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Simposio della birra italiana di qualità
Prospettive e scenari del Made in Italy

Pubblicato il 12 luglio 2018 | 11:44

Sabato 7 luglio a Pedavena (Bl), durante la Festa dell’Orzo 2018, si è tenuto il primo Simposio della birra italiana di qualità organizzato dalla Fabbrica di Pedavena, per analizzare la situazione di questo settore.

Questo settore negli ultimi vent’anni ha conosciuto infatti una vera e propria rivoluzione, sia dal punto di vista dell’offerta (con l’ingresso sulla scena di diverse centinaia di nuovi piccoli birrifici), sia relativamente alle abitudini di consumo che hanno guidato la crescita della diversificazione del prodotto.

(Simposio della Birra Italiana di Qualità Prospettive e scenari del Made in Italy)

Una tavola rotonda che ha rappresentato un vero e proprio evento nell’evento, al quale hanno partecipato alcuni esperti del settore (Matteo Zanibon di Gfk Italia, Massimo Barboni, direttore commerciale Birra Castello, Agostino Arioli, fondatore e birraio del Birrificio Italiano, Eugenio Signoroni, coordinatore della guida Birre d’Italia di Slow Food e Anna Managò, esperta di marketing e titolare dell’agenzia ByVolume) e i mastri birrai di Fabbrica di Pedavena (Vittorio Gorza, Giovanni Maccagnan e l’attuale capo della produzione, Dario Martinuzzo).

Fabbrica di Pedavena: un passato importante e un futuro a cui guardare
Maurizio Maestrelli
, giornalista di settore, in qualità di moderatore ha dato il via a questa “edizione zero” del Simposio dando la parola a Vittorio Gorza e Giovanni Maccagnan, entrambi storici Mastri Birrai della Fabbrica di Pedavena, che dopo un interessante excursus sulla nascita della Fabbrica di Pedavena nel lontano 1897, hanno parlato delle peculiarità di questo birrificio.

Fabbrica di Pedavena vanta un passato di formazione scolastica e professionale, essendo stata la sede di svolgimento delle lezioni pratiche del triennio del Corso Professionale per Birrai Maltatori della scuola Rizzarda di Feltre, unico in Italia. Nato grazie alla volontà della Famiglia Luciani, il corso ha inaugurato la sua prima edizione ufficiale nell’ottobre del 1951 ed è continuato fino alla fine degli anni Settanta fino a contare ben 271 diplomati, tra i quali si annoverano ancora oggi grandi maestri del mondo birrario e in differenti realtà.

Questa scuola birraria ha contributo a stimolare in modo decisivo l’industria manifatturiera italiana per la fabbricazione di macchinari utili alla produzione della birra e la conversione di vasti appezzamenti di terra alla produzione di orzo distico, che non richiede pesticidi o fertilizzanti chimici e, quindi, con beneficio per l’ambiente oltre che per l’economia del Paese.

(Simposio della Birra Italiana di Qualità Prospettive e scenari del Made in Italy)

Un prodotto che va pensato
Matteo Zanibon di Gfk Italia ha tracciato un percorso evolutivo dello scenario alimentare degli ultimi anni. Il cibo è sempre meno vissuto come “prodotto” ma sempre più come “esperienza”: mangiare non è sempre solo nutrirsi ma è anche e soprattutto relazionarsi, trovare significato ed emozione. Il cibo, e quindi anche la birra nello specifico, non solo devono essere buoni da mangiare ma anche “buoni da pensare”.

«La competizione tra brand oggi - ha sottolineato Matteo Zanibon - si gioca sulla capacità di raccontare e trasmettere un’esperienza e un sistema di valori». Una forte tendenza è quella della naturalità, un trend altrettanto decisamente in crescita è quello del biologico (nel 2008 segnava un 21% e nel 2017 un 43%).

Oggi la piccola realtà locale piace, piacciono i piccoli produttori. Sono sempre più importanti i concetti “sociale” e “condivisibile”, “autentico” e “genuino”, “etico” ed “equo”. Mangiare e bere birra, soprattutto per gli italiani sono una vera e propria passione e sempre più un’esperienza sociale, da condividere non solo con chi è a tavola con noi.

