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di Marta Scarlatti
di Marta Scarlatti

Con l’arrivo dell’estate
si riaccende la sete di birra

Con l’arrivo dell’estate 
si riaccende la sete di birra
Con l’arrivo dell’estate si riaccende la sete di birra
Primo Piano del 07 maggio 2016 | 10:08

Da tempo immemorabile in Italia l’estate è la stagione della birra, sia in termini di abitudini di consumo che in termini di vendite. Basso grado alcolico, freschezza e fragranza sono elementi molto apprezzabili. Ricordando che ogni stagione ha le birre più adatte, ecco alcune proposte interessanti per i mesi più caldi

All’inizio di ogni estate i produttori di birra, ma anche i distributori, i grossisti e i gestori dei locali, sanno che devono scaldare i motori. Da che mondo è mondo, in Italia i mesi che vanno da maggio a settembre sono quelli dove si giocano fatturati e volumi di vendita. Vale soprattutto per i colossi delle multinazionali, ma vale pure per i piccoli birrifici artigianali.

È un dato di fatto che a chi scrive piace poco, perché l’universo birrario è talmente vasto e variegato che ridursi a consumare una buona birra al riparo della calura estiva è un vero e proprio peccato. Birre certamente più alcoliche, ma anche più intense e strutturate, con profumi e sapori “caldi”, sono in realtà perfette anche quando fuori nevica. Anzi, sono perfette proprio in quei momenti. Tuttavia rimandiamo a un secondo tempo una digressione sull’argomento. Adesso, con la bella stagione - si spera - in avvicinamento, è più interessante “perdersi” tra le birre da bere in estate.



Di certo, basso grado alcolico, freschezza e fragranza sono elementi molto apprezzabili. Ma se queste caratteristiche vi fanno pensare a una generica birra chiara, sappiate che vi state già perdendo un mondo di sfumature e di gusto. Helles e pils, che rappresentano tecnicamente la maggior parte o la più conosciuta categoria delle birre chiare, vanno benissimo, per carità. Discrete luppolature che donano il piacevole sentore amarognolo e dissetante, un buon equilibrio che le fa apprezzare da tutti o quasi. Insomma, la scelta più immediata e anche più semplice. Corretta, se è questo che cercate.

Ma se qualcuno volesse cogliere la sensazione di avere tra le mani una birra maggiormente fruttata, delicata e acidula potrebbe pure osare, si fa per dire, l’avventura nel mondo delle blanche o witbier di origine belga. In queste birre l’uso di spezie come il coriandolo e la buccia d’arancia (le più diffuse ma non le sole) donano profumi delicati e intriganti per birre che possono sostenere un aperitivo così come un abbinamento con molti piatti a base di pesce.

Un’altra categoria di birre su cui porre l’attenzione è rappresentata dalle saison, anch’esse di nascita belga. Inizialmente prodotte proprio per dissetare i contadini durante il lavoro estivo nei campi, le saison usano un caratteristico lievito che dona loro una leggera e piacevole speziatura e un’interessante nota di pepe bianco che allarga le loro possibilità di abbinamento, ad esempio, alle carni bianche. Le saison inoltre, rappresentano uno dei terreni ideali della libertà d’espressione che ogni bravo birraio dovrebbe avere. Ergo, la curiosità verso la birra trova in questa categoria pressoché infinite possibilità di scelta.



Poi, ovviamente, ci sono le birre del momento. Ovvero tutto il vasto mondo della famiglia della Ipa (India Pale Ale), declinato in mille modi diversi dall’esplosione di centinaia di luppoli aromatici che portano alla birra sentori agrumati di pompelmo o di mandarino, tropicali di kiwi o di cocco, balsamici di pino e di resine. Ma attenzione: c’è Ipa e Ipa, e le gradazioni alcoliche hanno la loro importanza. Una cosiddetta “session Ipa” non dovrebbe superare i 4,5% vol, ma una “double” o “imperial Ipa” può arrivare anche a 8,5% vol. Pertanto, la prima è compagna ideale per le ore diurne, la seconda potrebbe attendere il tramonto.

I più avventurosi, o i più avanguardisti, stanno però scoprendo ultimamente il mondo delle birre cosiddette “sour” ovvero quelle birre dove acidità e freschezza possono risultare al primo sorso sorprendenti, e a volte pure ostiche, ma che poi spesso si rivelano scoperte essenziali per il proprio piacere personale legato alla magica bevanda a base di acqua, malti e luppoli. Anche il mondo delle sour, genericamente intese, è ampio e variegato. Ci sono le geuze e i lambic, assemblaggi di fermentazioni spontanee di diversi anni le prime e fermentazioni spontanee nude e pure i secondi, dove la selvaticità aromatica è notevole e crea sentimenti contrastanti tra i consumatori. Chi le disdegna in maniera assoluta e chi le ama alla follia.

Ci sono le Berliner Weisse, nelle quali invece l’acidità è più contenuta e gentile, e infine ci sono le Gose, birre originarie della città di Lipsia qualche anno fa a rischio di estinzione e oggi tornate in auge presso i microbirrifici artigianali. La loro caratteristica è una spiccata sapidità, definirle salate è corretto ma fuorviante, che le rende uniche e molto interessanti.



Tutte - ma l’elenco non è esaustivo - possono essere considerate “birre per l’estate”. Anche qualora si dovesse bere birra solo in questa stagione, è così facile rendersi conto che il bello di questa bevanda è che esiste sempre una possibilità di scelta. Ma si potrebbe pure prendere l’estate incombente a mo’ di allenamento per iniziare a scoprire proprio questo vasto mondo. In modo tale che poi, per non perdere l’abitudine conquistata, l’autunno e l’inverno siano finalmente considerati mesi utili per proseguire l’esplorazione.

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Alberto Lupini


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