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L’arte della birra belga patrimonio Unesco In ogni boccale tradizione e cultura

La cultura brassicola belga è stata riconosciuta patrimonio intangibile dell’umanità per la tradizione e la storia che ci stanno alle spalle. Tra i motivi che hanno convinto la commissione anche la diversità di birre

di Giovanni Angelucci
26 maggio 2017 | 10:49

L’arte della birra belga patrimonio Unesco In ogni boccale tradizione e cultura

La cultura brassicola belga è stata riconosciuta patrimonio intangibile dell’umanità per la tradizione e la storia che ci stanno alle spalle. Tra i motivi che hanno convinto la commissione anche la diversità di birre

di Giovanni Angelucci
26 maggio 2017 | 10:49

È ufficiale, l’immensa cultura brassicola belga è stata giudicata “Patrimonio intangibile dell’umanità”, ed inserita tra le più alte espressioni della cultura e delle tradizioni del genere umano. Ne avevamo già parlato a dicembre quando era stata presa la decisione ed ora l’ufficializzazione con la cerimonia al municipio di Bruxelles.

L’arte della birra belga patrimonio Unesco In ogni boccale tradizione e cultura

Dunque ogni trappista, lambic, gueuze o blanche stappate equivarranno ad un "sorso di cultura" (no che non lo fossero già). Durante la cerimonia in Belgio il ministro della Cultura ha elogiato «la diversità impareggiabile dell'arte della birra belga e l'intensità di questa cultura che ha permesso il riconoscimento. Come stabilisce l’Unesco la tradizione della birra in questo paese merita di figurare nella lista rappresentativa di quanto di meglio la cultura immateriale dei popoli esprime».

La domanda per entrare nella lista Unesco era stata presentata dalla Comunità Germanofona, in rappresentanza di tutto il Belgio, facendo squadra con l'organizzazione dei birrai e le varie associazioni di categoria. Durante alla cerimonia che si è svolta al Municipio di Bruxelles hanno figurato unite le bandiere delle tre anime del paese: Alda Greoli (Vallonia-Bruxelles), Isabelle Weykmans (Comunità di lingua tedesca) e Sven Gatz (Comunità fiamminga).

Nel boccale di una buona bionda da oggi, insomma, non si avvertiranno soltanto i profumi freschi delle blanche o l’acido vivace delle lambic, ma anche le tradizioni ereditate dagli antenati birrai, mai dimenticate e tuttora vive nella produzione di birra belga. Per questo si riesce ad andare ben “oltre il bicchiere”, qui tutto è cultura birraria: ogni provincia con i propri birrifici, musei e ristoranti che come unico obiettivo hanno la promozione della birra di qualità. Se si parla di lambic (Bruxelles e il Pajottenland a sudovest della capitale), di saison (prodotte soprattutto in Vallonia) o delle ale “Vieilles brunes” provenienti dalle Fiandre Occidentali, non si può non pensare a questa terra e alla ricchezza culturale e organolettica che è in grado di offrire.

Non a caso tale ricchezza e diversità della cultura della birra ha fatto sì che l'Unesco abbia deciso di includere proprio il “movimento birra Belgio” nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Chi lo sa, forse è la strada giusta per arrivare, un giorno, a ridimensionare la dicotomia tra birra e vino, due realtà figlie della stessa antica cultura.

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