(Simposio della Birra Italiana di Qualità Prospettive e scenari del Made in Italy)

Gli italiani stanno riscoprendo la complessità della birra
Secondo Massimo Barboni, direttore commerciale di Birra Castello, la birra è entrata a fare ormai parte degli stili di consumo e della cultura degli italiani. A riprova di questo, nel 2017 la birra ha raggiunto il suo punto più alto in termini di consumi in Italia.

Tuttavia per molti decenni la birra non ha pienamente fatto parte della nostra cultura, era qualcosa di esotico e di frivolo, una bevanda fresca e dissetante che rappresentava la migliore soluzione per un fugace e passeggero distacco dalla realtà.

Negli anni ottanta, complici anche i più frequenti viaggi all’estero dei giovani e gli investimenti dei grandi gruppi birrari, la birra è diventata un simbolo di modernità, di aggregazione giovanile, di internazionalità e di progresso. In quella fase prevaleva la valenza simbolica della birra.

Da qualche anno siamo ormai entrati nella terza fase di sviluppo, dove si parla sempre più di prodotto, di ingredienti, di metodi di produzione, di abbinamenti con il cibo, di modalità di servizio. Inevitabilmente più che di birra si parla sempre più di birre, per sottolinearne la complessità e ricchezza di sfaccettature.

«Complici e artefici di questa evoluzione sono state - lo ha sottolineato Massimo Barboni - le birre artigianali che negli ultimi vent’anni hanno reso il mondo della birra protagonista di una vera e propria rivoluzione. L’ingresso sul mercato di circa un migliaio di nuovi piccoli birrifici ha contribuito a modificare la percezione di un prodotto che oggi può raggiungere segmenti più ampi di mercato, alcuni dei quali storicamente dominati dal vino. La crescita delle artigianali non è infatti andata a discapito delle birre industriali, ma queste hanno contribuito ad allargare e ad aumentare l’interesse per l’intero settore».

(Simposio della Birra Italiana di Qualità Prospettive e scenari del Made in Italy)

La birra continua però a rimanere un prodotto “accessibile”, “aggregante” ed “emozionale”. Una birra deve sapere quindi parlare anche al cuore delle persone e non perdere il suo carattere democratico.

Non ha dubbi al riguardo Eugenio Signoroni, coordinatore della Guida Birre d’Italia di Slow Food Editore. La birra può essere molte cose diverse, tanti profumi, tanti colori, tante sfumature. Il movimento artigianale ha dato energia al mondo della birra nella sua interezza e la diversificazione ha raggiunto il mondo della birra.

Alcuni aspetti che caratterizzavano esclusivamente le artigianali oggi non sono più di loro utilizzo esclusivo. A poche settimane dall’uscita dell’ultima edizione della Guida Birre d’Italia di Slow Food Editore Eugenio Signoroni ha affermato con sicurezza che la qualità diffusa è più alta. «Il settore è cresciuto in modo evidente. Come è anche vero che ci sono realtà cresciute molto e velocemente che non hanno saputo gestire la situazione in termini di qualità della birra».

Birrificio Italiano, uno dei pionieri del movimento artigianale italiano
Alla domanda di Maurizio Maestrelli se si aspettava di trovarsi dopo vent’anni in un panorama così delineato come è oggi Agostino Arioli, fondatore e birraio del Birrificio Italiano ha risposto: «Decisamente no. Pensate che ho chiamato il mio birrificio Birrificio Italiano perché non mi aspettavo che ne sarebbero seguiti tanti altri».

Era il 1996, nasceva il primo brewpub in Lombardia e i primi due anni sono stati abbastanza difficili «anche perché - ha raccontato Arioli - ho aperto in un paesino improbabile nella remota provincia di Como». Un inizio da homebrewere e poi un corso di laurea: «Devo tanto alle persone dell’industria che mi hanno aiutato. All’inizio del mio percorso ho preso tanto da quel mondo da un punto di vista scientifico e tecnologico. Soprattutto, ci tengo a ringraziare Gianni Pasa che nella Fabbrica di Pedavena è stato per molti anni il capo della produzione oltre che il direttore del birrificio».

Il Birrificio Italiano produce birre “da bere tutti i giorni” e birre più particolari con il nuovo marchio Klanbarrique.
Secondo Agostino Arioli le grandi aziende birrarie stanno andando sempre più verso le specialità, lanciando prodotti speciali e utilizzando anche un linguaggio che prima era utilizzato esclusivamente dagli artigiani. Parallelamente c’è il mercato artigianale che cresce e per crescere ha prodotti sempre meno caratterizzati, buoni da bere tutti i giorni.

