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di Lina Pison
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L’export nel futuro della grappa
Ma le aziende: serve un Consorzio

L’export nel futuro della grappa 
Ma le aziende: serve un Consorzio
L’export nel futuro della grappa Ma le aziende: serve un Consorzio
Primo Piano del 05 ottobre 2019 | 12:30

La Distilleria Marzadro ha promosso una tavola rotonda sul futuro della grappa, un prodotto nobile di grande tradizione italiana, che si interroga su quale strada intraprendere. Oggi si contano circa 140 aziende, che raddoppiano se si contano quelle di imbottigliamento e dell’indotto in generale. L'80% non arriva a 10 dipendenti.

In occasione dei 70 anni dell’azienda, la Distilleria Marzadro ha organizzato il convegno “Grappa, il futuro che ci aspetta”, un momento di riflessione tra gli addetti ai lavori che ha posto l’accento su alcuni aspetti fondamentali per il comparto delle distillerie italiane. Primo fra tutti la creazione di un Consorzio di Tutela della Grappa che possa aiutare ad affrontare meglio i mercati esteri e tutelare le IG della Grappa e l’economia circolare che può in futuro aprire nuove vie sulla diversificazione di prodotto.

In Italia ci sono circa 140 distillerie (L’export nel futuro della grappa Ma le aziende: serve un Consorzio)
In Italia ci sono circa 140 distillerie

«Il comparto distillatorio è ad un bivio - ha detto il presidente di Distilleria Marzadro, Stefano Marzadro - l’export diventa sempre più importante, ma le dimensioni aziendali delle nostre distillerie ci limitano; i prodotti sono apprezzati, ma il mercato cambia in fretta ed è necessario diversificare ed esplorare nuovi ambiti produttivi».

Sul territorio nazionale si contano circa 140 aziende distillatorie. Diventano circa 300 se si comprendono le aziende di imbottigliamento e dell’indotto in generale. Le distillerie sono collocate per lo più nel centro-nord. L’80% di esse non supera i 10 addetti, si tratta cioè per lo più di micro imprese, che producono eccellenze spesso conosciute solo nel territorio nazionale o regionale. Tutto il comparto fattura complessivamente circa 300 milioni l’anno. La produzione di grappa è sostanzialmente stabile: vengono prodotti ogni anno tra gli 80 e i 90mila ettanidri (un ettanidro corrisponde a cento litri di alcol), ovvero circa 200 mila ettolitri di distillati. Aumenta invece nel tempo la qualità e la ricercatezza nel prodotto.

Le grappe della Distilleria Marzadro (L’export nel futuro della grappa Ma le aziende: serve un Consorzio)
Le grappe della Distilleria Marzadro

Una possibilità di aumentare il business per le distillerie è quella di diversificare il prodotto e di ampliare l’utilizzo della materia prima. Già oggi, oltre alla Grappa e ai distillati, le aziende sono un esempio di economia circolare: contribuiscono alla produzione di biogas, attraverso il conferimento delle vinacce esauste in impianti a biomassa. Quello che deriva, poi, da questo secondo processo, cioè il “digestato”, può a sua volta essere utilizzato in agricoltura come nutrimento per il terreno, chiudendo quindi il cerchio della circolarità dei processi in distilleria. Ma il futuro è molto più ricco di possibilità. Dai residui della distillazione si possono ricavare additivi alimentari, bioprodotti per la cosmetica e la nutraceutica. Alcune aziende già producono ad esempio additivi naturali per la panificazione come l’acido tartarico, mentre altre strade sono esplorate in via sperimentale. Si parla anche, ad esempio, di farina di vinaccioli disoleata, derivante dalla lavorazione dei semi degli acini o di tessuti a base di vinaccia. E, naturalmente, dei biocarburanti avanzati come il bioetanolo avanzato, in grado di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di oltre il 70%. In questo contesto, l’Italia ha sviluppato una tecnologia innovativa e all’avanguardia nel mondo. «Le nostre distillerie - ha commentato Sandro Cobror, direttore di AssoDistil - da sempre cercano di valorizzare al massimo la materia prima utilizzata, essa stessa sottoprodotto della filiera vitivinicola, ma oggi, grazie allo sviluppo di nuovi processi e tecnologie, il portafogli di prodotti di origine naturale si amplia enormemente creando delle opportunità di business finora inesplorate».

