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Quattroerre Group, passione birra

Quattroerre Group, passione birra
Quattroerre Group, passione birra
Pubblicato il 19 luglio 2020 | 06:45

Note marche internazionali e birre artigianali eccellenti che donano esperienze sensoriali straordinarie e generano passioni: è la vasta gamma offerta dall’azienda bergamasca al canale Horeca.

Nel 1987 iniziò l’interesse dei fratelli Rota, titolari della Quattroerre Group di Torre de’ Roveri (Bg), per il mondo della birra. Cominciarono a importare fusti da tutta l’area tedesca e a mettere in piedi un accurato servizio tecnico di assistenza, oggi fiore all’occhiello dell’azienda, in grado di gestire direttamente le attrezzature degli impianti alla spina. Vengono importate birre sia con marchi internazionali che birre prodotte con metodo artigianale.

Quattroerre Group, passione birra
La sede della Quattroerre

L’accurata e metodica organizzazione permette di avere a disposizione birre appena infustate o imbottigliate, con una distribuzione capillare e precisa. La professionalità dei fratelli Rota mette a disposizione dei professionisti della ristorazione un servizio completo: installano attrezzature concepite con i criteri più moderni, garantendo la manutenzione degli impianti di spillatura con tecnici altamente qualificati disponibili entro 24 ore dalla chiamata. Nel 1998 la Quattroerre ha costituito il primo Centro di Formazione Birra, dove viene svolta in via continuativa un’azione culturale, formativa ed informativa per gli operatori di bar, pizzerie e ristoranti.



«Quattroerre - afferma Giampietro Rota, presidente dell’azienda bergamasca - commercializza birre della grande tradizione mitteleuropea e birre artigianali, italiane e non, di assoluta eccellenza: prodotti che generano opportunità commerciali per gli operatori del settore Horeca. La passione per il mondo birra ha portato il nostro gruppo ad una attenta e scrupolosa selezione di birrifici che producono birre in grado sia di soddisfare le esigenze dei consumatori più attenti sia di donare esperienze sensoriali straordinarie».

Birrificio Otus, la magica birra del gufo
Nella tradizione magica al gufo vengono attribuiti diversi poteri: la visione notturna, la magia, la saggezza (in particolare di vedere la verità dietro la bugia), la telepatia (è in grado di sentire le parole non dette), nonché la chiaroveggenza e la proiezione astrale. Creatura magica e ancestrale che influenza il nostro immaginario da sempre, tanto da ritrovarlo spesso anche nell’arte, nei romanzi o al cinema. E oggi anche nella birra grazie al Birrificio Otus.

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La scelta del nome Otus (Asio Otus, gufo comune) nome scientifico della famiglia degli Strigidi, gli uccelli rapaci notturni, è stata fatta per richiamarne lo spirito saggio, da maestro, notturno e meditativo. Produrre, mescere e degustare una birra artigianale è un rito che Otus ha reso un cerimoniale seducente, che necessita di tempo. La sua complessità è infatti da scoprire assaporando ciascun sorso, meditando sulle sensazioni dei sapori e intravedendo tra le sfumature chiare, ambrate e scure la storia di una birra che si racconta.

La vera forza di Otus è stata quella di costituire un birrificio artigianale legato alla produzione di qualità, con ingredienti e procedure naturali che valorizzano l’appartenenza nazionale, con un vocato spirito imprenditoriale nella sua gestione. Da qui la scelta di collocare il birrificio a Seriate (Bg), per riprendere la tradizione della produzione di birra sul territorio, che risale al XIX secolo, la cui acqua, vista la leggerezza, è ideale per la produzione del “pane liquido”.

L’acqua, per l’appunto, arriva dalla val Seriana ed ha un contenuto in sali limitato, caratteristica che permette di produrre tipologie di birre differenti. Tramite alleanze strategiche poi, si è voluto prendere il meglio degli ingredienti per trasformarlo in birra artigianale d’eccellenza. L’intenzione è di creare birre diverse, con forte personalità ma uguali a se stesse in modo da guidare il consumatore verso una maggiore consapevolezza e conoscenza della varietà sensoriale e gustativa che il modo della birra offre. La qualità autentica nasce infatti dalle migliori materie prime e dall’artigianalità, che significa tecniche antiche, gesti misurati e un’infinita passione per la creazione di prodotti unici, con ingredienti e procedure naturali.