Maurizio Maestrelli, Matteo Zanibon, Massimo Barboni, Dario Martinuzzo, Eugenio Signoroni, Agostino Arioli e Anna Managò (Simposio della Birra Italiana di Qualità Prospettive e scenari del Made in Italy)
Maurizio Maestrelli, Matteo Zanibon, Massimo Barboni, Dario Martinuzzo, Eugenio Signoroni, Agostino Arioli e Anna Managò

Non basta fare una buona birra, bisogna parlare di prodotto e di brand
Anna Managò, esperta di marketing e di birra, account director della società inglese di consulenza ByVolume, ha sottolineato come il fenomeno italiano abbia le stesse dinamiche dei mercati birrari di Usa e Regno Unito, seppure con tempi diversi.

Se è vero che il marketing delle piccole aziende birrarie è stato spunto per il marketing delle aziende medio-grandi, è anche vero che i birrifici artigianali oggi hanno preso dei codici e dei linguaggi dell’industria: si pensi per esempio a tutti quei birrifici che già da tempo hanno introdotto le bottiglie da 33cl e tutte quelle realtà che stanno introducendo le lattine.

«Quello che sta succedendo molto all’estero ma sta iniziando a verificarsi anche in Italia - ha sottolineato Managò - è che c’è una “terra di mezzo” in cui competono artigiani e industrie. C’è un terreno comune sul quale si trovano a competere entrambi gli attori e con grande difficoltà. E con un po’ di confusione nella testa dei consumatori che se in una fase iniziale si sono dimostrati contenti dalla maggiore diversificazione offerta dall’ingresso sul mercato dei birrifici artigianali oggi quella stessa diversificazione gli si sta ritorcendo contro rischiando di diventare addirittura controproducente. Perché troppa rischia di mandare in tilt il processo di scelta portando sempre più a desiderare un’opzione sicura e già testata».

Proprio per questo motivo non è un caso che anche gli artigiani inizino a parlare di lager proponendo stili di birra che all’inizio erano ad appannaggio esclusivo dell’industria. Per Anna Managò, che ha un occhio vigile sulla realtà birrarie d’oltreoceano e d’oltremanica, se l’Italia può avere dei margini di crescita all’estero è però necessario che i birrifici inizino ad avere più audacia nella comunicazione. «Si parla tanto di birra ma bisogna anche puntare sul marchio, sul brand - conclude Managò - Fare marketing significa valorizzare il prodotto, raccontandone la storia e la personalità e non solo la ricetta».

Un nuovo birraio e una nuova birra
La grande tradizione birraria della Fabbrica di Pedavena è oggi portata avanti da Dario Martinuzzo che, dopo sette anni di formazione presso il birrificio di Weihenstephan, ha recentemente assunto il ruolo di Mastro Birraio della fabbrica.

A chiusura del Simposio Dario Martinuzzo ha presentato la nuova birra creata, come ogni anno, appositamente per festeggiare la festa dell’orzo, una birra dedicata all’evento: Dolomiti, Fiorita. Una Birra Dolomiti quindi, la selezione riserva di Fabbrica di Pedavena

(Simposio della Birra Italiana di Qualità Prospettive e scenari del Made in Italy)

Il progetto “Birra Dolomiti” è nato nel 2006, anticipando i tempi che hanno portato a valorizzare l’idea di una filiera integrata tra coltivatori e produttori. Birra Dolomiti viene prodotta nel rispetto dell’ambiente circostante e con l’utilizzo di materie prime locali. La coltivazione dell’orzo, che costituisce appunto uno degli assi portanti del progetto, è svolta dalla locale Cooperativa La Fiorita, alla quale è stata dedicata questa birra con l’omaggio del nome.

A chiusura del Simposio Maurizio Maestrelli ha dichiarato: «Si torna da Pedavena con la convinzione che mettere attorno allo stesso tavolo persone e ruoli diversi nel mondo della birra sia un’opportunità di crescita e di confronto necessari per capire un mercato dinamico e complesso, ricco di opportunità ma non privo di difficoltà, come quello attuale. Buona la prima. In attesa delle prossime edizioni».

Per informazioni: www.fabbricadipedavena.it

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