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di Giovanni Angelucci
Giovanni Angelucci
Giovanni Angelucci
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La difficoltà di diventare birraio oggi
Passione, dedizione, progetto e… soldi

La difficoltà di diventare birraio oggi 
Passione, dedizione, progetto e… soldi
La difficoltà di diventare birraio oggi Passione, dedizione, progetto e… soldi
Primo Piano del 07 maggio 2017 | 09:43

Investire in un birrificio artigianale oggi è assai difficile. L’entusiasmo, dei consumatori e dei produttori, è tanto ma il mercato è saturo e per trovare spazio occorre passione, un progetto valido e soldi da investire. A dirlo sono tre che ce l'hanno fatta come Agostino Arioli, Giovanni Campari e Enrico Ciani coi loro birrifici

“Diventare imprenditori della birra”, “corso per birraio artigiano”, “come aprire un microbirrificio”, sono solo alcune delle iniziative che il mercato della birra “artigianale” (termine che è il caso di ribadire non è sinonimo di “eccellente”) ha fatto in modo che si diffondessero più o meno su tutto il territorio italiano. Come per gli chef di oggi che vengono da tutti emulati, anche per le birre sta accadendo un fenomeno molto simile in cui diventare birraio, e imprenditore di se stessi, pare sembri più semplice di quel che in realtà è.

Agostino Arioli - La difficoltà di diventare birraio oggi Passione, dedizione, progetto e… soldi
Agostino Arioli

Peccato che poi si investano capitali in impianti professionali di cui non si conosce neanche la marca e il prodotto finale lasci a desiderare. Un mestiere scelto troppo spesso con superficialità e per questo è importante dare voce a chi della birra ha fatto il proprio lavoro, anche quando in Italia non c’era nessuno che la produceva, né tantomeno qualcuno che disposto a credervi.

Abbiamo quindi chiesto a chi sta avendo (il meritato) successo e rappresenta un esempio concreto nel mondo brassicolo, la propria in merito ad alcuni aspetti da tenere bene in mente. Agostino Arioli per esempio, ritenuto il papà della birra artigianale italiana che con il suo Birrificio Italiano ci ha per primo creduto, Giovanni Campari del Birrificio del Ducato con la sua visione internazionale ed Enrico Ciani del Birrificio dell’Eremo, più giovane ma altrettanto visionario e meritevole. La loro visione e il loro percorso sono evidentemente la dimostrazione di quanto buono si possa fare con la birra italiana e di quanto sia complesso (e sottovalutato) questo settore.

Oltre ad essere un birraio ti senti anche un imprenditore?
AA: Sì lo sono, certo. Il vero problema è che il birraio e l’imprenditore dentro di me confliggono. In altre parole credo di essere un buon birraio ed un mediocre imprenditore al tempo stesso. Negli anni il gruppo è cresciuto fino ad includere persone più valenti di me da questo punto di vista e quindi si continua a crescere, anche come imprenditori artigiani anticonformisti e innovativi.

GC: Direi che mi sento al 45% birraio e al 55% imprenditore.

EC: Mi considero principalmente un birraio, tuttavia ho dovuto immedesimarmi nel ruolo dell’imprenditore per ovvie ragioni. La mia fortuna è aver avuto fin da subito l’aiuto di mia moglie, Geltrude Salvatori Franchi, socia e co-fondatrice di Birra dell’Eremo, che ha ricoperto il ruolo di imprenditrice, permettendomi di concentrare le mie forze più sul ruolo del birraio.

Giovanni Campari - La difficoltà di diventare birraio oggi Passione, dedizione, progetto e… soldi
Giovanni Campari

Excursus nell’evoluzione del birrificio fino ad oggi
AA: Il 23 dicembre del lontano 1994 viene fondato il Nuovo Birrificio Italiano e un anno e mezzo dopo apre al pubblico il Brewpub. Nel 2000 circa la sala cottura cresce da 2,5 a 7 hl ed entrano due nuovi soci: Maurizio in ausilio nella produzione e Giulio nel laboratorio e nell’amministrazione (oggi entrambi responsabili del proprio settore). Nel 2005 la sala cottura cresce ancora fino a raggiungere i 20 hl e nel 2006 frequento il corso di produzione al Siebel Institut di Chicago. Il 2012 è l’anno del trasloco presso la nuova location di Limido Comasco (Co) e dell’acquisto di nuovi serbatoi ed attrezzature varie. Salto epocale. Nel 2012 prendono forma le idee di produzione legate alle barrique che si concretizzano nella serie Brq e che nel 2016 vedono la nascita della barricaia di Trambileno e del marchio Klanbarrique.