Numerosi i riconoscimenti internazionali già ricevuti. L’ultimo in ordine di tempo è la doppia medaglia d’oro al Barcelona Beer Festival 2020 con la B5 e con la Red & Go, due premi che testimoniano di fatto il grande lavoro svolto dal birrificio artigianale bergamasco.

Alpirsbacher Klosterbräu, la fiabesca birra della Foresta Nera
La Foresta Nera è un’immensa distesa d’abeti che si estende dal cosiddetto Dreiländereck, ovvero l’area dove si congiungono i confini di Svizzera, Francia e Germania in direzione nord per circa 160 km seguendo la fossa Renana. Questo polmone verde è una di quelle regioni tedesche che hanno fatto dei loro scenari dei paesaggi da fiaba, che ricordano l’infanzia e invitano a riscoprire ritmi di vita più tranquilli e naturali, una regola di vita, qui più che altrove la natura è veramente a misura d’uomo.

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Vicino a questo ambiente spettacolare, tra queste foreste, che nere certo non sono, in questa natura incontaminata, nasce la famosa acqua della Foresta Nera, una delle acque più morbide che esistono in natura. La fonte ha origini dall’area naturale protetta di Glaswiesen e, come già agli albori, ancora oggi quest’acqua viene usata pura come sgorga dalle fonti e arriva direttamente nel luogo di produzione di una storica birreria. Furono i monaci dell’antico convento di Alpirsbach ad iniziarne la produzione nel Medioevo. Il convento, costruito nel 1095, è un complesso di esempio di architettura tardo-romanica. I monaci producevano birra sia per fabbisogno personale che per spirito caritatevole. I primi conventi sorsero soprattutto nell’epoca di Carlo Magno nel sud della Germania. Poco dopo i frati cominciarono a produrre birra.

Sono proprio i monaci a mettere ordine nella produzione, dettando le norme igieniche e codificando le tecniche. E si deve a loro il primo utilizzo del luppolo come aromatizzante al posto della miriade di altre spezie, bacche, piante officinali o il “gruyt”, insieme di vari aromi introdotto in occidente dai Crociati e apprezzato a lungo, specie in nord Europa. L’industria della birra deve a loro quindi l’utilizzo del luppolo non solo come conservante naturale. Questa pianta amaricante dà alla birra un importante aroma che se sapientemente miscelato, può determinare una bontà unica. In questa birreria di dimensioni contenute, si produce solo specialità.

Fohrenburger, la leggendaria birra dell’unicorno
Poco più di un secolo fa Bludenz, sorridente distretto austriaco nel Vorarlberg, diede i natali ad una fabbrica di birra speciale. Il Vorarlberg è il più occidentale degli stati federali dell’Austria e confina con i cantoni svizzeri dei Grigioni, il Liechtenstein, la Baviera e il Tirolo, affacciandosi per un tratto sul lago di Costanza. Qui, nel 1880, Ferdinand Gassner acquista la fonte termale Hinterplärsch in concomitanza con l’azienda alberghiera e stazione termale Fohrenburger. A tempo di record, nel mese di febbraio del 1881 (data storica aziendale) Gassner assieme ad altri 11 soci fonda la Bier-Brauerei Fohrenburger e inizia la sua attività, chiudendo il suo primo anno birraio con ben 800.000 litri di spumeggiante birra prodotta. Dopo solo vent’anni arriverà a produrre oltre 5 milioni di litri. Nasce così uno dei gioielli europei di produzione brassicola.

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La Fohrenburger ha a disposizione un’acqua sorgiva alpina cristallina proveniente dai ghiacciai delle alte montagne del massiccio “Silvretta” e “Ariberg” facenti parte delle Alpi Retiche Occidentali. La leggenda vuole legare il nome del fondatore ad una triste circostanza gastronomica di carattere personale. Ospite in un ristorante, Gassner non gradì per nulla la birra che gli fu servita e giurò che da quel giorno avrebbe bevuto solo birre in grado di soddisfare il suo palato e resosi conto di una difficoltà oggettiva nel reperire una bontà tale, decise di costruire una birreria accanto ad una sorgente d’acqua. Ecco svelato il segreto del fondatore.

La storia della birreria continua fino ai giorni nostri dove vede protagonista indiscussa questa birra austriaca. Nota anche come la leggendaria birra dell’unicorno, secondo il mito questa birra gode della protezione della dea Vibe, dea romana delle sorgenti e protettrice delle fonti termali nonché simbolo di salute e acqua benefica. Oggi la birreria Fohrenburger produce diverse specialità sia chiare che scure, disponibili in bottiglia e in fusto.