La sede della Distilleria Marzadro, che ha organizzato il convegno (L’export nel futuro della grappa Ma le aziende: serve un Consorzio)
La sede della Distilleria Marzadro, che ha organizzato il convegno

C’è, da parte delle imprese, una volontà esplicita di andare all’estero. Lo si evince anche dall’aumento della partecipazione alle fiere internazionali di settore. Negli ultimi tre anni, l’84% delle imprese ha avuto almeno un contatto con l’estero. Le esportazioni sono in crescita soprattutto nei Paesi dove il made in Italy è maggiormente apprezzato: negli Stati Uniti, in Asia e in Europa. Nel vecchio continente, in particolare, si consolidano i mercati tradizionali come la Germania e la Svizzera. «Recentemente, a Bruxelles, presso l'istituto italiano di Cultura, Federvini ha presentato con Nomisma e Mediobanca un'analisi approfondita del settore spiriti in Italia - ha spiegato Ottavio Cagiano de Azevedo, direttore generale di Federvini - Alla presenza di diversi parlamentari italiani è stato messo in luce che, i cali di consumo sul mercato nazionale, hanno spinto molte aziende a cercare nuovi mercati con l'internazionalizzazione. Ed ora il settore delle bevande spiritose sta vivendo un momento di grande espansione nell’export. La Grappa, indicazione geografica italiana di prestigio, è in linea, ma fatica di più, dovendo incontrare consumatori non abituati ai suoi profumi e sapori.

Un momento del convegno (L’export nel futuro della grappa Ma le aziende: serve un Consorzio)
Un momento del convegno

«Il far squadra, come alcune aziende già hanno iniziato a fare negli ultimi anni - ha detto Elvio Bonollo, quarta generazione della famiglia alla guida dell’omonimo gruppo -, è fondamentale per poter creare i presupposti di un virtuoso sviluppo dell’export del nostro settore». Ad oggi non c’è in Italia un ente che tuteli la denominazione d’origine della grappa (IG), non esiste un unico soggetto che possa operare sul fronte della promozione, come invece, accade per il settore del vino. Nell’ottica dell’unione e della condivisione tra produttori, il consorzio può diventare un mezzo importante per riconoscersi in un unico soggetto, che intervenga con finanziamenti propri per la promozione e la tutela del prodotto. L’iter normativo per il riconoscimento del Consorzio di Tutela per gli spiriti è già partito e si è da tempo in attesa di un decreto definitivo.

«Nell’ottica delle sinergie necessarie, ciò che abbiamo realizzato in Trentino con l’Istituto di Tutela della Grappa - ha aggiunto Mirko Scarabello, presidente dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino - può essere d’esempio. L’esperienza di collaborazione e di intesa tra le diverse distillerie sul territorio, infatti, ha portato in passato e continua a portare nel presente a iniziative condivise ve a politiche comuni». Per Roberto Castagner, fondatore e presidente dell'omonima distilleria di Vazzola, bisogna puntare sempre di più sulla qualità. «Il nostro modello deve essere il Cognac. Chi beve bene è disposto a pagare bene. Al supermercato si trovano grappe a prezzi stracciati. Noi dobbiamo creare valore aggiunto. Dobbiamo decidere come selezionare una vinaccia, da quale uva, come distillarla, come invecchiarla. Dobbiamo sederci al tavolo e decidere». Alessandro Marzadro, terza generazione Distilleria Marzadro, ha posto l’attenzione sui più giovani e sul mondo della mixology, ovvero l'arte della creazione dei cocktail che oggi spopola tra i locali. «L’attenzione del consumatore nei confronti dei distillati è molto alta. Un esempio è il fenomeno gin. Questa è una grandissima opportunità che abbiamo. Oggi la miscelazione è un veicolo per far conoscere il prodotto ai più giovani. Se non siamo presenti nella miscelazione non avremo quel consumatore in futuro e non saremo presenti in quel locale. Non pensiamo che la miscelazione possa snaturare il prodotto. Ci sono delle ricette che lo esaltano».
Piani di controllo e formazione

Anche i piani di controllo e la formazione giocano un ruolo decisivo nello sviluppo del futuro delle distillerie. «Con il riconoscimento delle 36 denominazioni italiane a Indicazione Geografica, avvenuto con il recente Regolamento CE 787, - ha spiegato Cesare Mazzetti, presidente del Comitato Acquaviti di AssoDistil - assume massima importanza l’aspetto dei controlli. Infatti ogni denominazione, con le 10 Grappe in testa, ha uno specifico disciplinare produttivo che ogni produttore è tenuto ad osservare strettamente. I controlli, esercitati da un Organismo appositamente designato dal Ministero su indicazione dei produttori, servono a garantire ai consumatori la qualità del prodotto, e agli operatori una leale concorrenza sul mercato».

«Negli ultimi anni - dichiara Sergio Moser, tecnologo e docente di Fondazione Mach - la Fondazione Mach ha messo in campo corsi post diploma di alta formazione per tecnici delle bevande. Nel corso di laurea di primo livello in Viticoltura ed enologia, esiste inoltre uno specifico insegnamento rivolto allo studio della tecnologia dei distillati. La Fondazione Mach volge particolare attenzione nello studio delle attitudini alla distillazione di vinacce ottenute dalla vinificazione di uve "resistenti" alle principali crittogame della vite, che come tali nella loro coltivazione richiedono un limitato impatto input chimico (non necessitano di trattamenti chimici)».

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Alberto Lupini


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