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Il Martini sale in cattedra
al Baretto dell’Hotel d’Inghilterra

Il Martini sale in cattedra 
al Baretto dell’Hotel d’Inghilterra
Il Martini sale in cattedra al Baretto dell’Hotel d’Inghilterra
Pubblicato il 14 giugno 2019 | 09:46

A Roma, una serata dedicata al celebre drink è stata condotta dal giornalista Fabio Cortese. «Per gustarlo appieno - ha detto - l’ideale è berlo in tre sorsi».

Ci si può innamorare di un cocktail, al punto di non far passare una giornata senza gustarlo, prepararlo per gli amici secondo la ricetta più rigorosa, scriverci un libro e diventarne ambasciatore in tanti eventi, senza peraltro essere testimonial di alcun brand? È accaduto a Fabio Cortese, giornalista di lungo corso e volto noto del TG3, e il cocktail tentatore è il Martini, da un secolo entrato nella storia del costume e delle arti, dalla letteratura al cinema. Una "lectio magistralis" con degustazione condotta da questo barman per amore si è svolta a Roma nello storico "Baretto" dell'Hotel d'Inghilterra, a un passo da Piazza di Spagna.

A lezione di Martini con Fabio Cortese (Il Martini sale in cattedra al Baretto dell’Hotel d’Inghilterra)
A lezione di Martini con Fabio Cortese

«Il Martini è molto più di un cocktail - dice Cortese - è una filosofia, un modo di essere per chi ha fatto il suo percorso di vita, per riconoscersi nel condividere qualcosa di speciale nelle sue sfumature». Ci vuole, nel prepararlo, una gestualità attenta, secondo la sua ricetta, identificata tra le tante in cui il cocktail dalla California si è diffuso in tutto il mondo, declinandosi in formule diverse secondo l'idea e la mano dei suoi tanti interpreti. Ma secondo quello che è ormai conosciuto come "il maestro del Martini", la regola è anche nel berlo, in tre sorsi.

Fabio Cortese (Il Martini sale in cattedra al Baretto dell’Hotel d’Inghilterra)
Fabio Cortese

«Tre - dice - come gli stati d'animo di chi lo ama e lo desidera. Il primo sorso è per dimostrargli amore, il secondo è per la passione forte che genera il calore che, con il terzo sorso, scivola nell'estasi, nella soddisfazione completa». Nel tempo degli spritz e delle dilaganti performances mixologiche, Fabio Cortese conduce spesso happening, degustazioni e seminari sul tema, passando dal bancone al racconto, tra storia e leggenda, di una bevanda che ha attraversato tempi e luoghi entrando nel mito.  

In questo piccolo bar dalle luci soffuse dell'Hotel d'Inghilterra da quasi un secolo si danno appuntamento personaggi famosi (top secret sui nomi) proprio per gustare soprattutto il Martini. Ma ci sono anche altri grandi classici, dal Manhattan al Negroni fino al Cosmopolitan nella lista curata dal bar manager Roberto Pezzuco. Qui si è creata nel tempo quasi una comunità, tra gli amici degli amici e non solo tra gli ospiti dell'hotel che non mancano il rito dell'aperitivo, attratti anche dai deliziosi assaggi che arrivano dall'adiacente Caffè Romano. Davanti ad un pubblico scelto di intenditori, Fabio Cortese ha tenuto banco in nome del Martini perfetto. Ma come identificare l'anima di un cocktail che nel tempo ha subito tante varianti discostandosi dall'originale creato nel 1840 in un bar della California, forse da un certo signor Martinez? La più famosa - questo è certo - è il Vesper Martini che lo scrittore inglese Ian Fleming nel suo libro ha fatto ordinare all'agente 007 James Bond in un casinò francese: «Martini secco, in un calice da champagne. Tre parti di Gordon, una di vodka, mezza di Kina Lillet. Scuotere, non mescolare (shaken, not stirred è diventata una frase famosa)». Così raccomanda il fascinoso attore Sean Connery al barman. Quindi niente mixer, solo shaker, e quando è ben ghiacciato, si aggiunge una scorza di limone lunga e sottile.

Diversa invece è la ricetta di Fabio Cortese: tenere la coppa piccola e la bottiglia di gin Beefeater o il Plymouth a lungo nel freezer. Mettere nello shaker 4-5 cubetti di ghiaccio e versarvi sopra un cucchiaino di vermut francese Noilly Prat. Poi gettare tutto, versare il gin, ruotare con movimento circolatorio, filtrare, aggiungere una spruzzatina di essenza di buccia di limone, ed è pronto per i famosi tre sorsi di cui sopra. E niente oliva. Ma come cominciò questa passione per il giornalista/barman, quasi una missione per conquistare nuovi raffinati martiniani diffondendo la conoscenza del mitico cocktail? «Per caso - risponde - tutto cominciò nel 1984, quando in un caffè della Maremma, gestito da un giovane che era stato barman a Firenze, chiesi un Campari e lui mi disse: 'No, lei ha la faccia da Martini'. Me lo servì, e il resto è storia».

L'incontro si è svolto al Baretto dell'Hotel d'Inghilterra a Roma (Il Martini sale in cattedra al Baretto dell’Hotel d’Inghilterra)
L'incontro si è svolto al Baretto dell'Hotel d'Inghilterra a Roma

È indubbio il fascino di questo alcolico di cui si è detto e scritto tanto. Cortese dice di essersi ispirato nel suo libro "io e il Martini" (edizioni Palombi) a un altro famoso testo, "Ed è subito Martini" di Lowell Edmunds. «Ma quello – precisa - ne parla dal punto di vista filologico antropologico e filosofico». Instancabile, spodestando il resident bartender, Cortese ha preparato alcune decine di Martini per gli ospiti del "Baretto", raccontandone la corretta e rigorosa sequenza di fasi nella preparazione e del consumo. È stato un evento conviviale particolarmente gradito agli ospiti accolti dal direttore dell'hotel Massimo Colli, da molti anni padrone di casa gentile e ospitale. «Da un secolo - dice con orgoglio - i nostri ospiti anche internazionali considerano il nostro albergo come la loro casa e non ci tradiscono mai. Poi arrivano i loro figli e i loro amici e l'appuntamento al bar, aperto dalle 12 all'1 di notte, è una sosta inevitabile. Se il Martini e il cocktail più richiesto, ora in lista abbiamo anche sei nuovi signature. Nel week end facciano anche musica dal vivo».

Molto apprezzato il menu del ristorante Caffè Romano, che punta alla tradizione romana e mediterranea. L'Hotel d'Inghilterra,5 stelle, fa parte della Star Hotels Collection e dispone di 83 camere e suites con arredi di pregio combinati ad ogni comodità moderna. L'accoglienza del capo concierge Massimo Mazzola e del personale fa subito la differenza.

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