GC: Il 2007 è l’anno di fondazione del birrificio di Roncole Verdi e l’inizio delle esportazioni. Nel 2008 arriva la prima medaglia d'oro assegnata ad una birra artigianale italiana in un concorso internazionale (trattasi della Verdi Imperial Stout all'European Beer Star di Norimberga). Da quel giorno ad oggi abbiamo collezionato ben 96 medaglie. Nel 2010 avviene l’acquisizione di Starbeer a Fiorenzuola (Pc) e l’inizio della produzione su due stabilimenti fino al 2015 in cui anche il nuovo stabilimento di Soragna e il locale The Italian Job a Londra vedono la luce. Il 2016 è l’anno del crowdfunding nella capitale londinese e dell’apertura di Sbanco a Roma, insieme alla conversione del primo stabilimento di Roncole Verdi in Sour Brewery. Il 2017 lo abbiamo iniziato alla grande con l’apertura del secondo locale a Londra.

EC: La nostra attività è nata il 18 giugno del 2012 e da allora siamo riusciti ad affermarci rapidamente anche all’estero. Avevamo tre fermentatori e un impianto da 500 litri per unità produttiva in uno spazio di 200 mq. Oggi abbiamo una produzione di 3mila hl annui, 1.500 mq a disposizione e un valido team di ragazzi che lavorano con noi. Fino ad ora abbiamo raggiunto paesi come la Norvegia, gli Stati Uniti, l’Australia e la Cina.

Enrico Ciani - La difficoltà di diventare birraio oggi Passione, dedizione, progetto e… soldi
Enrico Ciani

Quello della birra è oggi un buon business?
AA: Purtroppo no
GC: Dipende da come viene condotto  
EC: Credo che la birra possa ancora essere considerata una buona opportunità imprenditoriale, ma solo se accompagnata da un progetto valido. Ad oggi il numero dei birrifici è elevato e se si vuole emergere si deve partire con un piano che non lasci nulla al caso.

Cosa consigli a chi vuole mettere in piedi un micro birrificio? Cosa deve sapere? Qual è l’errore più facile da commettere?
AA: Chi è consapevole dell’attuale situazione birraria ed è in grado di discernere l’emotività e l’enfasi delle parole “birra artigianale” dai numeri reali del comparto, non aprirà mai un microbirrificio a meno che:
- non si tratti di un homebrewer innamorato del suo lavoro che non ha alcun problema a dedicare anima e corpo al proprio lavoro ma solo per amore;
- non si tratti di un “grosso” progetto con prospettive molto ampie. Il mio consiglio è di aprire oggi brewpub e non microbirrifici.

GC: Consiglio di avere le idee molto chiare, il mercato si sta rapidamente saturando e il rischio di finire "gambe all'aria" è molto alto. Per avere qualche chance occorrono tre cose: una visione imprenditoriale di lungo periodo, soldi, tanta passione e creatività.

EC: Bisogna puntare sulla costanza e su un prodotto di ottima qualità, elementi questi ad oggi imprescindibili. Il tutto deve essere accompagnato da buone azioni di marketing ed un uso intelligente dei social. L’errore che si può commettere è credere che il mercato sia ancora pronto ad accettare progetti imprenditoriali nati sull’onda dell’entusiasmo, c’è spazio solo per progetti ben strutturati.

Formazione prima di tutto? Dove? Da un birraio o in uno dei tanti corsi che ci sono in giro?
AA: Bisogna cercare stage ovunque e fare corsi in Italia e all’estero. Oggi il numero di birrifici è alto e c’è spesso bisogno di birrai altamente qualificati. Purtroppo chi va all’estero difficilmente torna…

GC: Io, come tutti i miei birrai, ho studiato Scienze e tecnologie alimentari (il corso di laurea che meglio prepara una figura professionale come questa in Italia). Mi sono poi formato per un breve periodo al Birrificio Italiano ma soprattutto ho fatto e continuo a fare tantissima esperienza sul campo, confrontandomi con i colleghi di tutto il mondo.

EC: Indubbiamente la laurea in Scienze agrarie, se specializzata nel settore brassicolo, fornisce un valido ed importante strumento di formazione. Aiuta il futuro birraio ad affrontare lo studio della materia in modo approfondito ed organizzato, grazie a persone qualificate e dotate di esperienza. Insomma, permette di evitare il percorso tortuoso e non sempre positivo dell’autodidatta.

In conclusione «l'Italia è un paese in cui la birra artigianale sta prendendo sempre più piede, tuttavia abbiamo ancora il grosso problema dei ridotti consumi pro capite. La birra la bevono principalmente le nuove generazioni, credo che ci vorrà del tempo ma alla fine i consumi dovranno aumentare per forza. Di conseguenza si auspica un allargamento della cultura birraria alle masse, un po' come negli Stati Uniti, ma serve un forte movimento culturale che parta dal basso», parola di Giovanni Campari, Birrificio del Ducato.

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Alberto Lupini


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