Brasserie Haacht, la locanda-birreria del Brabante fiammingo
Ben sappiamo quale valore e storia ci possono oggi trasmettere molte birrerie belghe. Una di queste è assai intrigante grazie ai natali generati da una modesta taverna nata sulle sponde del fiume Dyle nel Brabante fiammingo, tra Lovanio e Mechelen. Stiamo parlando della locanda-birreria “Paradijsvogel” (uccello del paradiso) del comune di Haacht, che verso la fine del XVI secolo era un punto di riferimento per i viandanti e produceva birra molto apprezzata. Poco più tardi dalla sua apertura, darà i natali alla omonima birreria Haacht, oggi quarta fabbrica di birra in Belgio per produzione.

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È il 14 giugno 1898 una data importante per questa fabbrica: l’ingegnere Eugène De Ro inizia a produrre qui le sue birre. Nel 1902 decide di iniziare a produrre anche a bassa fermentazione, caso raro e veramente insolito per il Belgio. Nel 1924 il tram a vapore che correva tra Bruxelles e Haacht fu elettrificato e grazie a questa innovazione, fu più facile servire tutta Bruxelles ed espandere la propria presenza. Pochi anni dopo la Seconda Guerra mondiale, Alfred van der Kelen, figlio di De Ro assume la gestione della birreria e con lui la crescita aziendale diviene vertiginosa grazie anche alle importanti acquisizioni come la Brasserie de Marchienne, la Brasserie de Wasmes Centrale, e la Brasserie de La Bassée (Francia).

Nel 1989 viene stipulato un accordo con l’Abbazia di Tongerlo per la produzione e la commercializzazione delle birre di abbazia Tongerlo. La birreria oggi produce anche diverse specialità tra cui le birre dedicate all’ultimo imperatore del Sacro Romano Impero incoronato dalla chiesa: Carlo V. Il famigerato “padrone di un Impero su cui il sole non tramonta mai” rimane una delle figure più importanti della storia europea, carismatico ed estroverso dalle citazioni facili e molto generose come: «Parlo spagnolo a Dio, italiano alle donne, francese agli uomini e tedesco al mio cavallo».

Herrnbräu, le birre capolavoro di Ingolstadt
A Ingolstadt, la città dove fu emanato il famosissimo “Editto bavarese della purezza” dal Granduca Guglielmo IV nel 1516, ha la sua sede una delle birrerie bavaresi più ricche di tradizione: la Herrnbräu. Da oltre 135 anni produce, secondo l’antica arte brassicola bavarese, birre di elegante qualità sia di bassa fermentazione che birre al frumento. Le origini della Herrnbräu risalgono al XVII secolo. In quel secolo si associarono una dozzina di birrerie di Ingolstadt fondando la “Aktienbrauerei”, in assoluto una delle prime società per azioni tedesche. Da metà degli anni ‘60 queste birre vengono vendute con il marchio “Herrnbräu”.

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Base delle Weissbiere Herrnbräu sono le ricercate materie prime: migliore frumento invernale, orzo estivo a doppia riga, il nobile luppolo dell’Hallertau e acqua cristallina della loro falda acquifera di epoca giurassica. Grazie alla propria fonte Bernadett, di profonda e antichissima falda che dal giugno 1997 è stata riconosciuta come acqua minerale, la Herrnbräu produce birre di raffinata qualità. La falda giurassica vecchia di 10.000 anni, che si trova direttamente sotto l’area dello stabilimento Herrnbräu, fornisce acqua che contiene preziosi minerali e microelementi, arricchita proprio grazie alla profondità della falda stessa.

Il sistema della doppia miscelatura intensiva è poi la base delle birre. L’antica classica fermentazione in vasche aperte è il fulcro dell’arte brassicola di Herrnbräu. Produce birre al frumento con uno speciale lievito alla temperatura di fermentazione tra i 15 e i 20°C e mantiene l’aroma rinunciando al filtraggio e alla pastorizzazione. Il tocco finale della produzione sono le quattro settimane di affinamento in appositi locali climatizzati.

In Germania le birre di frumento si chiamano Weizen o Weissbier. La caratteristica più marcata è il loro aroma, che va dai chiodi di garofano alla vaniglia e a vari tipi di frutta quali mela verde, banana, prugna, ecc. Assai poco individuabile è il luppolo, mentre il gusto è piacevolmente secco.

Per informazioni: www.quattroerre.com

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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