Gina Goat, Chemex, Syphon) e tra le diverse varietà disponibili (India Kaapi Royal, Colombia Excelso Washed, Ethiopia Natural Sidamo, Uganda Natural).

Carolina Vergnano (Il caffè è anche... rosa A tu per tu con Carolina Vergnano)
Carolina Vergnano

La sua è la storia di una giovane ragazza che si fa donna e imprenditrice. Dov’è il segreto per farsi prendere sul serio in un mondo dove a farla da padroni sono ancora gli uomini?
So benissimo di parlare da “privilegiata”. Ho avuto la fortuna di potermi esprimermi e questo ti aiuta tanto, quando devi decidere che tipo di donna vuoi essere. Poi certo non è così scontato riuscire ad arrivare fino in fondo, perché devi essere abile, intelligente, umile, devi metterti in gioco ma in quel gioco prima devi entrarci. La volontà, quella poi è determinante perché non basta avere un bel sogno nel cassetto se poi non sei disposto a svegliarti tutte le mattine alle 6 per andare a prenderti con forza e convinzione ciò che credi ti spetti di diritto. Mi piace quando dicono che sono “la donna del fare”, a cui però aggiungo “del fare con fatica”. Mi hanno insegnato che non vai da nessuna parte se al mattino non inizi la giornata piegando il tuo pigiama. Sono questi i valori che insegno ogni giorno ai miei figli. Sono le piccole cose che ti fanno diventare una grande persona e una mente illuminata capace di andare oltre.

Il futuro... che profumo ha?
Sono ottimista, un profumo bello e piacevole, vedo come i miei figli vivono la loro esistenza. Sono consapevoli del loro ruolo nel mondo, io non ero così, non avevo il loro senso di responsabilità verso l’ambiente, non ero maniaca della racconta differenziata come loro, non ero attenta a non sprecare la plastica come fanno loro oggi. I bambini sanno di avere nelle loro mani il futuro e le sorti del mondo... ecco perché sono ottimista.

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